Giovanni Di Leva è il campione italiano Under 14 di singolare maschile del 2026. Giovanni e il suo coach Alessandro Dattilo, tecnico nazionale FITP, hanno parlato in esclusiva a Spazio Tennis dopo la conquista del Trofeo Federico Luzzi, ottenuto sui campi del Tennis Club Giotto ad Arezzo fino a domenica 6 settembre.
Il rapporto tra i due è nato nella primavera del 2024, in una fase di salto di qualità per il ragazzo, come raccontato dal mentore: “Abbiamo cominciato a lavorare insieme prima della vittoria nei Campionati italiani Under 12. Mi è subito sembrato che ci conoscessimo da sempre. Siamo entrati in confidenza dal primo giorno”.
Coach, quindi è stato tutto spontaneo?
“Si, ci conoscevamo già anche se vivevamo circoli diversi, ma siamo della stessa città, e l’avevo già visto giocare prima di cominciare ad allenarlo”.
Mettiamo ordine: Giovanni Di Leva, classe 2012, nato a Reggio Calabria, è uno dei migliori talenti italiani del suo anno. Stando ai risultati recenti, il migliore. Classificato 2.7, Di Leva ha dominato i campionati under 14 d’inizio settembre 2026, vincendo il singolare senza perdere un set, e concedendosi anche una vittoria in doppio insieme al compagno e rivale Ulisse Bari, come spiega Giovanni: “Ci conosciamo bene, ci vediamo spesso ai tornei. Abbiamo giocato sia insieme che contro, siamo amici”. La coppia ha anche difeso il titolo ottenuto l’anno precedente da under 13.
Doppio impegno
Il doppio ha un valore speciale per voi?
“Da quando gioca il doppio, Giovanni è migliorato in tutti gli aspetti del gioco di volo, smash, volée, posizione – spiega coach Dattilo –, e si vede anche in singolare”.
Il tutto in ottica futura
“Si vede che in singolare prova a venire avanti, anche se qualche volta sbaglia, ma fa bene perché gli serve per migliorare. Per fortuna in singolare non è mai dovuto andare al terzo, quindi per il doppio era abbastanza fresco, anche se…”
Non si stanca mai vero?
“Esatto, anche quando è stanco, non si ferma mai. Sente la fatica dopo, tutta insieme, quando cala l’adrenalina. Ma Giovanni è un ragazzo che si gestisce bene, si riposa, quindi non finisce quasi mai le energie”.
Aspettative da grande
Il giovane Di Leva arrivava al torneo aretino da testa di serie numero uno, un onore ma anche un onere.
È il primo torneo a cui arrivi con aspettative alte?
“Si, ho sentito un po’ di pressione prima di entrare in campo, ma solo in quel momento. La settimana prima ero tranquillo, poi vincere aiuta”.
Prosegue il coach: “Sono contento perché c’era la pressione del favorito. Ha gestito tutto molto bene, anche quando se non ha giocato sempre al massimo, appunto, a causa della tensione”.
Grandi aspettative e poi grandi vittorie. Ma come elaborate il successo per tornare alla carica la settimana dopo?
Interviene il diretto interessato: “Il giorno stesso e il giorno dopo ero contentissimo del torneo che ho giocato. Poi il martedì (due giorni dopo la finale) ho ripreso ad allenarmi, ed è tornato tutto come prima, ho resettato”.
La vittoria passa in fretta.
Si inserisce Dattilo: “È così, si. Già ora. Le motivazioni per ripartire sono troppe”.
Così come la sconfitta?
“Esatto. Quando perdo, ci penso tanto, ma solo quel giorno. Dipende poi da com’è stata la sconfitta, alcune sono più amare. Non tanto dal punto di vista del risultato, ma della prestazione”.
Giovanni, il ragazzo
Ma com’è cominciato tutto?
“Papà mi ha portato a giocare per la prima volta quando avevo cinque anni. Quando può viene ai tornei, mi segue e si interessa molto. Ogni tanto mi critica ma spesso è positivo. Qualche volta mi dice qualcosa sul comportamento, quando mi arrabbio, ma l’importante è non smettere di lottare”.
