“Il bilancio finora è positivo. La differenza vera rispetto all’anno scorso è stata la continuità: sono riuscito a mantenere un buon livello di gioco settimana dopo settimana, senza troppi alti e bassi. Passare dalla posizione 1000 a ridosso della Top 500 fa piacere ed è la conferma che il lavoro con il team sta funzionando e che mi dimostra che la strada intrapresa è quella giusta, ma per me è soprattutto un punto di partenza per alzare ancora il livello“. Perché nel tennis non si smette mai di migliorare. E lo sa bene Lorenzo Angelini, protagonista di un 2026 ricco di continuità, duro lavoro e fatica, che sta dando i frutti tanto sperati. Nell’intervista rilasciata ai microfoni di Spazio Tennis, il classe 2006 di Forlì ha dato una chiara lettura del suo ultimo periodo, soffermandosi sul successo di Heraklion a marzo, l’avvento nel circuito Challenger, l’importanza dell’esperienza nel doppio, ponendo poi una lente d’ingrandimento sulle grandi migliorie dell’ultimo periodo e gli aspetti ancora da limare.

Heraklion, il primo titolo e l’impatto con i Challenger

Proprio all’ITF M15 di Heraklion, in Grecia, Angelini ha potuto assaporare il dolce gusto della vittoria al termine di un torneo dominato. Partito dalle qualificazioni, l’azzurro ha schiantato tutti gli avversari incontrati sul suo cammino con ben zero set persi nel tabellone principale. “Riuscire a vincere quel torneo partendo dalle qualificazioni è stato un bel traguardo — ha commentato —. Non era affatto scontato fare così tante partite in una settimana e mantenere sempre quell’intensità. Mi ha dato tanta consapevolezza perché mi ha fatto capire che, se riesco a trovare la giusta continuità di rendimento, posso esprimere un buon livello di tennis. È stata una bellissima conferma per me e per il lavoro che stiamo facendo con il team, oltre che una grande carica per continuare a lavorare”.

Il primo trofeo in bacheca tra i professionisti ha permesso al forlivese di compiere un grande passo in termini di classifica e di fiducia. L’affaccio sui primi tornei Challenger è stato di forte impatto e, allo stesso tempo, ricolmo di lezioni di cui fare tesoro. “A livello Challenger cambia soprattutto il ritmo — ha aggiunto Angelini —. Gli avversari hanno più esperienza, sbagliano meno e sfruttano subito ogni piccolo calo d’attenzione. Per stabilizzarmi a questo livello devo lavorare soprattutto sulla continuità d’intensità all’interno del match e sulla capacità di fare la scelta giusta nei momenti chiave sotto pressione”.

Più ordine in campo, il servizio da migliorare e il valore del doppio

Tra ITF e Challenger il calendario si è fatto ricco di impegni. Tanti i minuti nelle gambe, come le innumerevoli nuove esperienze sul campo con avversari di altro profilo che hanno permesso al numero 569 del ranking di crescere in ogni sfaccettatura del gioco: “La differenza più grande rispetto a prima è che in campo sono molto più ordinato: riesco a fare le scelte giuste al momento giusto della partita, senza fretta e con le idee più chiare su cosa fare. Dove so di dovere e potere crescere ancora tanto è sul servizio: sto lavorando per spingere di più e farlo diventare un’arma che mi regali qualche punto più facile durante il match”.

Nonostante la fitta programmazione singolare, Angelini si dedica spesso anche al doppio, dove, peraltro, sempre a Heraklion ha vinto il titolo in coppia con Izan Almazan Valiente. In testa un unico mantra: migliorarsi. “Per me il doppio è prima di tutto un’ottima occasione per fare partite — ha aggiunto —. In più ti abitua a gestire la pressione sui punti decisivi in un contesto diverso. È un’opportunità che mi fa sempre molto piacere sfruttare, perché poi ti torna utile anche per il singolo”.

Baez come modello e lo stimolo del tennis italiano

Il classe 2006 si rivede in Sebastian Baez, argentino carismatico, scelta al di fuori dei nomi più retorici, ma secondo Angelini, un “vero contrattaccante, a cui piace giocare tante palle senza un servizio così potente”. Proprio come lui.

Guardando lì in alto nella classifica non passano inosservate le tante bandiere tricolori che sventolano in Top 100, oltre che sul gradino più alto. Un ulteriore stimolo per chi, come Lorenzo, ambisce a quei palcoscenici: “Per me è solo uno stimolo. Vedere così tanti italiani fare bene nel circuito maggiore dimostra che il nostro tennis sta lavorando benissimo. Non mi crea pressione, anzi: vedere ragazzi con cui sei cresciuto o che incroci nei tornei raggiungere determinati traguardi ti fa capire che la strada è quella giusta e ti spinge a dare ancora di più ogni giorno”.

Il futuro che verrà

Un anno, 52 settimane, 365 giorni sono un ampio lasso di tempo. Nel tennis ancora di più. L’augurio che Lorenzo si fa per il futuro che verrà è quello di mantenere concretezza, scalare ancora un po’ nella classifica e, perché no, arricchire la bacheca con qualche altro fulgido trofeo, magari a livello Challenger. “Tra un anno sarei contento di essermi stabilizzato a livello Challenger, giocando con continuità le qualificazioni o i tabelloni principali di quel circuito — ha concluso Angelini —. Se devo guardare un numero fisso in classifica, l’obiettivo sarebbe di aggirarsi intorno ai 350 del mondo, ma l’obiettivo concreto è alzare il mio livello di gioco per potermela giocare alla pari in quella categoria”.