Cercare il cellulare per venti minuti sotto la pioggia, per poi scoprire di averlo in tasca. Oppure presentarsi all’allenamento con due scarpe destre. Sono gli aneddoti che accompagnano la storia di Clément Chidekh, il francese che a Bruxelles ha conquistato le prime vittorie ATP della carriera e raggiunto per la prima volta i quarti di finale.

A raccontare questi episodi è stato un suo ex preparatore atletico. Piccole distrazioni che restituiscono il ritratto di un ragazzo dai molti interessi, arrivato al circuito professionistico attraverso un percorso diverso da quello più abituale.

Dagli studi di ingegneria al tennis americano

Nato ad Arles nel 2001, Chidekh ha coltivato a lungo la passione per le scienze insieme a quella per la racchetta. Dopo aver conseguito il diploma con un anno di anticipo, ha intrapreso gli studi di ingegneria all’INSA di Tolosa, cercando di conciliarli con gli allenamenti.

Il progetto americano era già nella sua testa, ma inizialmente la destinazione avrebbe dovuto essere l’Università dell’Illinois. Il trasferimento non si concretizzò e il suo percorso lo portò invece a Seattle, alla University of Washington, dove studiò matematica e trovò una struttura capace di organizzare insieme lezioni e tennis.

L’esperienza universitaria diventò una tappa fondamentale. Nel 2022 fu il primo giocatore nella storia dell’ateneo a raggiungere il numero uno della classifica nazionale universitaria di singolare. Nello stesso anno passò al professionismo.

Prima i Challenger, poi la settimana di Bruxelles

La crescita è proseguita gradualmente, attraverso il circuito Challenger. Il suo primo titolo arrivò a Glasgow nel 2024; nello stesso torneo è tornato a vincere all’inizio del 2026, dopo essersi imposto anche a Nottingham.

A Bruxelles ha poi superato le qualificazioni e battuto Botic van de Zandschulp e Jacob Fearnley, guadagnandosi un posto nei quarti. Il percorso si è concluso contro Francisco Cerundolo, ma la settimana gli consente di migliorare il proprio best ranking e avvicinarsi ai primi 130 del mondo.

Imparare a sentirsi al proprio posto

Una parte importante del suo lavoro riguarda la fiducia. Chidekh ha raccontato di aver faticato a sentirsi all’altezza quando entrava nei tornei ATP, imponendosi limiti prima ancora di misurarsi con gli avversari.

Oggi cerca risposte concrete nel lavoro: a Bruxelles è tornato spesso ad allenarsi dopo le partite, per correggere subito ciò che non lo aveva soddisfatto.

Il ragazzo delle due scarpe destre ha così trovato una direzione sempre più precisa. Il suo primo quarto ATP è un passaggio importante per una carriera costruita tra studio, dubbi e pazienza.