La Final 8 di Davis Cup 2026 si prospetta estremamente interessante, con l’Italia chiamata a confermare la leadership nella competizione dopo le tre vittorie consecutive tra Malaga e Bologna, una Germania arrembante con uno Zverev mai così forte e determinato, ma anche un team spagnolo che, se al completo, fa letteralmente “paura”. Di questo ha parlato il capitano della nazionale spagnola David Ferrer in un’intervista rilasciata ad Irene Gomez per Relevo. L’ex n.3 del mondo di Javea avrà l’onere di guidare una squadra giovane e di grande talento, con Carlos Alcaraz pronto a tornare a vestire la maglia “rossa” insieme a Jodar, il giocatore che nel 2026 più ha impressionato nella sua impetuosa scalata ai piani alti della disciplina. E a dar loro manforte l’esperienza unica di Granollers nel doppio, con il nuovo formato che rende il terzo match spesso decisivo.

L’intervista inizia con la soddisfazione di Ferrer per l’ottimo risultato ottenuto in Cile, con i suoi ragazzi – al debutto – che non hanno deluso le attese. “Mi hanno sorpreso in positivo” afferma David. “Ovviamente sono stati Rafa (Jodar) e Dani (Merida) a scendere in campo. E non è facile esordire, perché ci sono tanti nervi da gestire. La verità è che Dani ha disputato una partita di altissimo livello. Inoltre, era il match più duro, contro Alejandro Tabilo, e credo che questo abbia dato tranquillità a Rafa in vista del secondo incontro, nel quale si è sentito molto a suo agio. È vero che Garín rientrava da un infortunio importante, non aveva giocato per tutto l’anno e questa mancanza di ritmo si è fatta sentire, ma ha comunque espresso un tennis di altissimo livello”. A completare il quadro, un doppio estremamente affidabile con Munar e Martinez: “Jaume e Pedro sono grandi amici e giocano insieme fin da bambini. Un’intesa che si riflette anche in campo. La squadra è semplicemente meravigliosa. A livello personale sono ragazzi fantastici. Mi hanno reso tutto molto facile, così come Martín Landaluce. Pedro e Jaume li conoscevo già meglio ed è un piacere averli entrambi in squadra. Si assumono sempre il loro ruolo. Basti pensare che l’anno scorso alle Finals Jaume era stato protagonista e, questa volta, non ha potuto giocare il singolare perché ho puntato su Dani e Rafa. Eppure, in ogni momento, hanno voluto dare il loro contributo. La verità è che sono due giocatori che mi piace avere vicino, perché portano tantissimo alla squadra”.

Chiedono al capitano se la grande ascesa di Jodar abbia finito per mettere un po’ in ombra un Merida che sta disputando una stagione altrettanto importante- “Succede sempre. Alla fine, quando c’era Nadal, oscurava gli altri spagnoli e c’erano giocatori che erano tra i primi dieci del mondo” riflette Ferrer. “Con Carlos è successa la stessa cosa: in un determinato momento Alejandro Davidovich ha ottenuto ottimi risultati, ma era comunque oscurato da lui. E ora sta succedendo di nuovo con Rafa Jodar. Quando Carlos tornerà a giocare i tornei, sarà lui il protagonista. È normale. Dani, Martin e Rafa devono costruire il proprio percorso. È normale che Jodar si metta in evidenza, perché è tra i primi dieci della Race e sta giocando al livello dei migliori al mondo. E pensare che un anno fa era ancora all’università”.

Ferrer diramerà la lista dei giocatori per la Final 8 di Bologna dopo il Masters 1000 di Shanghai. Nei quarti di finale la Spagna è attesa dall’Austria. Ferrer non si nasconde ma mette in guardia dai rischi di un formato che non permette passi falsi. “Con il nuovo formato della Coppa Davis tutto è molto più equilibrato. Il doppio ha un’importanza enorme. Ovviamente, per noi è un buon accoppiamento, nel senso che, se tutti i giocatori saranno disponibili, saremo favoriti. Detto questo, significa forse che vinceremo? No. Siamo favoriti? Sì. È successo anche contro l’Olanda, quando Rafa Nadal giocò la sua ultima partita: guardate poi cosa ci è successo. Abbiamo perso quell’eliminatoria ed eravamo nettamente favoriti, ma non dobbiamo rinnegare questo ruolo. Ho molta fiducia nel fatto che, se saranno tutti disponibili e non avranno problemi fisici, avremo una grande squadra, in grado almeno di arrivare in semifinale“.

Non tanto in Spagna quanto sulla stampa internazionale, si è sottolineato la scelta di Alcaraz di disertare la trasferta in Cile optando per giocare la settimana successiva in Laver Cup, ricca esibizione… Così Ferrer su questo tema: “Ho parlato con Carlos e con Samu Lopez, il suo allenatore. Veniva da un infortunio importante, come tutti sappiamo. In quel momento dovevo anche comunicare la lista e lui non sapeva se sarebbe stato disponibile né come avrebbe reagito a partite al meglio dei cinque set. Fin dall’inizio mi dissero che sarebbe stato molto difficile. Non volevo nemmeno mettergli addosso quella pressione. Era normale, per loro rappresentava un rischio e l’ho capito perfettamente. Carlos è sempre stato disponibile per le Finals. L’anno scorso non c’era perché si è infortunato all’ultimo momento, altrimenti sarebbe stato con noi. Non è facile con il calendario che hanno. A me piace che siano onesti, che mi dicano le cose chiaramente. Se è sì, è sì; se è no, è no. E sotto questo aspetto Carlos è sempre stato così con me.”

L’ultima vittoria della Spagna in Davis Cup risale al 2019, l’anno della rivoluzione targata Kosmos, con il team iberico che vinse giocando in casa forte di un vero squadrone formato da Nadal, Bautista, Feliciano, Carreño e Granollers. Ferrer ritiene che il 2026 possa essere l’anno buono per tornare a vincere, e portare a casa la settima grande insalatiera? “Credo che sia un buon anno, perché penso che Carlos abbia giocato poco per una parte importante della stagione e arriverà bene sia fisicamente sia mentalmente, visto che normalmente i giocatori arrivano molto più logorati. Poi c’è l’entusiasmo e la motivazione di Rafa, per il quale è tutto nuovo, e la possibilità di giocare la Coppa Davis al fianco di Carlos credo sarà per lui un grande stimolo. E poi c’è Marcel, che nel doppio è sempre un leader. Per me è un giocatore molto importante, che ha sempre dimostrato il suo impegno. E poi Dani, Martín, Jaume, Pedro Martínez, che è sempre una carta importante per il doppio e gioca sempre a livelli altissimi. E Alejandro, perché no? Vedremo cosa succederà da qui alla fine dell’anno”.

In un’ipotetica semifinale, ci sarà Germania o Gran Bretagna: “Se ci qualificheremo, dipenderà da chi sarà disponibile. Zverev, se ci sarà, è in uno stato di forma straordinario e, soprattutto, so che ha una grande motivazione per vincere la Coppa Davis. Sotto questo aspetto preferirei la Gran Bretagna, visto che Draper non ci sarà. Poi possono succedere tante cose, ma la Germania è molto forte con Zverev e nel doppio è estremamente pericolosa”.

Ultima domanda su chi ci sarà a Bologna. Due i punti fermi di Ferrer: “Granollers e Alcaraz, ovviamente, saranno in squadra. Per gli altri, invece, ci sarà ancora un punto interrogativo” conclude il capitano.