Novak Djokovic ha raggiunto la finale dell’ATP 500 di Pechino 2026 al termine di una semifinale conclusa in modo inatteso contro Daniil Medvedev.

Il russo, sotto nel punteggio 7-5 5-3 15-15 e servizio, dopo una rincorsa verso una palla irraggiungibile sul suo lato del dritto, ha colpito la pallina una volta rimbalzata sui tabelloni pubblicitari, indirizzandola involontariamente sulla fronte di uno spettatore in prima fila, lasciandolo dolorante, e legando le mani al giudice arbitro del torneo: in questi casi, la squalifica è automatica.

Il serbo, in conferenza stampa, ha parlato della partita, dell’obiettivo Los Angeles 2028 e del rapporto con il pubblico cinese, che continua a seguirlo con grande partecipazione.

La partita e il finale inatteso

Djokovic ha definito “scioccante” il finale di match. Il serbo ha spiegato di non essersi inizialmente accorto di quanto accaduto: “Non appena ho colpito il vincente, mi sono girato e sono andato verso l’asciugamano”. Djokovic ha espresso la propria solidarietà a Medvedev, ricordando di aver vissuto una situazione simile agli US Open 2020, quando fu squalificato dopo aver colpito accidentalmente una giudice di linea.

Prima dell’interruzione, la partita era stata particolarmente impegnativa. Djokovic era a tre punti dalla vittoria, ma aveva dovuto affrontare numerose palle break e ha sottolineato la difficoltà di ogni scambio: “Non ho avuto la sensazione di aver ottenuto molti punti gratuiti. C’era da lavorare duramente per ogni punto”. Il serbo ha inoltre definito i due set tra i più lunghi disputati negli ultimi anni e ha ammesso di aver avuto bisogno di recuperare energie tra un punto e l’altro. “È stato molto, molto estenuante”, ha spiegato.

Los Angeles 2028

Il risultato di Pechino ha rafforzato in Djokovic la convinzione di poter ancora competere ai massimi livelli. In vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, il serbo non considera l’obiettivo particolarmente lontano dal punto di vista tennistico: “Quando sto bene fisicamente ho dimostrato molte volte negli ultimi anni di poter battere i migliori giocatori del mondo. È quello che ho dimostrato anche questa settimana”.

Il principale interrogativo riguarda quindi la condizione fisica. “Non sono preoccupato per il mio gioco o per il mio stato mentale. Sono preoccupato soltanto per i problemi di salute fisica che sto cercando di risolvere fino in fondo. Dal punto di vista tennistico, mi sento a un livello sufficiente”, ha spiegato Djokovic, aggiungendo che, una volta risolti completamente questi problemi, non vede ostacoli alla possibilità di arrivare a Los Angeles.

I ricordi di Pechino e i tifosi cinesi

Pechino occupa un posto particolare nella carriera di Djokovic. Il serbo ha ricordato il 2015, una delle migliori stagioni della sua carriera, culminata anche con il successo al China Open: “Probabilmente stavo giocando il miglior tennis della mia vita. Ho ottenuto una delle vittorie più dominanti in un torneo qui nel 2015”. Undici anni dopo, Djokovic continua a sentirsi particolarmente a suo agio nella capitale cinese: “C’è qualcosa in Pechino che continua a spingermi. Mi sento benissimo. Adoro giocare qui”.

Djokovic è in gara per allungare ulteriormente il suo più recente record, ovvero la striscia d’imbattibilità in un singolo torneo del circuito maggiore, in questo caso il 500 di Pechino. La sequenza, arrivata a 33 vittorie consecutive, contiene i sei trofei alzati tra il 2009 e il 2015, e le quattro partite vinte nell’edizione 2026.

A rendere speciale il torneo è anche il rapporto con il pubblico. Djokovic ha raccontato di aver incontrato per diverse sere i tifosi rimasti fuori dal Diamond Court e persino quelli presenti davanti al suo hotel. “Capisco che non tutti abbiano la possibilità di essere presenti sul campo e di avere un biglietto. Apprezzo davvero anche il sostegno delle persone che non sono fisicamente nello stadio”, ha spiegato. Il serbo ha raccontato di essersi fermato per 15-20 minuti con i fan, firmando autografi e scattando fotografie: “Li vedo. Mi accorgo di loro. Cerco di interagire e dimostrare affetto e rispetto”.