Rafael Jódar arriva agli US Open 2026 con addosso aspettative che soltanto pochi mesi fa sarebbero sembrate impensabili. A 19 anni, il madrileno è già numero 13 del mondo e torna a Flushing Meadows due anni dopo aver conquistato il titolo junior, questa volta per disputare per la prima volta il tabellone principale del torneo dei grandi.

La crescita dello spagnolo è stata una delle storie più sorprendenti della stagione. Jódar, però, non vuole trasformare la velocità della sua ascesa in pressione. Nel Media Day degli US Open ha preferito parlare di crescita, esperienza e soprattutto di un percorso ancora tutto da costruire.

«Giocare contro i migliori ogni settimana mi fa migliorare»

Il dato racconta perfettamente quanto sia cambiata la sua dimensione: 50 partite disputate nel 2026 e un bilancio di 36 vittorie e 14 sconfitte.

Una quantità enorme di tennis per un ragazzo alla sua prima vera stagione ad altissimo livello.

Jódar considera però proprio questo uno dei motivi principali della propria crescita.

«Giocare tante partite contro avversari così diversi mi ha aiutato molto ad acquisire ritmo competitivo e a migliorare il mio gioco».

Il concetto è semplice: essere continuamente esposto al livello dei migliori obbliga a crescere.

«Giocare ogni settimana contro i migliori giocatori del mondo, e anche allenarsi con loro, fa aumentare molto il livello. Se riesci a sostenere quel ritmo ogni settimana, fisicamente e mentalmente, migliori tantissimo».

Per Jódar non conta quindi soltanto il risultato. Conta anche imparare come si vive una stagione da professionista: viaggi, recupero, allenamenti, partite ravvicinate e continui cambiamenti di superficie e condizioni.

Washington, Canada e Cincinnati senza quasi fermarsi

La tournée nordamericana è stata particolarmente intensa.

Jódar ha disputato in successione Washington, il Masters 1000 canadese e Cincinnati, accumulando partite contro giocatori di altissimo livello e pochissimi giorni di recupero.

A Washington aveva raggiunto i quarti di finale dopo aver battuto anche Kei Nishikori. In Canada ha compiuto un altro salto di qualità spingendosi fino alla semifinale del Masters 1000.

A Cincinnati sono invece emersi maggiormente i segni della fatica accumulata.

Per un giocatore più esperto sarebbe probabilmente naturale programmare con maggiore attenzione i periodi di riposo. Per Jódar, però, questa stagione rappresenta soprattutto un enorme laboratorio nel quale conoscere il proprio corpo e capire come gestire una vera annata nel circuito ATP.

«Per un giocatore come me è molto positivo aver giocato così tanto. È un buon segnale e mi permette di arrivare qui con fiducia. Questa settimana di allenamenti prima del torneo mi aiuterà molto».

Una stagione che nessuno avrebbe immaginato

Jódar non nasconde la soddisfazione per quanto costruito.

All’inizio dell’anno sarebbe stato praticamente impossibile prevedere una crescita tanto rapida.

Nel corso del 2026 lo spagnolo ha conquistato il primo titolo ATP della carriera a Marrakech, ha raggiunto i quarti di finale al Roland Garros e ha continuato a salire in classifica fino alla posizione numero 13 del mondo.

Risultati che lo hanno portato anche a entrare nella conversazione per un possibile posto alle ATP Finals di Torino.

Ma Jódar non vuole trasformare quello che sarebbe un risultato straordinario in un obbligo.

«Se a inizio anno mi avessero detto che sarei stato in questa posizione probabilmente sarei stato molto contento».

La parola utilizzata più volte dallo spagnolo è processo.

«So che la stagione sta andando bene, sento che sto migliorando molto e alla fine è tutto un processo di apprendimento. È il mio primo anno e c’è ancora tantissimo da fare».

E anche se Torino è diventato improvvisamente un obiettivo possibile, Jódar mantiene una prospettiva a lungo termine.

