Tanti motivi, un risultato finale: in termini di classifica e status, questo Masters 1000 del Canada 2026 è tra i più sgombri di sempre. Infatti, per la prima volta dagli Internazionali d’Italia del 1991 e seconda volta in generale, non ci saranno giocatori in top 5 della classifica ATP tra gli ultimi 32 rimasti in gara in un Masters 1000.

Va precisato che in passato, con i tabelloni ridotti e un turno in meno da giocare in partenza, era più difficile che i migliori del mondo non si trovassero ai sedicesimi di finale in quanto talvolta già qualificati grazie a un ‘bye’, ma il problema rimane.

Chi manca

Dopo i noti forfait di Jannik Sinner e Novak Djokovic per (diversi) motivi di riposo e gestione del fisico, e alla mancata iscrizione di Carlos Alcaraz, ancora alle prese con il problema al polso e già cancellatosi anche dal Masters 1000 di Cincinnati, la top 5 ATP partiva con solo due rappresentati già a inizio torneo. Purtroppo per il pubblico, soprattutto quello di casa, il ‘quebecois’ Felix Auger-Aliassime, numero quattro del mondo, si è dovuto ritirare prima ancora di esordire a causa di un problema alla schiena improvviso accusato nella giornata di lunedì 3 agosto 2026. L’ultimo dei top 5 e l’unico a mettere effettivamente piede in campo, Alexander Zverev, si è fatto sorprendere da Tallon Griekspoor al secondo turno, facendo diventare Montreal terra di conquista senza diritti di prelazione.

Dieci piccoli top 10

Ne rimasero solo due: Alex De Minaur, numero 7 del mondo e Ben Shelton, numero 10 e campione in carica. Zverev è scivolato sulla buccia di banana Griekspoor che spesso gli ha tolto l’equilibrio in carriera), Daniil Medvedev sta continuando con la sua stagione da personalità multiple (fuori con Botic Van De Zandschulp in due set), e Taylor Fritz non aveva più molto da dare dopo il trionfo (con finale da due giorni causa maltempo) all’ATP 500 di Washington.

Il massimo livello del tennis non ha trovato fortuna in Canada, ma questo non è sempre sinonimo di poco spettacolo, anzi. Alcune delle ultime edizioni Masters 1000 in cui, per vari motivi, né Sinner né Alcaraz sono stati in grado di partecipare (o essere al 100%), sono state tra le più affascinanti e sorprendenti degli ultimi anni: Valentin Vacherot (Shanghai 2025), Shelton (Toronto 2025), Jack Draper (Indian Wells 2025) e Jakub Mensik (Miami 2026) sono solo i più recenti campioni 1000 per la prima volta in carriera, tutti usciti vivi da settimane di equilibrio serrato, giocando raramente da netti sfavoriti (Draper vs Alcaraz e Mensik vs Djokovic sono gli unici), avendo dunque la possibilità di rompere il ghiaccio con grandi palcoscenici e di dimostrare di poter essere il primo tra ‘gli altri’, il candidato a mettere in discussione lo status quo della top 3 mondiale.

Anche in questo caso le storie non mancano: in gara sono rimasti i campioncini del futuro Rafael Jodar e Joao Fonseca, a cui sarà venuta l’acquolina in bocca pensando al primo trofeo Masters 1000 della carriera (anche Sinner vinse in Canada il primo di categoria nel 2023 e per Rafael Nadal fu il primo sul cemento nel 2005). Il bisogno di tornare a sentirsi al massimo di Lorenzo Musetti, Arthur Fils e dello stesso Shelton, i tanti giovani statunitensi che stanno scaldando i motori in vista dello US Open 2026 e Matteo Arnaldi, semifinalista qui nel 2024 e prossimo avversario di Griekspoor: le storie non mancheranno, saranno solo un po’ più di nicchia.

Il Master dimenticato

I motivi della bassa partecipazione da parte dell’élite del tennis mondiale al Masters 1000 del Canada non è qualcosa di nuovo ma non è sempre stato così. Federer e Nadal (miglior Masters 1000 della sua carriera su questa superficie) lo hanno dovuto saltare spesso nella seconda parte di carriera, e l’ultima partita in Canada di Novak Djokovic risale al 2018 (ottavo di finale perso contro uno sbocciante Stefanos Tsitsipas). Sicuramente l’allungamento del format a 10 giorni, il cui incastro con il Masters 1000 di Cincinnati avviene addirittura a metà settimana, non ha aiutato, e i giorni tra Wimbledon e il Canada sono diminuiti: lo swing nordamericano, anche contando solo i tornei principali, non è mai stato così lungo e intenso, ma questo rimane uno dei momenti del calendario ATP meno allettanti per i giocatori, che vedono le settimane dopo Wimbledon come la prima occasione di staccare da dopo l’Australian Open, a febbraio. In questo caso ci si sono messi anche gli infortuni, ma urge un cambiamento strutturale che riporti questo storico torneo dall’albo d’oro paragonabile ad un Grand Slam (fino a poco tempo fa) ad avere l’appeal di un tempo.