L’arrivo di Juan Carlos Ferrero nel team di Ben Shelton offre ad Andy Roddick diversi spunti di riflessione: l’esperienza di un campione Slam, il rapporto con Bryan Shelton e la possibilità di aiutare l’americano a sviluppare strumenti nuovi. Sullo sfondo, però, c’è anche una prospettiva che affascina particolarmente l’ex numero uno: vedere Ferrero preparare una partita contro Carlos Alcaraz, il giocatore che ha accompagnato per tanti anni.

Nel suo podcast, Roddick ha analizzato la collaborazione annunciata per il 2027, spiegando perché la considera un incastro promettente. E si è concesso una provocazione sulle motivazioni che potrebbero aver spinto il tecnico spagnolo ad accettare.

L’ambizione di Ferrero e l’ipotesi della sfida ad Alcaraz

Per Roddick, un allenatore con il percorso di Ferrero ha bisogno di un progetto capace di offrirgli obiettivi importanti. Shelton, già finalista Slam e dotato di una potenza straordinaria, presenta caratteristiche che possono rendere la sfida particolarmente stimolante.

«Se ti metti nei panni di Juan Carlos Ferrero, a questo punto della sua carriera ci sono soltanto determinati progetti che possono motivarlo davvero. Uno è aiutare un giocatore a vincere il suo primo Grande Slam. Parliamo di qualcuno che ha già disputato una finale Slam, raggiunto diverse semifinali, che ha una potenza straordinaria e che quest’anno ha battuto in uno Slam il giocatore che allenavi. È vero che Alcaraz rientrava da un infortunio e ci sono circostanze da considerare, ma i fatti sono questi».

Il livello degli avversari rende il compito impegnativo: «La sfida è enorme. Ci sono due autentici mostri nel circuito, due giocatori che Juan Carlos conosce perfettamente: Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Per vincere i grandi titoli bisognerà superarli».

Da qui la provocazione, formulata da Roddick come un possibile pensiero del tecnico: «Non diventi campione del Roland Garros e numero uno del mondo senza una buona dose di orgoglio e ambizione. Ferrero potrebbe pensare: “Bene, quale giocatore ho a disposizione per provare a battere chi mi ha mandato via?”. E Shelton è sicuramente una delle migliori opzioni possibili».

Il ruolo di Bryan Shelton e l’esperienza che mancava

Roddick attribuisce grande valore alla permanenza di Bryan Shelton, padre e allenatore di Ben. Ne sottolinea la preparazione, costruita attraverso esperienze differenti.

«Bryan ha uno dei curriculum più completi che un allenatore possa avere. Ha lavorato con uomini, donne, nel tennis universitario e in quello professionistico. Inoltre, ha giocato nel circuito. Praticamente ha tutto».

Ferrero potrebbe aggiungere a questa struttura l’esperienza diretta della conquista di uno Slam e della vetta mondiale.

«Bryan è stato un grande giocatore, ma non è mai diventato numero uno del mondo. Credo che sia qui che Ferrero possa portare qualcosa di diverso. È come se Bryan dicesse: “Ho aiutato mio figlio a fare il salto negli Slam, ma ci manca qualcuno che sappia cosa significhi vincerne uno”».

Un altro vantaggio riguarda la terra battuta: «Ferrero è uno specialista della superficie sulla quale Shelton si sente meno a suo agio. Anche questo è un vantaggio enorme. Sulla carta, l’innesto si incastra perfettamente e completa molto bene la squadra».

La gestione del lavoro tra Europa e Stati Uniti

La presenza del padre sarà importante, secondo Roddick, anche per organizzare concretamente la collaborazione e distribuire gli impegni.

«È Bryan a rendere tutto questo praticabile dal punto di vista logistico. Senza di lui sorgerebbero domande complicate: Ben passerà sei settimane all’anno ad allenarsi in Spagna? Oppure Juan Carlos dovrà trascorrere tre mesi negli Stati Uniti? Per quello che sappiamo di entrambi, nessuna delle due opzioni sembra particolarmente attraente».

Stili diversi: per Roddick è un’opportunità

Le differenze tra il tennis di Ferrero e quello di Shelton non preoccupano l’ex campione statunitense. Per spiegarsi, Roddick richiama la propria esperienza con Jimmy Connors.

«Connors era mancino e non era particolarmente alto. Ho lavorato con lui per due anni e ci siamo trovati davvero bene. Non avevamo uno stile simile. Mi interessava avere qualcuno che comprendesse perfettamente tutti i dettagli degli spostamenti? Certamente. Qualcuno con un rovescio straordinario, capace di spiegarmi qualcosa in un modo diverso? Certo. Avevo bisogno che anche il mio allenatore avesse un servizio straordinario? No».

Il principio, applicato a Shelton, riguarda soprattutto la costruzione del punto e la gestione degli scambi.

«Parliamo di resistere più a lungo negli scambi, migliorare la selezione dei colpi e prendere decisioni migliori. Ben ha, in moltissime partite, l’arma più potente di tutto il campo. Ma come facciamo a farlo vincere anche con quegli altri strumenti meno evidenti? È qui che Ferrero può fare la differenza. Le loro differenze tennistiche possono essere proprio ciò che trasforma questa collaborazione in una soluzione».

Il confronto che Roddick vuole vedere in Australia

L’aspetto emotivo resta uno dei grandi motivi d’interesse del nuovo progetto. Roddick immagina già Ferrero nel box dell’americano durante una sfida contro Alcaraz.

«Tutto questo mi entusiasma moltissimo. E, sinceramente, quello che ho più voglia di vedere è una rivincita tra Carlos Alcaraz e Ben Shelton in Australia. Immaginate quella partita con Juan Carlos Ferrero seduto adesso nel box di Shelton. Sarebbe spettacolare».

Quanto al rapporto tra Carlos e il suo ex allenatore, Roddick ritiene che eventuali tensioni possano attenuarsi con il tempo. Ricorda anche la separazione da Brad Gilbert, seguita da qualche momento di imbarazzo prima di ritrovare un ottimo rapporto.

«Sono sicuro che con Alcaraz e Ferrero succederà qualcosa di simile. Alla fine staranno bene. Però, quando dovranno affrontarsi, entrambi saranno particolarmente motivati. Su questo non ho dubbi. Sarà straordinario per il tennis».