Da mesi c’è “maretta” nel dietro le quinte dei tornei dello Slam per la sempre più pressante richiesta dei giocatori di ricevere una fetta più consistente della “torta” dei ricavi dei quattro massimi appuntamenti stagionali, i più ricchi per introiti oltre che più prestigiosi. Mai come questa volta i big sono uniti, fermi nel volere una quota del 22% dei ricavi dei Major, quanto più o meno ricevono dai tornei ATP, mentre al momento la quota a loro spettante è inferiore al 15% (a Parigi 2026 si è scritto addirittura sotto al 10%, ma il dato è solo una indiscrezione non confermata dalla FFT). La protesta andata in scena a Roland Garros con solo 15 minuti di tempo a disposizione dei media da parte dei giocatori è stata più che altro simbolica, ma ha rappresentato la prima vera azione congiunta e importante dei big, con tutti i migliori (inclusi Sinner e Sabalenka, i n.1 nei rispettivi ranking) ad appoggiare fermamente l’iniziativa partita oltre un anno fa con un lettera concordata tra i top 20, scritta da legali con cognizione di causa e inviata ai direttori dei quattro massimi appuntamenti stagionali.
Gli introiti sono enormi, noi siamo i principali motori del business, meritiamo una fetta superiore dei ricavi altrimenti le nostre proteste potrebbero essere anche clamorose e arrivare ad un boicottaggio, questo il sunto del messaggio. Arrivato forte e chiaro visto che da allora il parlamentare tra giocatori e e loro emissari e i quattro Slam si è fatto sempre più fitto in occasione di ogni evento, quando tutti erano presenti. Da allora di veri passi in avanti non ne sono stati fatti, solo promesse, parziali aperture al dialogo o un ulteriore incremento dei prize money generali, ma non un sostanziale ritocco della percentuale sui guadagni, come invece richiesto dai top player. La situazione sembra ora essere cambiata, e forse a smuovere lo status quo è stato l’ingresso di Craig Tiley a guida della USTA, visto il dirigente sudafricano è da sempre molto abile nelle relazioni con i giocatori e che che proprio alle porte dell’avvio dello Slam di New York arriva una indiscrezione importante che indica chiaramente la possibilità di una svolta.
Secondo quanto riporta il ben accreditato quotidiano di Londra Guardian, i quattro tornei del Grande Slam hanno raggiunto un accordo per istituire un consiglio consultivo permanente dei giocatori, in un’iniziativa volta a stemperare il conflitto sui montepremi, seguendo quanto già avviene a livello ATP con il Player Council, organo che non esiste al momento come “mediatore” tra Slam e tennisti. L’intesa potrebbe essere ufficializzata appena prima di US Open, nell’ambito dell’annuncio da parte della USTA del montepremi dello Slam di New York di quest’anno, che per la prima volta dovrebbe superare i 100 milioni di dollari. La riforma dovrebbe prevedere anche un maggiore contributo dei Major al benessere e alla tutela dei giocatori, oltre a garantire loro una rappresentanza realmente significativa nei processi decisionali, cose che lo stesso Jannik Sinner ha sottolineato in più press conference: soldi sì, ma c’è anche dell’altro sul tavolo.
Ai giocatori infatti interessa parimenti l’essere considerati, ascoltati e coinvolti nel processo decisionale di aspetti importanti, come la programmazione delle partite, il welfare, la tutela pensionistica, la maternità ed altro ancora, fattori non marginali nell’interesse degli atleti. Una fonte coinvolta nelle trattative ha sottolineato quanto sia fondamentale per i giocatori poter decidere chi li rappresenterà, come verranno scelti i rappresentanti e quale sarà il loro reale peso nei processi decisionali degli Slam. Sia l’ATP sia la WTA dispongono già di propri player council, i cui membri vengono eletti direttamente dai giocatori e restano in carica per mandati prestabiliti. Questa mossa, l’istituzione di un vero organo politico dei giocatori che possa parlare in modo univoco con i 4 Slam, potrebbe essere la svolta che i giocatori aspettano e che quindi vada incontro alle loro richieste, riportando il sereno nell’ambiente.
Gli US Open, al via il 30 agosto, hanno tradizionalmente offerto il montepremi più alto della stagione. Lo scorso anno il prize money complessivo ammontava a 90 milioni di dollari, ma negli spogliatoi è ormai diffusa la convinzione che quest’anno possa superare per la prima volta la soglia dei 100 milioni. Ma oltre al costante aumento del montepremi, ai giocatori interessa la percentuale sugli introiti: quello è vero “problema”, e forse solo l’istituzione di un vero tavolo di confronto permanente, insieme alla possibilità di far parte dei processi decisionali, potrà sciogliere questo nodo, andando verso la richiesta degli atleti.
