Il tennista tedesco ha manifestato il suo malcontento per l’attuale format dei Masters 1000, che costringe a una trasferta nordamericana particolarmente dispendiosa
Continuano le infinite polemiche intorno ai Masters 1000 nordamericani – Open del Canada e Cincinnati – colpiti ancora una volta da molteplici forfait da parte dei primi della classe. L’ultimo in ordine di tempo è quello di Jannik Sinner in Ohio, con l’altoatesino che ha preferito non rischiare nulla in vista degli US Open e guarire a pieno da un fastidio al piede destro. Ma volendo guardare oltre la staccionata, c’è un problema più generale che andrebbe analizzato, e che l’ATP dovrebbe provare a risolvere.
A mettere in luce la problematica è Alexander Zverev, attuale numero 3 del mondo, durante la conferenza stampa di inizio torneo a Montreal. “Se partecipi a tutti i tornei e sei un giocatore di alto livello, spendi sette settimane qui in Nord America. Si tratta di un periodo piuttosto lungo. Questo è il motivo per cui molti giocatori decidono di non giocare in Canada, è una triste realtà”. Con il format dei Masters 1000 spalmato su 12 giorni – entrato in vigore a pieno regime soltanto nel 2025 – l’Open del Canada e Cincinnati finiscono di fatto per sovrapporsi (la finale in Canada si gioca nel giorno in cui prende il via il tabellone singolare in Ohio). Senza contare che il tutto avviene a poche settimane dagli US Open, con gli Slam che ormai sembrano essere diventati il primo e più importante obiettivo dei top player.
La soluzione? Per Zverev non ci sono dubbi, ovvero un ritorno al passato. “Torniamo a come era una volta, è molto semplice. In questo modo potremmo stare qui due settimane, e non sette. Credo sia una soluzione semplice”. Difficile che l’ATP abbracci la soluzione prospettata dal giocatore tedesco, sia per un discorso di tipo economico sia perché significherebbe ammettere un clamoroso buco nell’acqua.
