Carlos Alcaraz è tornato. E, almeno dopo il primo esame, il ritorno sembra essere andato persino meglio di quanto lo spagnolo potesse immaginare. Dopo oltre quattro mesi lontano dalle competizioni di singolare per l’infortunio al polso destro, il campione in carica degli US Open ha sconfitto Roman Safiullin con un triplo 6-4 6-4 6-4, chiudendo in 2 ore e 22 minuti una partita che rappresentava molto più di un semplice primo turno.
Non tanto per il risultato, quanto per le risposte che Alcaraz cercava dal proprio corpo. La più importante è arrivata immediatamente dopo l’incontro: nessun dolore al polso.
«Ho cercato di divertirmi il più possibile e di non pensare a nient’altro. È facile dirlo, ma molto difficile farlo», ha raccontato in conferenza stampa. «Quando entri in campo per una partita ufficiale, soprattutto in un primo turno Slam, l’obiettivo diventa inevitabilmente vincere. Dopo quasi quattro mesi e mezzo non sai cosa possa succedere, come reagirà il corpo, come reagirà la mente».
Alcaraz ha scelto quindi di procedere quasi punto dopo punto.
«Ho cercato di andare game dopo game, sentendomi bene, godendomi ogni punto e l’affetto del pubblico. Dopo la partita il mio corpo si sente benissimo. Sono davvero felice».
«Il polso non mi fa male, ho giocato normalmente»
Era inevitabilmente la domanda principale della conferenza stampa.
Come sta realmente il polso destro?
La risposta di Alcaraz è stata molto chiara.
«Sì, il polso è completamente libero dal dolore. Mi sento benissimo».
Una dichiarazione particolarmente importante considerando che proprio quel problema lo aveva costretto a fermarsi ad aprile, saltando anche Roland Garros e Wimbledon.
«Non so come sia sembrato dall’esterno, ma dall’interno la mia sensazione è stata quella di aver colpito normalmente. Ho giocato il mio tennis, con il mio stile. Il braccio e il polso si sono sentiti davvero bene».
Non significa che il problema sia definitivamente dimenticato. Alcaraz e il suo team continueranno infatti a mantenere alcune precauzioni.
«Naturalmente continuerò a stare attento nei prossimi giorni e prima delle partite, ma sono molto felice perché finalmente non sento dolore al polso».
Sul campo si è visto un Alcaraz progressivamente più sciolto. Nei primi giochi ha dato l’impressione di non voler forzare completamente servizio e diritto, ma con il passare dei minuti ha iniziato ad accelerare con maggiore convinzione. Un diritto vincente da circa 153 km/h nel primo set è stato forse il segnale più evidente di quanto la fiducia stesse aumentando.
Una giornata iniziata con molti più nervi del solito
Il risultato finale potrebbe suggerire una giornata relativamente tranquilla.
In realtà non è stato affatto così.
Alcaraz ha ammesso che le ore precedenti alla partita sono state tra le più particolari vissute negli ultimi anni.
«Oggi è stata una giornata complicata ma allo stesso tempo bellissima. Ho iniziato la giornata molto nervoso. Davvero, davvero nervoso».
Il motivo non era Safiullin.
Era semplicemente il ritorno alla normalità.
«Continuavo a pensare: finalmente tornerò a competere. Avevo più nervi del normale, ma allo stesso tempo ero felice perché il mio obiettivo qui è competere, divertirmi e vedere come reagisce il mio corpo alla competizione».
Ed è proprio in quel momento che Alcaraz ha raccontato probabilmente l’aneddoto più curioso della sua conferenza stampa.
«In un certo senso avevo dimenticato come fosse una giornata di partita. Durante il riscaldamento non ricordavo nemmeno quello che facevo normalmente».
Dopo anni trascorsi praticamente ogni settimana all’interno della routine del circuito, quattro mesi lontano dalle competizioni sono stati sufficienti per rendere insoliti persino i gesti più automatici.
«Quando parlo dei nervi intendo proprio questo. Dovevo recuperare tutte quelle sensazioni. Non sapevo cosa sarebbe successo una volta entrato in campo e non poter dare nulla per scontato è una sensazione difficile».
«Non so se arriverò al secondo turno o in finale»
Alcaraz è campione in carica, ha già conquistato sette Slam e si presenta in un tabellone senza Jannik Sinner e, dopo la prima giornata, anche senza Novak Djokovic.
Sarebbe quindi facile iniziare immediatamente a parlare della finale.
Lo spagnolo, però, non vuole farlo.
«Non so fino a dove arriverò in questo torneo. Non sapevo nemmeno se avrei perso questa partita, se sarei arrivato al secondo turno oppure in finale. Non lo so».
In questo momento il suo obiettivo è soprattutto riscoprire ciò che gli è mancato.