I genitori devono stare attenti anche al rapporto con la scuola: l’anno prossimo Giovanni comincerà le superiori in un liceo scientifico con indirizzo sportivo. Una soluzione misurata all’attività di agonista, senza trascurare l’impegno didattico, ma che dà possibilità di organizzarsi al meglio.
E ti trovi subito a ricevere complimenti e attenzioni. È una cosa nuova per te, come la vivi?
“Non mi dà per niente fastidio, anzi, sono contento. La gente mi chiede com’è andata la partita, il torneo… mi fa piacere”.
Hai altre passioni oltre al tennis?
“Guardo un po’ il calcio, ma mi piace soprattutto il tennis. In questo periodo il mio preferito è Alcaraz, mi piace tantissimo come gioca”.
Si può definire il tuo idolo?
“Idolo non lo so, sicuramente mi diverte molto. Da piccolo mi piaceva seguire Nadal e Federer”.
Tu hai potuto apprezzare solo la seconda parte della loro carriera…
Coach: “Non sai cosa ti sei perso…”
Colgo l’intervento per chiedere se c’è un campione a cui vi ispirate.
“Non tanto dal punto di vista tecnico, ma caratteriale. Guardiamo come stanno in campo i migliori, sono giocatori combattenti, resilienti”.
Entriamo in campo
Coach, cosa salta di più all’occhio del gioco di Giovanni?
“Il suo talento naturale è la mentalità, la voglia di lottare. Non molla mai, è un grande agonista, anche quando gioca male in partita o fatica, non scioglie mai”.
Anche in allenamento?
“Assolutamente si, ha sempre voglia di allenarsi. Per farlo riposare bisogna quasi stringerlo a uscire dal campo. Questo aspetto è molto importante: ci sono tanti esempi, chi si vuole approcciare a questo sport a un livello alto, questo atteggiamento ci deve essere sempre”.
Com’è il rapporto in campo?
“Basta uno sguardo. Lui sa cosa fare, ma un minimo di comunicazione dal punto di vista tattico ci deve essere. Poi, essendo Giovanni un lottatore, non gli devo neanche dire un ‘dai, forza’. Lo fa da solo”.
Giovanni il tennista
Giovanni, come ti descriveresti come giocatore a chi non ti conosce ancora?
“Mi piace muovere la palla, decidere dove va il gioco e essere aggressivo da fondo campo. Il mio miglior colpo è il rovescio, ma crescendo vedo che il mio dritto sta migliorando. Mi definisco un attaccante da fondo, ecco”.
E cos’è cambiato, per esempio, dai campionati under 13 dello scorso anno?
“Sono più solido, sbaglio di meno. Poi sto provando a variare un po’ di più, ma ho migliorato soprattutto il dritto, che quest’anno ha fatto la differenza”.
Il coach è d’accordo?
“Si, si. Confermo. A rete ancora non si sente sicurissimo, ma come ho detto prima, anche grazie al doppio, sta migliorando. È più intraprendente rispetto al passato, e vederlo in partita è molto importante”.
E il servizio?
“Il servizio ce l’ha, anche se delle volte non lo usa (sorride). Capita che non lo spinga come potrebbe fare per paura, ma sta imparando a gestire anche quello. Poi dipende dall’avversario: se teme la risposta, si costringe a forzare di più, quindi paradossalmente lo aiuta”.
Come non chiedere a due tennisti di Reggio Calabria delle ATP Next Gen Finals (in programma dal 9 al 13 dicembre nel capoluogo calabrese, presso il PalaCalafiore)?
“Speriamo di riuscire ad andare, a meno di impegni agonistici ce la faremo. È a cinque minuti da casa, quale migliore occasione?”
L’avventura di Giovanni Di Leva e Alessandro Dattilo riparte subito, quasi come sul tour ATP. Da venerdì 11 a domenica 13 settembre si terrà la prima fase dei Campionati nazionali giovanili maschili a squadre, e Giovanni è il primo singolarista del team A.S.D. Sporting Stelle del Sud.
