Amanda Anisimova torna a New York quasi dodici mesi dopo una delle stagioni più importanti della sua carriera. Nel 2025 l’americana aveva vissuto un’estate straordinaria, raggiungendo prima la finale di Wimbledon e poi quella degli US Open. A Londra era stata travolta da Iga Swiatek, mentre a Flushing Meadows aveva ceduto ad Aryna Sabalenka per 6-3 7-6(3). Due finali Slam consecutive che l’avevano definitivamente riportata ai vertici del tennis mondiale.
Il 2026 è stato differente. Anisimova è ancora tra le migliori dieci del mondo, oggi al numero 10 del ranking WTA, ma non ha avuto la stessa continuità nei grandi appuntamenti. Ha raggiunto i quarti agli Australian Open, la semifinale a Dubai e più recentemente i quarti a Cincinnati, dove Jessica Pegula l’ha fermata soltanto al tie-break del terzo set.
Proprio la settimana in Ohio ha però restituito fiducia alla statunitense alla vigilia del suo torneo preferito.
«Cincinnati è stata una settimana molto positiva per me. Sento di aver alzato realmente il mio livello», ha spiegato durante il Media Day degli US Open.
Anisimova ha affrontato diverse partite complicate, rimontando Alexandra Eala e battendo nettamente Linda Noskova prima della battaglia contro Pegula.
«Ho avuto alcune partite difficili e credo che sia stato perfetto in preparazione a questo torneo. Sono state battaglie importanti. Mi sento molto bene arrivando agli US Open».
E New York continua ad avere qualcosa di speciale.
«Questo è il mio torneo preferito. È quello che aspetto sempre con maggiore entusiasmo».
Anche il pubblico durante gli allenamenti sta contribuendo a farla sentire nuovamente nel posto giusto.
«I tifosi sono fantastici. Sento che riescono a darmi ancora più energia persino durante gli allenamenti. Ogni volta che entro in campo c’è una bellissima atmosfera».
Central Park per allontanarsi dalla pressione
La vita durante uno Slam è fatta di allenamenti, conferenze stampa, impegni con gli sponsor e continue attenzioni. Anisimova ha imparato però quanto sia importante trovare momenti nei quali il tennis semplicemente non esiste.
Il suo primo giorno libero a New York lo ha trascorso nel modo più semplice possibile.
«Ho scelto la cosa più tranquilla che mi venisse in mente: stare semplicemente sull’erba di Central Park».
Niente racchette e niente campo.
«È stato un ottimo modo per resettare e ricaricare le batterie prima del torneo».
Anisimova considera importante persino avere attività commerciali o impegni differenti dal tennis perché, paradossalmente, possono aiutarla a non pensare continuamente al risultato.
«Mi aiuta a distrarmi dal torneo e dalla pressione. Mi piace mescolare cose differenti e avere varietà nelle mie giornate».
Un concetto tutt’altro che banale conoscendo la storia della statunitense.
Il burnout e la domanda fondamentale: «Questo mi rende ancora felice?»
Nel 2023 Anisimova aveva infatti deciso di fermarsi a tempo indeterminato. Aveva appena 21 anni e spiegò pubblicamente di essere arrivata a un punto nel quale il burnout e le difficoltà legate alla salute mentale rendevano insostenibile continuare normalmente la vita nel circuito.
Si prese diversi mesi lontano dal tennis.
Oggi quella esperienza permette ad Amanda di parlare del problema con una prospettiva molto differente.
Alla domanda su cosa dovrebbe fare un giovane atleta quando perde completamente il piacere di praticare il proprio sport, Anisimova parte da una risposta semplice: fermarsi.
«Dipende dalla situazione. Può essere necessario stare lontani due settimane, un mese o anche più tempo».
Ma la pausa serve soprattutto per arrivare a una domanda.
«Bisogna chiedersi: voglio continuare a farlo? Mi rende ancora felice?».
Per Anisimova è essenziale capire quale sia la propria risposta prima di ascoltare allenatori, genitori, manager o persone che fanno parte dell’ambiente di un atleta.
«La cosa più importante è sedersi con sé stessi prima di sedersi con gli altri e ascoltare i consigli di tutti, perché tutti hanno un’opinione».
Poi bisogna capire quali siano realmente i propri valori e i propri obiettivi.
«Per me riflettere ed essere consapevoli di sé è fondamentale. Alla fine l’opinione più importante è capire cosa pensi realmente tu».
