L’ennesimo capolavoro di Novak Djokovic non si è concluso secondo copione: la semifinale dell’ATP 500 di Pechino 2026, infatti, finisce con il default di Daniil Medvedev per pallata a uno spettatore. Il russo, sotto nel punteggio 7-5 5-3 15-15, dopo una rincorsa verso una palla irraggiungibile sul suo lato del dritto, ha colpito la pallina una volta rimbalzata sui tabelloni pubblicitari. Con la grazia che lo contraddistingue, Medvedev ha colpito uno spettatore in prima fila, lasciandolo dolorante, e legando le mani al giudice arbitro del torneo: in questi casi, la squalifica è automatica.
La finale è in programma martedì 6 ottobre, e vedrà Djokovic sfidare Alex De Minaur, che ha superato la sua semifinale in seguito al ritiro di Hubert Hurkacz sul 6-4 3-2 per l’australiano.
Alta tensione
Partita intensa, voluta ardentemente da entrambi. La tensione in campo è stato evidente: Djokovic l’ha sfogata verso il suo angolo e verso il giudice di sedia Mohamed Lahyani, accusato di un utilizzo frettoloso dello shot clock (il timer di 25 secondi tra un punto e l’altro, avviato dall’arbitro a sua parziale discrezione). A torto o ragione, il 24 volte campione Slam ha spesso provato a dilatare il tempo a disposizione per recuperare il fiato, al punto di ricevere una rara sanzione di loss of serve (perdita di una prima di servizio dopo due infrazioni di 25 secondi).
Medvedev si è invece dedicato in un paio di occasioni a un’imitazione caricaturale dei lamenti di fatica del suo avversario, a sua volta (implicitamente) accusato di esagerare nelle reazioni, per poi tornare a correre dietro a ogni palla il punto successivo. Insomma, competitività massima, tra due pesi massimi, a loro modo affamati dei successi che un tempo gli venivano più facili.
Il match-up
I due non si incontravano dal 2023: i precedenti dicevano 10 a 5 per il serbo prima di questa partita, il cui livello e fisicità ci hanno riportati (tennisticamente) agli anni a cavallo della pandemia, quando questo match-up era il golden standard del tennis sul cemento. Costanza, tattica, disciplina e ritmo, continue prove d’intensità e cocciutaggine, tutti i punti. L’andamento del punteggio ha riassunto tutto questo in un primo set da 6 giochi su 12 ai vantaggi, oltre 75 minuti di durata, 14 palle break complessive di cui 3 convertite. Stesso copione nel secondo set: le due ore di gioco sono scoccate sul 2-2 del secondo set, che in totale ha fatto registrare 11 palle break complessive e cinque game ai vantaggi.
L’aspetto più sorprendente/probabilmente decisivo della partita è stata la tenuta fisica. È vero che Medvedev viene da 10 giorni pieni di tennis competitivo, ma è stato proprio questo percorso a dimostrare l’ottimo livello atletico ritrovato dal russo. Sicuramente, il Djokovic caracollante visto contro Yunchaokete Bu e messo a dura prova da Alexander Zverev, avrebbe avuto tutto il diritto di patire la durezza degli scambi e calare alla distanza. Dopo i numerosi punti conclusi con le mani sulle ginocchia, il serbo riusciva sempre a ritrovare la lucidità, dimostrando che due set su tre, quando ci tiene, è in grado di battere chiunque (finché il fisico regge).
Il problema Medvedev
Medvedev veniva da sette vittorie di fila, di cui quattro all’ATP 250 di Hangzhou, il terzo titolo stagionale dopo il 250 di Brisbane e il 500 di Dubai. In questa striscia attiva aveva perso solo un set, ai quarti di Hangzhou contro Coleman Wong, capace di strappare il secondo parziale dell’incontro al tie-break. È inoltre saltato all’occhio il rendimento al servizio di Medvedev, il tallone d’Achille del russo in questi ultimi anni di flessione. In battuta sembra tornato quello dei tempi migliori: 96 ace in Cina prima di questa partita (+4 oggi, contro però un ribattitore d’eccezione), più di uno a game, 22 palle break salvate su 25 e oltre il 67% di prime in campo con più dell’80% di conversione in punti.
Numeri che, uniti alla forma e alla fiducia costruite in queste settimane, avevano rimesso Medvedev nella posizione di potersi riposare al servizio per poi usare più benzina in risposta. È anche per questi motivi che la prestazione di Djokovic è stata delle migliori. Dopo aver battuto uno Zverev capace di mettere in campo l’80% delle prime di servizio (23 prime in campo su 24 servizi a disposizione nel secondo set) e 19 ace, il serbo ha pubblicato un altro manuale in lettura dei lanci di palla e decisioni giuste al momento giusto.
E adesso?
L’ex numero uno del mondo si giocherà il 102esimo titolo in carriera contro Alex De Minaur. L’australiano è alla terza finale dell’anno, la prima dalla stagione sull’erba, ed è sempre stato un osso duro per Djokovic. I precedenti dicono 3 a 1 per lui ma, escluso il primo incontro, non ci sono mai stati punteggi netti a suo favore.
Djokovic va per allungare ulteriormente il suo più recente record, ovvero la striscia d’imbattibilità in un singolo torneo del circuito maggiore, in questo caso il 500 di Pechino. La sequenza, arrivata a 33 vittorie consecutive, contiene i sei trofei alzati tra il 2009 e il 2015, e le quattro partite vinte nell’edizione 2026. Con la vittoria della finale, il serbo raggiungerebbe il record assoluto di Monica Seles di 34 vittorie di fila ottenute all’Australian Open.
Decimo nella Race to Turin, con la vittoria in semifinale ha avvicinato proprio il suo prossimo avversario, De Minaur: la finale di martedì 6 ottobre mette in palio anche il nono posto del ranking stagionale. In classifica generale, Djokovic torna numero 10 superando Arthur Fils. Con la vittoria del torneo, salirebbe al numero otto.
