L’ITIA aveva già annunciato negli anni passati l’intenzione di voler apportare modifiche importanti al sistema antidoping: dal 2027 ci saranno diverse novità
Il sistema antidoping è, con tutta probabilità, tra gli argomenti più discussi nel mondo del tennis. Nelle ultime ore l’International Tennis Integrity Agency (ITIA) ha pubblicato quelle che saranno le nuove disposizioni sul tema dell’antidoping a partire dal 2027. Un qualcosa che, per chi segue da vicino questo argomento, non è nulla di nuovo: già in passato l’ITIA aveva espresso la volontà di apportare delle modifiche al sistema che si conosce oggi, con la differenza che ora le misure sono definite in tutti i loro punti. Sono due i filoni principali della ‘rivoluzione’ che sarà portata dall’ITIA: da un lato il concetto di ‘contaminazione‘ che si allarga, dall’altra una riforma sul tema dei ‘Whereabouts‘.
Partendo dal primo punto, quello che esiste ad oggi è il concetto di ‘prodotto contaminato‘. Per spiegare questo concetto si può prendere in prestito il caso che ha coinvolto Iga Swiatek: nel 2024 venne scoperta positiva alla trimetazidina, e soltanto dopo opportune verifiche è riuscita a dimostrare che in realtà aveva assunto un prodotto contaminato (nella fattispecie, la melatonina). A partire dal 2027, al contrario, sarà introdotto un concetto più ampio, che avrebbe potuto scrivere un finale differente nella nota vicenda che ha visto protagonista Jannik Sinner. Si tratta del concetto di ‘fonte contaminata‘: in parole semplici, al giocatore resta ovviamente l’onere di dimostrare la fonte della contaminazione – così come accaduto nel caso Sinner – ma ora la contaminazione potrà provenire anche da cibo, bevande, oggetti e contatto fisico. Con tutta probabilità, quindi, se le nuove norme fossero state in vigore quando esplose il caso Clostebol, l’azzurro sarebbe stato trattato al pari dell Swiatek.
Quel che manca, e che invece era stato annunciato in passato, è l’introduzione di una soglia minima di tolleranza per far scattare la positività. Anche in questo caso era stato tirato in ballo Jannik: i due test positivi trovarono una quantità di Clostebol pari rispettivamente a 86 e 76 picogrammi, quindi una grandezza infinitesimale. Tuttavia, l’introduzione di una soglia minima di tolleranza avrebbe portato probabilmente a una mancanza di oggettività nelle valutazioni, in quanto il test può verificare la presenza della sostanza in quel preciso momento, e non quanto ve ne fosse in precedenza.
Il secondo, e più controverso, tema riguarda i Whereabouts. Anche in questo caso è bene ricordare la regola per come la si conosce oggi: tutti i giocatori che sono all’interno del programma antidoping – ovvero 271 – devono comunicare un’ora di reperibilità giornaliera quando sono fuori dalle competizioni, e in caso di tre test mancati (come accaduto in passato a Mikael Ymer) si può arrivare fino a due anni di sospensione. La novità in questo caso è duplice: da un lato i Whereabouts diventano ancora più stringenti, dall’altro però inciderà su un minor numero di giocatori. A partire dal 2027, infatti, i giocatori coinvolti dovranno comunicare la loro fascia di reperibilità per ogni giorno dell’anno, anche quando si trovano ‘in competition’, ovvero quando disputano i tornei. Chi sarà però chiamato a rispettare questa regola saranno, con tutta probabilità, solo i top 20 dell’ATP e della WTA più qualche altro giocatore/giocatrice attenzionata, magari al rientro dopo una squalifica.
Questo punto diventa particolarmente dibattuto, soprattutto considerando quanto rapidamente possono cambiare i piani di un giocatore nel tour. Avere anche l’onere di dover comunicare la propria posizione e una fascia di reperibilità per tutti i 365 giorni dell’anno è un ulteriore responsabilità, tanto del giocatore quando dell’intero team che lo segue.
