Alexander Zverev non ha cercato giustificazioni dopo l’eliminazione al Masters 1000 di Montreal. Il tedesco si è arreso a Tallon Griekspoor con il punteggio di 6-7, 6-2, 6-4 e, intervenuto in mixed zone, ha definito la propria prestazione una delle peggiori dell’intera stagione.

Zverev era riuscito a conquistare il primo set al tie-break, ma nei due parziali successivi non ha trovato continuità ed è stato progressivamente superato dall’olandese. Una battuta d’arresto inattesa per uno dei principali favoriti del torneo, soprattutto considerando le assenze di Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic.

«Non pensavo di giocare così male»

Il tedesco ha ammesso di non essersi presentato a Montreal nella migliore condizione possibile. Dopo gli ottimi risultati ottenuti nei mesi precedenti, Zverev si era concesso un breve periodo di riposo e aveva previsto qualche difficoltà nel ritrovare immediatamente il ritmo della competizione.

«A essere sincero, mi aspettavo di non giocare bene questa settimana. Lo avevo detto anche prima dell’inizio del torneo. Negli ultimi mesi avevo espresso un ottimo tennis, ma poi mi sono preso un po’ di tempo libero. Mi sono allenato, ma la competizione è un’altra cosa», ha spiegato.

Le sensazioni negative hanno però superato le sue previsioni: «Non mi aspettavo di giocare così male. Credo che questa sia stata probabilmente la mia peggior partita della stagione. Non ne ho disputate molte di questo tipo, ma questa è sicuramente tra le peggiori».

Zverev ha comunque provato a guardare oltre la sconfitta: «Va bene così, fa parte di un percorso. Il tennis è fatto di alti e bassi. Sono molto soddisfatto di quanto fatto negli ultimi mesi, mentre adesso devo lavorare per ritrovare quella forma».

Nessun rimpianto per l’occasione mancata

Al tedesco è stato chiesto se l’eliminazione rappresentasse un’occasione sprecata, considerando le assenze di Sinner, Alcaraz e Djokovic e il ritiro di Félix Auger-Aliassime.

«No, ne ho già vinti sette. Va bene così», ha risposto Zverev, facendo riferimento ai sette titoli Masters 1000 presenti nel proprio palmarès.

Secondo l’ex numero due del mondo, le particolari condizioni di Montreal potrebbero comunque favorire risultati inattesi: «Credo che, considerando le condizioni e le palline, vedremo alcuni risultati strani, sia dal punto di vista del ranking sia per i giocatori coinvolti. È il primo torneo sul cemento dopo diversi mesi e tutti stanno ancora cercando la propria forma».

Le critiche alle palline Wilson

Zverev ha manifestato una certa insoddisfazione per le palline utilizzate nel torneo canadese, definendole difficili da controllare. Il tedesco ha però precisato più volte di non voler attribuire a questo elemento la responsabilità della sconfitta.

«Le palline sono semplicemente incontrollabili. È così ogni anno, non si tratta di una novità. Le Wilson sono difficili, ma non è questo il motivo per cui ho perso. Non ho ancora ritrovato la forma mostrata negli ultimi due mesi. Ho bisogno di allenarmi e di recuperare nuovamente il ritmo».

Il problema, secondo Zverev, riguarda soprattutto la necessità di adattarsi a caratteristiche differenti rispetto a quelle incontrate nel resto della stagione: «Non voglio cercare scuse. È qualcosa a cui tutti devono abituarsi e il Canada è il primo torneo nel quale utilizziamo queste palline. Serve semplicemente un po’ di tempo».

Il gesto verso uno spettatore in difficoltà

Durante l’incontro Zverev si è reso protagonista anche di un gesto apprezzato dal pubblico, consegnando un asciugamano pieno di ghiaccio a una persona che stava accusando problemi per il caldo.

«Credo che la salute delle persone venga prima di tutto. Alla fine stavamo soltanto giocando una partita di tennis. Io sopravviverò anche se perdo, mentre se qualcuno ha un problema di salute la cosa più importante è prendersi cura di lui», ha sottolineato.

Il tedesco non ha invece considerato particolarmente proibitive le condizioni climatiche: «Non c’era nulla di speciale. L’estate europea è stata molto calda, anche più di oggi. Personalmente non ho accusato problemi legati alla temperatura».