«Voglio godermi la sensazione di entrare nuovamente in campo, l’energia del pubblico, la competizione, svegliarmi la mattina sapendo che è giorno di partita».
Ed è proprio questo atteggiamento che, secondo Alcaraz, gli ha permesso di giocare con grande libertà contro Safiullin.
«Non mi sto concentrando sui risultati. Per questo oggi mi sono divertito così tanto. Sono venuto qui per godermi tutto questo».
Il servizio è ancora il colpo da ritrovare
Non tutto, naturalmente, è già tornato al massimo livello.
Il fondamentale nel quale Alcaraz ha avvertito maggiormente la mancanza di competizione è stato il servizio.
«Probabilmente è il colpo con cui ho sofferto maggiormente», ha ammesso.
La velocità non è stata sempre quella abituale, anche se Carlos ha spiegato che almeno in parte si è trattato di una precisa scelta tattica contro Safiullin.
«Ci sono giocatori che amano rispondere ai servizi a 200 chilometri orari e che invece fanno più fatica quando servi un po’ più lentamente. Parte della velocità che ho utilizzato oggi dipendeva anche dal tipo di avversario».
Alcaraz non nasconde comunque che ci sia ancora lavoro da fare.
«Proverò a servire meglio. L’obiettivo è tornare a servire normalmente. È un colpo con il quale ho sempre dovuto lavorare molto, ma tornerà sicuramente».
Un dato positivo è arrivato comunque nei momenti più delicati: Alcaraz ha cancellato cinque delle sei palle break affrontate, mostrando già quella capacità di aumentare il livello nei punti importanti che ha contraddistinto le sue stagioni migliori.
Djokovic eliminato: «È una grande sorpresa»
La conferenza stampa è inevitabilmente arrivata anche sulla clamorosa eliminazione di Novak Djokovic, sconfitto da Mariano Navone al primo turno.
Alcaraz ha seguito almeno una parte della partita.
«Ho visto il quinto set. Era la prima volta che Novak perdeva al primo turno degli US Open. È una grande sorpresa, sinceramente».
Djokovic non aveva infatti mai perso all’esordio a Flushing Meadows e non usciva al primo turno di un torneo del Grande Slam dagli Australian Open 2006.
Per Alcaraz è l’ennesima dimostrazione di quanto possa essere pericoloso guardare troppo avanti nel tabellone.
«Quando un giocatore come Novak perde al debutto, naturalmente sorprende. Ma in ogni Slam è difficilissimo superare ogni turno. Ogni avversario è complicato e devi guadagnarti la vittoria dalla prima all’ultima pallina».
Djokovic si trovava nella stessa metà di tabellone dello spagnolo e un eventuale confronto avrebbe potuto arrivare in semifinale.
Ma Carlos non vuole sentirne parlare.
«Sì, era nella mia parte di tabellone, ma sarebbe stato in semifinale. Per me la semifinale in questo momento è lontanissima. Voglio soltanto andare turno dopo turno».
E i capelli? «Durante il torneo resteranno lunghi»
Non poteva mancare una domanda sul look che ha già provocato le battute di Frances Tiafoe.
Dodici mesi fa Alcaraz si era presentato a New York con un taglio cortissimo, demolito scherzosamente dall’amico americano. Stavolta i capelli sono molto più lunghi e il risultato è stato decisamente più apprezzato.
Dopo la vittoria qualcuno ha chiesto allo spagnolo se, per scaramanzia, avrebbe mantenuto lo stesso look.
La risposta è arrivata sorridendo:
«Durante il torneo li terrò lunghi, sicuramente. Dopo vedremo».
Un problema decisamente meno importante rispetto al polso.
Il primo test è superato, ma Alcaraz non vuole ancora guardare lontano
Il prossimo avversario sarà il portoghese Jaime Faria, ma più del nome dell’avversario in questo momento conta ciò che Alcaraz ha scoperto contro Safiullin.
Il polso non fa male. Il diritto può nuovamente viaggiare alla velocità abituale. Il corpo ha risposto bene dopo oltre due ore di partita. E soprattutto è tornata quella sensazione che nessuna sessione di allenamento, per quanto intensa, poteva restituirgli.
La competizione.
«Mi ero quasi dimenticato cosa significasse competere», ha confessato.
La strada verso un altro titolo Slam rimane lunghissima e Alcaraz è il primo a saperlo. Ma se alla vigilia degli US Open la grande domanda era se il suo corpo fosse realmente pronto per tornare direttamente in un torneo al meglio dei cinque set, dopo il primo turno è arrivata almeno una risposta.
Il polso non fa più male e Carlos Alcaraz è tornato a giocare, come dice lui, «normalmente». Per tutti gli altri potrebbe essere già una notizia molto importante.
