Da tempo il problema della difformità delle palle è uno dei più sentiti dai giocatori, con continue e condivise lamentele sul peggioramento generalizzato della qualità dell’indispensabile strumento di gioco arrivate fino alla stanza dei bottoni e anche presso i produttori. L’ATP, attraverso il suo Presidente Andrea Gaudenzi, mesi addietro ha confermato che la questione è sul tavolo e si sta lavorando per migliorare la situazione, anche per il discorso infortuni oltre per la resa e qualità del gioco. Taylor Fritz ora sposta l’attenzione su di una questione più sottile ma parimenti importante: il californiano attraverso un lungo e dettagliato post social sottolinea la notevole differenza tra le palle che ha trovato nei tornei dell’estate nordamericana e quelle – della stessa marca e qualità – usate per i suoi allenamenti privati e quindi non fornite direttamente da un evento. Una difformità che l’ha costretto addirittura a modificare il suo gioco per arrivare alla stessa potenza e intensità di gioco. È uno sfogo interessante, detto da un Pro di altissimo livello come lui, e che pare sia condiviso anche da altri colleghi. Lo riportiamo integralmente.

“Sta per arrivare un lungo sfogo sulle palline da tennis” inizia il lungo messaggio di Fritz. “Dopo aver giocato a Washington, Cincinnati e agli US Open, oltre ad aver trascorso un’intera settimana ad allenarmi a New York prima del torneo, ho imparato a conoscere alla perfezione le palline Wilson US Open che abbiamo utilizzato e so ESATTAMENTE quale dovrebbe essere la loro risposta quando vengono colpite con la mia racchetta. Erano palline ottime e non ho assolutamente nulla da lamentare riguardo a quelle con cui abbiamo giocato nei tornei di questa estate. Ma da quando sono tornato a casa, gli ultimi due giorni di allenamento con le Wilson US Open sono stati un incubo. Sono vendute, pubblicizzate ed etichettate come le stesse palline, ma il modo in cui escono dalle corde della mia racchetta e la sensazione che trasmettono non potrebbero essere più diversi. Dopo così tante settimane trascorse a utilizzare le palline dei tornei, so perfettamente come dovrebbero reagire. Quelle con cui mi sto allenando sembrano letteralmente palline per bambini con il punto verde: incredibilmente morbide, completamente scariche e incapaci di andare da qualsiasi parte. E, giusto per essere chiari, mi sto allenando su un campo che ha una velocità molto simile a quella dei campi degli US Open”.

“Ho provato palline provenienti da diverse confezioni, proprio per escludere l’ipotesi di un lotto difettoso, ma purtroppo il problema è stato identico in tutti i casi. Anche altri giocatori con cui ho parlato dopo gli US Open hanno descritto esattamente la stessa situazione. La quantità di energia che devo impiegare soltanto per ottenere una normale palla di scambio è assurda. Devo mettere in campo tutto il corpo e colpire a tutta, solo per produrre una palla di scambio decente. Oltre a essere frustrante, ho la sensazione che questo stia creando cattive abitudini. Normalmente non colpirei mai con un’intensità simile, altrimenti manderei le palline contro la recinzione di fondo o arriverei in ritardo su un colpo sì e l’altro pure. Sono costretto a modificare il mio modo di colpire soltanto per compensare il comportamento di una pallina che non ha nulla a che vedere con quella che utilizziamo in competizione”.

Massive tennis ball rant incoming.

After playing Washington, Cincinnati, and the US Open, plus a full week of training in New York beforehand, I got a VERY good feel for the Wilson US Open balls we were using and know EXACTLY what they should feel like off my racket. They were…

— Taylor Fritz (@Taylor_Fritz97) September 10, 2026

“Ed è qui che si arriva al problema più evidente, e al motivo di questo sfogo: dobbiamo poterci allenare con le stesse palline con cui poi giochiamo le partite. E, in passato, non mi sembrava che questo fosse generalmente un problema. Non è sempre stato così. C’era una certa uniformità e le piccole differenze potevano normalmente essere spiegate dal campo o dalle condizioni di gioco. Nell’ultimo anno e mezzo, però, ho notato una differenza davvero significativa tra le palline vendute al dettaglio da Wilson e Dunlop e le rispettive versioni utilizzate nei tornei, che dovrebbero essere identiche. Una differenza tale da cambiare completamente il modo in cui vuoi costruire i punti, prendere rischi sui colpi e, più in generale, giocare gli scambi. Non sto esagerando: a livello professionistico fa davvero una differenza così grande”.

“L’unico aspetto positivo che riesco a trovare dopo aver giocato con queste palline negli ultimi due giorni è che, visto lo sforzo extra richiesto a ogni singolo colpo, almeno ho fatto un ottimo allenamento cardiovascolare: sono costretto a colpire così forte in continuazione! È deludente che tutto questo abbia iniziato a sembrare normale. Allenarsi è molto meno piacevole e molto meno produttivo quando passi il tempo a lavorare con palline che sono così diverse da quelle che utilizzerai quando conta davvero. Ok, sfogo finito. Ora andate tutti a godervi il resto degli US Open”.

Un appello interessante, che esce dalla classica lamentela sulle palle che tempo – sicuramente dopo il periodo del Covid – moltissimi giocatori esternano e spesso prendono anche come scusa per giustificare cattive prestazioni o periodi di forma. Sarebbe interessante ascoltare “la campana” di tornei e produttori, perché il focus proposto da Taylor non per nient’affatto banale.