L’eliminazione interrompe prematuramente il percorso di Zverev a Montreal, ma il tedesco guarda già ai prossimi appuntamenti. La priorità sarà ritrovare ritmo e condizione in vista di Cincinnati e soprattutto dello US Open, lasciandosi alle spalle quella che lui stesso ha definito la peggiore prestazione della propria stagione.

Jódar non si ferma: «107 partite? Giocare tanto mi aiuta. Contro Musetti dovrò essere al massimo»

Rafael Jódar continua a sorprendere anche al Masters 1000 di Montreal. Lo spagnolo ha conquistato la prima vittoria della carriera nel torneo canadese superando in rimonta Corentin Moutet con il punteggio di 4-6, 6-1, 6-3.

Un risultato ancora più significativo considerando il pochissimo tempo avuto a disposizione per recuperare. Jódar aveva infatti disputato lunedì la finale dell’ATP 500 di Washington, posticipata a causa della pioggia, e appena due giorni più tardi è tornato in campo a Montreal.

«Non è stato semplice dopo la finale di Washington»

Intervenuto in mixed zone dopo la vittoria, il giovane madrileno ha raccontato le difficoltà incontrate nel rapido passaggio tra i due tornei.

«Sono molto contento per questa vittoria e per il mio primo successo a Montreal. Non è semplice giocare una finale di lunedì a causa della pioggia e dover tornare in campo qui già mercoledì. La situazione era questa e ho cercato di accettarla nel miglior modo possibile», ha spiegato.

Jódar ha avuto soltanto poche ore per adattarsi alle differenti condizioni di gioco: «Ho provato a prendere confidenza con i campi durante l’allenamento di ieri, nel riscaldamento e poi direttamente durante la partita. Sono soddisfatto del modo in cui ho gestito la pressione e tutto ciò che accompagnava questo incontro».

Le eliminazioni dei favoriti: «Vincere il torneo? Parole troppo grandi»

Il tabellone di Montreal ha perso in poche ore diversi protagonisti. Alle assenze di Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic si sono aggiunte le eliminazioni di Alexander Zverev e Taylor Fritz e il ritiro di Félix Auger-Aliassime.

Quando gli è stato chiesto se la situazione potesse rappresentare un’opportunità per conquistare il primo Masters 1000 della carriera, Jódar ha immediatamente frenato ogni entusiasmo.

«C’è ancora moltissima strada da percorrere. Parlare già di vincere il torneo significa utilizzare parole troppo grandi», ha osservato.

Lo spagnolo vuole evitare di lasciarsi condizionare da un tabellone diventato apparentemente più aperto: «Procederò partita dopo partita. So che domani mi aspetta un altro incontro contro un avversario molto difficile. Devo concentrarmi esclusivamente sulla prossima sfida e non pensare a ciò che potrebbe accadere dopo, perché non credo che questo aiuterebbe me o qualsiasi altro giocatore».

«Qui ci sono i migliori giocatori del mondo»

Jódar non nasconde l’ambizione di conquistare titoli importanti, ma ritiene prematuro trasformare ogni torneo in una corsa obbligatoria verso il trofeo.

«Cercherò di vincere il maggior numero possibile di partite, sapendo però che qui tutti giocano molto bene e bisogna prepararsi con attenzione per ogni incontro. Lo abbiamo visto anche contro Moutet, che ha disputato una grande partita».

Il livello del circuito non permette distrazioni: «Qui ci sono i migliori giocatori del mondo. Bisogna quindi affrontare ogni partita con la migliore mentalità possibile e cercare di esprimere il proprio livello più alto».

Centosette partite in una sola stagione

Il dato più impressionante della stagione di Jódar riguarda il numero di incontri disputati. Tra i diversi circuiti e i tornei giocati nei primi mesi da professionista, lo spagnolo è già arrivato a quota 107 partite.

Una quantità di impegni che rende difficile trovare il tempo necessario per lavorare su aspetti specifici del gioco, come il servizio o alcune soluzioni tattiche.

«Quando partecipi continuamente ai tornei è complicato allenarti su determinate cose, perché stai disputando moltissime partite e non hai abbastanza tempo per svolgere quel tipo di lavoro», ha riconosciuto.

Jódar individua però anche un aspetto positivo: «Giocare così tanti incontri mi permette di migliorare fisicamente e di diventare più resistente durante le partite. Credo che questo mi stia aiutando molto».

La preparazione servirà per compiere un altro salto di qualità

Lo spagnolo rimanderà alla preparazione invernale gli interventi più profondi sul proprio tennis. La prima stagione completa da professionista gli sta permettendo soprattutto di comprendere quali aspetti dovranno essere migliorati per restare stabilmente ai vertici.