«Se non succederà quest’anno, proverò a riuscirci nei prossimi».

«Per me è tutto nuovo»

È forse la frase che meglio permette di comprendere la situazione.

Il ranking dice numero 13. I risultati raccontano di un giocatore già capace di competere nelle fasi finali dei grandi tornei. Ma l’esperienza rimane inevitabilmente quella di un ragazzo di 19 anni che sta scoprendo praticamente tutto per la prima volta.

«So che mi restano ancora sei o sette tornei da giocare quest’anno, ma bisogna capire che per me tutto questo è nuovo e che troverò condizioni differenti».

Nuovi tornei, nuove città, nuovi avversari e anche la necessità di capire come mantenere un livello elevato per undici mesi.

Proprio per questo Jódar evita di parlare di obiettivi troppo lontani.

«Sono soddisfatto della mia stagione. Sento che il mio miglioramento è continuo e che sono ancora in un processo di apprendimento».

New York, due anni dopo il titolo junior

Flushing Meadows, però, non è completamente sconosciuta.

Nel 2024 Jódar vinse proprio qui il titolo junior degli US Open, uno dei risultati che anticiparono la sua esplosione nel tennis professionistico.

Due anni dopo torna nello stesso impianto in una dimensione completamente diversa.

Allora era un giovane talento ancora tutto da scoprire. Oggi è numero 13 del mondo, ha già raggiunto i quarti di finale di uno Slam e una semifinale Masters 1000 e viene riconosciuto sempre più frequentemente anche dai tifosi durante gli allenamenti.

«Qui c’è molta gente che conosce bene il tennis, viene a vedere gli allenamenti e ti tratta sempre con grande affetto e rispetto».

Una popolarità nuova, che Jódar considera soprattutto una conseguenza del lavoro svolto.

«Sono contento che la gente apprezzi quello che sto facendo questa stagione e l’evoluzione che ho avuto dall’inizio dell’anno fino a oggi».

Niente etichetta di favorito

I risultati ottenuti nel 2026 potrebbero spingere qualcuno a inserire Jódar tra le possibili sorprese in grado di spingersi molto avanti anche a New York.

Definirlo già uno dei principali favoriti per il titolo sarebbe però eccessivo.

Alcaraz, Zverev, Djokovic e i giocatori con maggiore esperienza Slam rimangono inevitabilmente davanti nelle gerarchie.

Jódar appartiene piuttosto a quel gruppo di giocatori che nessuna testa di serie vorrebbe trovare nella propria zona di tabellone.

Ha talento, fiducia, ritmo partita e soprattutto sembra non soffrire particolarmente i grandi palcoscenici.

Ma lui preferisce non guardare troppo avanti.

«Cercherò semplicemente di mostrare il mio miglior livello».

Subito Kokkinakis: esordio tutt’altro che semplice

Il primo ostacolo sarà già molto interessante.

Jódar debutterà contro Thanasi Kokkinakis, avversario che quando è fisicamente integro possiede servizio e potenza sufficienti per mettere in difficoltà praticamente chiunque sul cemento.

L’australiano ha vissuto una carriera condizionata da numerosi infortuni, ma rimane un giocatore particolarmente pericoloso quando può presentarsi a un torneo in buone condizioni.

Per Jódar sarà quindi un test molto serio.

E potrebbe essere proprio quello che serve a un ragazzo che continua a ripetere quanto sia importante misurarsi con avversari di alto livello per continuare a migliorare.

Due anni fa lasciava New York con il trofeo junior. Oggi Rafael Jódar ritorna da numero 13 del mondo e con gli occhi del circuito puntati addosso.

La sua risposta alle aspettative, però, rimane sorprendentemente semplice: niente proclami, niente obiettivi obbligatori e nessuna fretta.

Continuare a giocare, imparare e migliorare. Se il 2026 ha insegnato qualcosa, è che per Jódar i risultati stanno arrivando molto più rapidamente di quanto lui stesso avesse immaginato.