Il tennis deve cambiare il sistema di punteggio nei set per rendere gli incontri più corti e quindi accessibili ad un pubblico che stenta a restare incollato alla partita oltre le due ore, soprattutto pensando alle giovani generazioni? È un dibattito scomodo ma importante in prospettiva e già scattato da tempo, con la stessa ATP a portarlo sul tavolo con il tentativo iniziato nel 2017 dalle regole inserite nelle Finali NextGen, ossia con il formato di partite al meglio di cinque set, da disputarsi sui 4 game (e un tie-break sul 3 pari) e senza il vantaggio all’interno del game. Una rivoluzione epocale, con l’indubbio vantaggio di rendere la durata dell’incontro più certa e difficilmente superiore a due ore (alcuni match le hanno superate di poco) e quindi più sostenibile per lo sforzo dei giocatori e soprattutto ottimale per la trasmissione in tv, sia per la certezza della programmazione che per un pubblico cambiato nel tempo e meno avvezzo a seguire partite molto lunghe. Questa linea è stata rilanciata da Novak Djokovic nelle scorse settimane: il serbo ha affermato che per il futuro della disciplina è necessario apportare cambiamenti, visto quanto la competizione sia dura e con l’universo degli spettatori cambiato e sempre meno attento. Adesso è anche John McEnroe ad inserirsi nella questione e rilanciarla.

Parlando ai microfoni di ESPN da US Open, dove il leggendario mancino ha trionfato quattro volte in carriera (1979, 1980, 1981 e 1984), John si è soffermato sulla possibile innovazione del punteggio degli incontri affinché il tennis non perda affezionati e sia più al passo coi tempi, in un mondo che va sempre di corsa dove non c’è più la pazienza per assistere a partite di tre o quattro ore. “Dovremmo cambiare il formato del punteggio. I set non dovrebbero essere giocati al meglio dei sei game, ma al meglio dei quattro, possibilmente senza alcun vantaggio. Al meglio dei cinque set, mantenendo le partite entro un intervallo di tempo di due ore” afferma McEnroe. “È la soluzione migliore per tutti. Il cambiamento è necessario perché la capacità di attenzione delle persone è più breve che mai”.

Una rivoluzione che McEnroe propone per i tornei del tour ATP, mentre per quanto riguarda gli Slam interverrebbe solo sul quinto set: “I tornei del Grande Slam fanno storia a parte, ma servirebbe qualcosa anche lì perché i match sono i più lunghi. Nei tornei del Grande Slam, consiglierei di giocare un tiebreak quando il punteggio è in parità sul 2 set pari, anziché un quinto set completo”.

La idea dell’americano è simile a quanto proposto di recente da Djokovic, e che alcuni tennisti (Fonseca, tra gli altri) hanno sposato come idea positiva. McEnroe ha concluso il suo discorso proprio parlando del serbo. “Novak ha vinto così tanto proprio perché è riuscito a resistere più a lungo degli altri. Era in una forma fisica migliore di chiunque altro e ha vinto partite che duravano cinque ore o più. Era molto più difficile da battere nelle partite al meglio dei cinque set che in quelle al meglio dei tre set”. Per questo motivo molti appassionati hanno criticato la proposta del campione di Belgrado, ipotizzando che la idea fosse pro domo sua, ossia per favorirlo visto che con la sua età è difficile riuscire a reggere quattro o più ore a tutto gas contro avversari sicuramente meno talentuosi ma assai più giovani e resistenti. In realtà nelle parole del serbo prima e del newyorkese oggi c’è una considerazione corretta: il pubblico del tennis è mediamente sempre più “anziano” (le stime dell’ATP parlando dell’appassionato medio che segue con costanza i tornei stagionali indicano una età media vicina ai 50 anni) e quindi riuscire a coinvolgere un numero maggiore di giovani è cruciale per il futuro della disciplina. L’ha affermato Andrea Gaudenzi più volte, con dati alla mano.

Questo problema non è insito solo nel tennis: molti studi parlano di una situazione simile anche nel calcio, basket, e via dicendo, con la F1 che invece va contro tendenza e negli ultimi anni è riuscita a coinvolgere – soprattutto negli USA – un numero crescente di giovani e nuovi appassionati. La soluzione è quindi accorciare le partite? Forse no, ma potrebbe esserlo. Non c’è modo saperlo al momento perché le regole NextGen provate dall’ATP nel “masters” dei giovani restano finora un tentativo fine a se stesso, a meno di aver il coraggio di testarle realmente in contesto competitivo dei tornei stagionali, con i campioni in campo e punti veri in palio. La massima parte degli appassionati oggi osteggia con forza il format dei set brevi e senza vantaggi: la storia del tennis è forte grazie alla unicità delle sue regole, il fatto che il tempo sia un fattore indefinito e non decisivo al successo, e che per battere un avversario devi riuscire a conquistare una serie di game mettendo sempre due punti più dell’altro. Una diversità che lo rende unico e affascinante, e che qualsiasi vero innamorato del tennis è pronto a difendere a spada tratta. Tuttavia restare arroccati sul glorioso passato senza darsi nemmeno la chance di una prova reale non è forse intelligente.

Chi vi scrive è uno strenuo difensore delle regole del tennis, praticamente perfette per creare una disciplina che non ha uguali per emozioni e dinamiche. Non c’è niente simile a quel che accade su di un campo da tennis, dove il tempo si dilata e contrae a seconda del talento e variabili tecnico-tattiche imposte dai due giocatori, e con partite una diversa dell’altra. Ma… sarebbe stupido non constatare come l’estrema fisicità del gioco abbia non poco appiattito molte partite, e giocatori sempre più forti fisicamente abbiano portato la competizione più sulla lotta – e la durata – che sulla mera qualità tecnica. Come ripetuto più volte, il tennis ha nelle sue mani la possibilità di cambiare: valorizzare di nuovo la destrezza dei colpi con materiali meno tolleranti (ovali più piccoli, telai di peso stabilito e con corde solo in budello naturale, e con palle più leggere e facili da spingere), in modo da premiare l’attacco rispetto ai lunghi scambi, e così la durata stessa degli incontri di accorcerebbe naturalmente.

Ma un tentativo con le regole NextGen si potrebbe anche provare, magari con qualche correttivo, come il tiebreak sul 4 giochi pari, o oppure sul 3 pari ma mantenendo un numero di vantaggi (4? e poi il punto secco). Un test, magari disputando qualche torneo 250 o 500 con questo formato, si potrebbe rischiarlo. Le partite NextGen hanno appassionato più o meno. Personalmente ricordo di aver visto a Milano alle NextGen match bellissimi, come Tsitsipas vs. De Minaur, o quelli di un giovanissimo Sinner, o la finale tra Alcaraz e Korda. Chi giustamente storce il naso pensando ad un tennis con queste regole, forse potrebbe anche ricredersi se ci fosse la possibilità di vedere un Sinner vs. Alcaraz in un ATP 500, a giocarsi il titolo, punti (e denari) con questo format. Un tentativo lo si potrebbe fare, e quindi valutare.