L’esperienza del tedesco contro la spregiudicatezza dell’americano: rimane una questione a due per imporsi nella Grande Mela
Dunque, il match clou degli Us Open 2026 sarà un conto da regolare tra marcantoni vicini ai due metri. Il primo, americano di Atalanta, conta cinque lustri scarsi di gaia esistenza e dispone di esuberanza tale da farne un mancino cuor di leone. L’altro, trent’anni dietro l’angolo, è un consumato habitué del tennis che conta. Giunto assai presto ai grandi risultati, il buon Sasha ha disatteso qualche aspettativa prima di affermarsi definitivamente nel miglio finale che conduce alla soglia dei tornei slam.
Ambedue inseguono il sogno del colpaccio nella Grande Mela e per tradurlo in realtà, domani non lesineranno certo su energie e adrenalina. Fuori dall’anonimato, scopriamo che Alexander Zverev conduce 5-0 su Ben Shelton e vanta al suo attivo 25 titoli guadagnati su ogni superficie, compresi un major, due finals e un oro olimpico. Assai di più dei sette maturati tra le mani del giovane Shelton, destinati tuttavia a salire rapidamente vista la recente dendenza del georgiano a camminare sulle acque. Uno da prendere con le molle, incline a un fare risolutivo che incute sudditanza.
Un modo di guardare al gioco che non trova in Zverev una solida sponda, amante com’è più della ragione che della cruda potenza. Non solo! Del n.2 del ranking, corre l’obbligo ricordare che, in un periodo storico diverso, avrebbe sicuramente raccolto assai di più. A lui è toccata la croce di fare da anello di congiunzione tra la seconda era dei Fab Four e la prima in corso del duopolio rampante Alcaraz-Sinner. Una disgrazia non da poco. Coincidenza, in ogni modo, che, se da un lato può essere stata penalizzante, dall’altro ha fatto del tedesco un giocatore di grande esperienza. Un valore aggiunto che sicuramente domani avrà il suo peso specifico dinanzi all’esuberanza di un giovane talento in forte crescita ma ancora acerbo nella manovra tattica.
