Gli US Open 2026 si chiuderanno con una finale inedita e ricca di significati. Alexander Zverev e Ben Shelton si contenderanno il titolo sul campo dell’Arthur Ashe, in un nuovo atto conclusivo Slam senza Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Un’altra conferma di come il duopolio degli ultimi anni possa essere interrotto e di quanto si sia ampliato il gruppo dei giocatori capaci di arrivare fino in fondo nei tornei più importanti.
Zverev si presenta alla sua sesta finale Major e alla terza consecutiva in questa stagione, dopo il trionfo al Roland Garros e la sconfitta contro Sinner a Wimbledon. Shelton, invece, vivrà la sua prima finale Slam e proverà a riportare negli Stati Uniti un titolo maschile che manca dal successo di Andy Roddick agli US Open 2003.
Il tedesco parte favorito per esperienza e precedenti, ma Shelton ha già dimostrato di non lasciarsi condizionare dai grandi palcoscenici. Il pubblico di New York sarà quasi interamente dalla sua parte e potrebbe trasformare la finale in una partita emotivamente molto più complicata per Zverev.
I precedenti premiano nettamente Zverev
La statistica più pesante è rappresentata dai cinque confronti diretti disputati fino a questo momento: Zverev conduce 5-0 e ha concesso complessivamente un solo set all’americano. I due, tuttavia, non si sono mai affrontati in un torneo del Grande Slam e l’ultima versione di Shelton sembra molto più completa rispetto a quella vista nei precedenti incroci.
C’è poi un altro dato particolarmente significativo. Zverev ha vinto 44 delle ultime 45 partite disputate contro giocatori mancini, con Learner Tien unico capace di interrompere la sua impressionante serie. La qualità del rovescio e la posizione occupata in risposta permettono al tedesco di gestire molto bene le traiettorie naturalmente prodotte dai mancini.
Shelton dovrà quindi trovare qualcosa di diverso rispetto al passato. Il suo servizio resta l’arma principale, ma affidarsi esclusivamente alla potenza potrebbe non bastare contro uno dei migliori ribattitori del circuito.
Zverev, dalle maratone iniziali a quattro vittorie senza perdere set
Il numero uno del seeding ha vissuto due tornei completamente differenti all’interno dello stesso US Open. Nei primi due turni ha avuto bisogno del quinto set per superare Lorenzo Sonego e Quentin Halys, trascorrendo complessivamente quasi dieci ore in campo e mostrando un tennis ancora incerto.
Da quel momento, però, Zverev ha cambiato marcia. Ha battuto in tre set Alejandro Tabilo, Luciano Darderi, Botic van de Zandschulp e Karen Khachanov, ritrovando progressivamente ritmo, fiducia e solidità.
La semifinale vinta contro Khachanov per 6-3, 7-6(7), 7-6(6) non è stata semplice come potrebbe suggerire il punteggio. Zverev ha però gestito meglio i momenti decisivi, cancellando due set point nel tie-break della terza frazione e confermando la maturità acquisita dopo la conquista del Roland Garros.
Il tedesco torna così nella finale di New York sei anni dopo quella persa contro Dominic Thiem, quando si fece rimontare due set e un break di vantaggio. Questa volta entrerà in campo con un bagaglio di esperienza completamente diverso e con la possibilità di conquistare il secondo Slam della carriera.
La battaglia tra servizio e risposta
Il primo tema tattico della finale sarà inevitabilmente il confronto tra il servizio di Shelton e la risposta di Zverev. L’americano ha bisogno di ottenere un’elevata percentuale di punti con la prima, accorciando gli scambi e impedendo al tedesco di assumere il controllo dalla linea di fondo.
Servire quasi sempre esterno da sinistra, però, potrebbe diventare prevedibile. Quella traiettoria porta la palla direttamente sul rovescio di Zverev, probabilmente il suo colpo più affidabile. Shelton dovrà variare maggiormente direzioni e rotazioni, cercando spesso il corpo del tedesco e sorprendendolo con la soluzione centrale.
L’obiettivo non sarà soltanto realizzare ace, ma procurarsi una palla comoda con cui comandare attraverso il primo colpo dopo il servizio. La combinazione servizio-dritto rappresenta la strada più breve per evitare che Zverev imposti gli scambi secondo i propri ritmi.
Anche Shelton, però, è cresciuto molto in risposta. Contro Tiafoe ha trovato continuità, costringendo il connazionale a giocare numerosi punti nei propri turni di battuta. Per avere possibilità contro Zverev dovrà cercare soprattutto di contenere la prima e aggredire la seconda, senza concedere al tedesco il tempo necessario per organizzare il primo colpo.
Il rovescio di Shelton sarà sotto esame
Il duello più delicato si giocherà sulla diagonale tra il dritto mancino di Shelton e il rovescio di Zverev. In teoria, l’americano potrebbe sfruttare la rotazione del proprio dritto per aprire il campo; il problema è che dall’altra parte trova uno dei migliori rovesci bimanei del circuito.
Zverev può assorbire la potenza, cambiare direzione con il parallelo e costringere Shelton a colpire il rovescio in corsa. Proprio questa soluzione potrebbe permettere al tedesco di impossessarsi del centro del campo.
Shelton dovrà quindi evitare gli scambi ripetitivi sulla stessa diagonale. Serviranno variazioni con il rovescio tagliato, qualche accelerazione lungolinea e frequenti discese a rete. Lasciare che la partita si trasformi in una sfida regolare e prolungata dalla linea di fondo significherebbe giocare alle condizioni preferite da Zverev.
La necessità di partire forte
Un altro elemento decisivo sarà l’approccio iniziale di Shelton. Nella semifinale contro Frances Tiafoe, vinta per 4-6, 6-3, 6-3, 7-5, il mancino di Atlanta è partito contratto, con poca energia e una percentuale insufficiente di prime palle.
Zverev, rispetto a Tiafoe, possiede però gli strumenti per amministrare un vantaggio con maggiore continuità. Concedere al tedesco il primo set potrebbe permettergli di prendere il controllo emotivo e tattico della finale.
Shelton dovrà entrare immediatamente nella partita, coinvolgere il pubblico e impedire al favorito di trovare una routine tranquilla al servizio. Nei momenti migliori del suo torneo, soprattutto contro Carlos Alcaraz, l’americano è riuscito a combinare potenza, difesa e pazienza. Sarà necessario riprodurre quella versione, senza farsi trascinare dalla fretta di chiudere rapidamente ogni punto.
Esperienza contro entusiasmo
Zverev ha dalla sua i precedenti, una maggiore solidità da fondo e l’esperienza maturata in cinque finali Slam. Shelton può rispondere con il servizio, l’esplosività, il sostegno della Arthur Ashe e la leggerezza di chi non ha nulla da perdere.
L’americano è diventato il primo tennista statunitense nero a raggiungere la finale degli US Open dai tempi di Arthur Ashe nel 1972. Vincendo diventerebbe anche il primo uomo degli Stati Uniti a conquistare un Major dopo 23 anni.
Per Zverev, invece, sarebbe il secondo Slam della stagione e la definitiva consacrazione dopo tante delusioni vissute nelle finali più importanti. Il tedesco sembra avere più soluzioni, ma dovrà resistere alla pressione di un intero stadio e alla potenza di un avversario che, durante queste due settimane, ha già superato numerosi ostacoli apparentemente insormontabili.
La finale è in programma alle ore 20 italiane. Zverev parte davanti, ma Shelton arriva all’ultimo appuntamento con la convinzione di poter riscrivere ancora una volta i pronostici.
