“Under Pressure” intonava nel 1981 lo straordinario duo Freddie Mercury – David Bowie, canzone immortale nella storia della musica rock con una melodia, linea di basso e intensità da brividi. Sotto costante pressione vive il tennista, e quando l’incontro è equilibrato il più bravo dei due a reggerla nei passaggi decisivi tendenzialmente la vince. Così è andata ieri sera a Lione tra Lorenzo Sonego e Moise Kouame, con il giovanissimo francese bravo spuntarla perché più abile nella gestione delle emozioni, pratico e preciso nello scegliere la giocata giusta con misura e attenzione.
Potente, accorto e sorprendentemente ordinato, il 17enne nato nell’hinterland parigino ha sorpreso per la gestione del match e dei suoi passaggi decisivi: lo dimostrano le 5 palle break su 5 salvate, come nel tiebreak del primo set non abbia forzato malamente un colpo per la voglia di “spaccare tutto” (mentre Sonego ha commesso tre errori per troppa foga), e poi nel testa a testa del secondo parziale ha continuato a macinare un gioco solido e discretamente aggressivo tenendo ritmi e misura sino alla fine. Altri due passaggi decisivi: Kouame rimonta da 15-40 nel quarto game del secondo set, non facendo una scelta azzardata; Sonego affronta una palla break sul 3 pari 30-40, e commette doppio fallo. Sipario.
Questo commento non è assolutamente una critica al nostro “Sonny”, comunque bravo come sempre nell’attaccare e provarci, con la sua consueta arrembante aggressività; vuole sottolineare semmai come il classe 2009 francese stia costruendo un livello di gioco molto interessante tenendo a bada una esplosiva fisicità che per assurdo potrebbe giocargli contro in questa embrionale della sua carriera. Quando hai un “fisico bestiale” come il suo e puoi davvero tirare a mille all’ora su ogni colpo, l’errore più classico è quello di lasciarsi prendere dall’esuberanza, scatenare tutti i cavalli – motore e sbagliare tanto, troppo. Ormai è la tendenza imperante: maltrattare la palla con la massima potenza, a caccia del vincente dalla riga di fondo e/o in progressione quasi da ogni posizione. Kouame invece sta seguendo un progetto di costruzione di se stesso diverso.
Forte di una base atletica eccezionale per la sua età, che gli permettere di coprire il campo con potenza e rapidità e quindi difendersi bene, quando è in scambio Moise non entra sempre a tutto braccio nella palla. Sembra studiare il momento, alternando traiettorie più cariche di spin ad accelerazioni ficcanti alla ricerca di un vantaggio, per guadagnare spazio ad un successivo affondo. Una gestione non banale per un teenager della sua stazza che, tendenzialmente, ha poca voglia di restare a scambiare e va dritto a cercarsi il winner il prima possibile. È una scelta oculata e forse alla lunga vincente: la abilità nella gestione del momento, nel sentire i tempi di gioco e quando cambiare ritmo, la devi allenare in parallelo allo sviluppo ed affinamento tecnico, quello che Gasquet e tutto il suo stanno portando avanti.
Il gioco di Kouame è ancora discretamente “grezzo”, da affinare; già piuttosto completo ma con ampi margini in ogni esecuzione. Il servizio può migliorare nelle rotazioni e nel controllo, con una seconda palla da rendere più stabile e un filo veloce; il diritto non è particolarmente fluido, ancora un impatto muscolare con swing non sempre sciolto e forse anche un impatto col braccio poco disteso (questo aiuta moltissimo il “pendolo” e quindi abilità nell’accelerazione decontratta); col rovescio siamo già ad ottimo livello biomeccanico ma il suo uso tattico è ancora primitivo rispetto al potenziale di controllo e velocità. Sotto rete non ci siamo, quando avanza deve “sperare” di poter toccare di volo per chiudere su palla abbastanza alta e da incontrare senza troppe pretese perché quando c’è da lavorare di fino… possono essere dolori.
Alla fine stiamo parlando di un ragazzo di 17 anni, alla prima stagione con qualche assaggio di tennis di massimo livello, e una certa difficoltà nell’imporsi nei Challenger. È normale che sia così. Chiaramente un contesto grande come il super impianto di Lione, in casa, fornisce una motivazione enorme e quando hai una combinazione di talento atletico e tecnico come la sua, è chiaro che il livello si alza in automatico. Deve lavorare tanto affinché arrivi a giocare molto bene anche sul campo 3 di un torneo sperduto torneo in qualche landa di periferia. Ci arriverà. Intanto dopo il successo su Sonego a Lione ha confermato quanto l’energia del pubblico lo aiuti: “Sono una persona che ama ricevere energia positiva. In Francia l’ho sempre ritrovata, in ogni torneo a cui ho partecipato, anche a inizio anno, quando ero ancora uno sconosciuto. La Francia mi porta bene. Direi che il legame energetico che si instaura con il pubblico francese è più naturale. Certo, bisogna imparare a ritrovare questo tipo di energia anche altrove, imparando a generarla da soli; ma è un aspetto che arriverà col tempo e con l’esperienza”.
Ma ancor più interessante la successiva dichiarazione alla domanda: in cosa ti sei piaciuto di più? “Riuscire a mantenere la calma e a sorridere spesso. Era un aspetto su cui dovevo lavorare. Quando sei totalmente immerso nel momento presente, non pensi più al punteggio: vuoi solo vincere. È stata una partita molto intensa; sentivo che lui stava esercitando una forte pressione, soprattutto nel secondo set. Eppure, ho cercato di divertirmi, di trovare delle soluzioni al suo gioco… e ci sono riuscito. Sono davvero orgoglioso di essermi divertito e di aver portato a casa la vittoria”.
Riuscire a cavalcare l’emozione di un grande match in un torneo di prima fascia sentendo dentro l’adrenalina che ti fa divertire e non ti deprime è il segreto dei grandi, ti porta ad affrontare la tensione in modo positivo e reggerla viene più naturale. Ne deve fare ancora parecchia di strada Kouame per arrivare tra i migliori, ma seguiamolo con attenzione, perché il ragazzo di qualità ne ha tante. Next -> Musetti. Ne vedremo delle belle…