Parole che assumono un significato particolare proprio perché Anisimova ha attraversato personalmente quel percorso.
«Spingere, spingere e ancora spingere non è sempre la soluzione»
L’americana ha sottolineato anche il ruolo dell’ambiente che circonda un giovane sportivo.
Un team che pensa soltanto ad aumentare allenamenti e risultati rischia di non accorgersi di quello che sta succedendo alla persona.
«Se un atleta ha intorno un team o dei genitori che continuano soltanto a spingere e non prestano attenzione a ciò che sta vivendo, non credo sia il modo giusto».
Per Anisimova l’obiettivo dovrebbe essere differente.
«Vuoi che un atleta cresca, si diverta e apprezzi quello che sta facendo. Se questo non succede, evidentemente qualcosa deve cambiare».
Una filosofia che Anisimova ha costruito anche attraverso le difficoltà vissute personalmente.
Quando si allontanò dal circuito nel 2023, uno degli strumenti utilizzati per ritrovare equilibrio fu proprio l’arte. La pittura le consentì di avere qualcosa nella propria vita che non fosse legato a ranking, risultati e allenamenti.
E ancora oggi continua a dipingere.
«Qualche settimana fa ho comprato un kit di acquerelli e ho iniziato a fare alcune cose a caso mentre ero in hotel».
Nessun obiettivo professionale. Proprio questo è il punto.
«Cerco semplicemente di non prendermi troppo sul serio e di avere un po’ di varietà nelle cose che faccio ogni giorno».
Le espressioni diventate virali: «A 17 anni ero terrorizzata dalle mie foto»
Anisimova ha affrontato con grande ironia anche un argomento decisamente più leggero: le sue espressioni facciali durante le partite, diventate spesso protagoniste sui social network.
L’americana è una giocatrice estremamente emotiva e il suo volto racconta praticamente ogni momento di una partita.
Oggi la cosa la diverte.
«Le vedo continuamente. A volte una mia amica mi dice: oggi ti avrò vista cinquanta volte su Instagram e non so nemmeno perché».
Non è sempre stato così.
Nel 2019, quando a soli 17 anni raggiunse sorprendentemente la semifinale del Roland Garros, scoprì il giorno successivo una quantità enorme di fotografie con tutte le espressioni prodotte durante quelle partite.
La reazione fu completamente diversa.
«Ero inorridita. Pensavo: Dio mio, è terribile. Mi dissi che non avrei mai più fatto quelle facce».
Una promessa praticamente impossibile da rispettare.
«Ma eccoci ancora qui. Non posso evitarlo. Sono fatta così».
Oggi Anisimova riesce finalmente a riderci sopra.
«Ora le trovo divertenti, ma quando ero adolescente mi sembrava terribile».
Il cambiamento più importante: non prendere tutto troppo sul serio
Forse è proprio questo il filo che unisce tutti gli argomenti affrontati nel Media Day.
Central Park, gli acquerelli, le proprie espressioni diventate meme, la pausa dal tennis e persino il modo di affrontare la pressione.
Anisimova ha capito che una carriera professionistica non può occupare ogni singolo spazio della vita.
«Cerco di evitare che tutte le mie giornate siano esattamente uguali. Mi aiuta sapere che esistono altre cose che posso aspettare con entusiasmo».
L’equilibrio è diventato una delle priorità.
«Avere un buon equilibrio nella mia vita è qualcosa che mi aiuta davvero tanto».
E soprattutto:
«Cerco di non prendere tutto troppo sul serio, soprattutto quando si parla continuamente di stress e pressione».
Una frase che sarebbe stata probabilmente molto più difficile da pronunciare qualche anno fa.
«Alla fine voglio soltanto divertirmi, godermi il mio tennis e vedere fin dove posso arrivare».
Ora arriva il campo.
Anisimova sarà testa di serie numero 10 e debutterà in un derby statunitense contro Ashlyn Krueger. Dodici mesi fa arrivava a New York trascinata dall’entusiasmo della sua prima finale a Wimbledon e avrebbe concluso lo Slam americano con un’altra finale.
Questa volta le aspettative sono differenti. La stagione è stata meno brillante e il cammino verso Flushing Meadows è stato più complicato.
Ma forse proprio per questo Amanda Anisimova arriva agli US Open con una consapevolezza ancora più importante: prima di chiedersi quanto lontano possa arrivare in un torneo, ha imparato a chiedersi se quello che sta facendo la rende ancora felice.
E la risposta, almeno alla vigilia di New York, sembra essere nuovamente sì.