«Quando avrò la possibilità di trascorrere due o tre settimane a casa e terminerà la mia prima stagione da professionista, sarà il momento giusto per cambiare e migliorare le cose che posso fare meglio. La preparazione sarà molto importante».

Fondamentale sarà anche il confronto con il suo staff: «La mia squadra ha una grande influenza sul mio sviluppo. I membri del team riescono a vedere aspetti che io, quando sono in campo, potrei non notare. Dovremo parlare e individuare insieme la strada corretta».

Nuovo confronto con Musetti

Nel prossimo turno Jódar ritroverà Lorenzo Musetti, già sconfitto pochi giorni fa nei quarti di finale di Washington con il punteggio di 1-6, 6-1, 6-4.

Il madrileno non ritiene però che il precedente possa offrire particolari vantaggi: «Abbiamo giocato la scorsa settimana, ma sono sicuro che questa sarà una partita completamente diversa. Musetti è un avversario molto difficile e, se vorrò batterlo, dovrò esprimere il mio miglior tennis».

Dopo la finale di Washington e il rapido trasferimento in Canada, Jódar non mostra segnali di rallentamento. La stanchezza e le 107 partite disputate impongono prudenza, ma il giovane spagnolo continua a vincere, mantenendo lo sguardo concentrato esclusivamente sul prossimo ostacolo.

Medvedev senza spiegazioni dopo il ko a Montreal: «In partita ho giocato dieci volte peggio»

Daniil Medvedev non ha cercato alibi dopo l’eliminazione al Masters 1000 di Montreal. Il russo è stato sconfitto da Botic van de Zandschulp con il punteggio di 6-3, 7-6, aggiungendo il proprio nome alla lunga lista delle teste di serie uscite prematuramente dal torneo canadese.

Intervenuto in mixed zone al termine dell’incontro, Medvedev ha analizzato la prestazione con poche parole e grande severità. Il problema principale, secondo l’ex numero uno mondiale, è stato il netto divario tra le ottime sensazioni provate durante gli allenamenti e il livello espresso in partita.

«Ho disputato un incontro davvero brutto»

Quando gli è stato chiesto di spiegare le numerose eliminazioni eccellenti verificatesi a Montreal, Medvedev ha preferito concentrarsi esclusivamente sul proprio rendimento.

«Non ho idea di cosa sia accaduto agli altri giocatori. Io ho semplicemente disputato una partita davvero brutta e ho perso. Questo è tutto ciò che posso dire sul mio incontro. Per quanto riguarda gli altri, non lo so», ha dichiarato.

Il russo non ha quindi cercato una spiegazione generale legata al tabellone, alle condizioni del torneo o alle difficoltà incontrate dalle principali teste di serie. La responsabilità della sconfitta, a suo giudizio, deriva soprattutto da una prestazione insufficiente.

Le palline e il ritorno sul cemento non sono scuse

Il torneo di Montreal rappresenta per molti giocatori il primo appuntamento sul cemento dopo diversi mesi. L’adattamento alla superficie e alle palline potrebbe aver contribuito ai risultati sorprendenti della settimana, ma Medvedev non ha voluto utilizzare questi elementi come giustificazione.

«Forse possono aver influito, ma non rappresentano una scusa. Se voglio vincere le partite, devo giocare meglio di quanto abbia fatto oggi», ha affermato.

La delusione rimane evidente, anche se il russo sa di non poter più modificare quanto accaduto: «È davvero deludente, ma ormai la partita è terminata e in questo momento non posso fare nulla».

«In allenamento stavo giocando benissimo»

L’aspetto più difficile da comprendere riguarda le sensazioni positive con le quali Medvedev si era presentato all’incontro. Nei giorni precedenti il russo aveva mostrato un ottimo livello durante le sessioni di allenamento, vincendo quasi tutti i set disputati.

«Prima della partita mi sentivo molto bene. Avevo svolto ottimi allenamenti e avevo battuto quasi tutti i giocatori affrontati. Credo di aver perso soltanto un set di allenamento», ha raccontato.

Il rendimento mostrato contro Van de Zandschulp è stato però completamente differente: «Stavo giocando benissimo, mentre oggi in partita ho espresso un tennis dieci volte peggiore. Può succedere, ma non dovrebbe accadere se vuoi vincere».