Alexander Zverev arriva al Masters 1000 di Montreal nelle vesti di principale favorito. Le assenze di Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic hanno aperto sensibilmente il tabellone, ma il tedesco avrebbe preferito ritrovare in Canada anche i principali protagonisti del circuito.
Durante la conferenza stampa precedente al debutto, il numero due del mondo ha indicato nel formato esteso dei Masters 1000 una delle cause delle numerose rinunce. Secondo Zverev, occupare quasi due settimane per ciascun torneo costringe i giocatori a selezionare gli appuntamenti, soprattutto nella fase che precede gli US Open.
La soddisfazione per il titolo al Roland-Garros
Zverev si presenta alla tournée nordamericana dopo i due mesi più importanti della propria carriera. Il tedesco ha finalmente conquistato il primo titolo del Grande Slam al Roland-Garros e ha successivamente raggiunto la finale di Wimbledon.
«Credo che sia stata una grandissima soddisfazione, senza alcun dubbio. Aspettavo da molto tempo quel titolo del Grande Slam e naturalmente sono felicissimo che sia finalmente arrivato», ha raccontato.
Il successo di Parigi non ha però diminuito le sue motivazioni. «Il lavoro continua, perché qui in Nordamerica ci aspettano tre tornei molto importanti. Adesso siamo concentrati su questi appuntamenti».
«I Masters 1000 di due settimane sono troppo lunghi»
Il principale argomento affrontato dal tedesco ha riguardato la durata dei Masters 1000. Zverev comprende le scelte compiute dai colleghi, anche se personalmente ritiene di aver bisogno di disputare più incontri per raggiungere la condizione migliore.
«Credo che alcuni giocatori abbiano bisogno di partecipare a più tornei per entrare in forma, mentre altri necessitino di meno competizioni. Io devo sicuramente giocare ed è per questo che sono qui», ha spiegato.
Il tedesco ha poi collegato direttamente il formato esteso alle assenze delle principali stelle: «Negli ultimi due o tre anni è capitato più volte che giocatori come Alcaraz, Sinner e Djokovic non partecipassero. È una conseguenza dei Masters 1000 di due settimane. Per alcuni giocatori occupano troppo tempo, soprattutto in vista degli US Open».
Il nuovo formato ha modificato anche la programmazione dello stesso Zverev. In passato il tedesco partecipava con maggiore frequenza agli ATP 500 e 250, mentre oggi è costretto a ridurre il numero degli appuntamenti secondari.
«Anch’io ero abituato a disputare più tornei. Giocavo più ATP 500 e 250 quando i Masters 1000 erano più brevi, ma adesso non lo faccio più a causa del tempo che trascorro lontano da casa e all’interno dei tornei».
Zverev non si aspetta di essere subito al massimo
La partecipazione a Montreal rientra in un percorso di avvicinamento graduale agli US Open. Zverev non pretende di esprimere immediatamente il proprio miglior livello, ma considera le partite in Canada fondamentali per crescere in vista dei prossimi appuntamenti.
«Ho bisogno di giocare incontri e tornei. Non credo che esprimerò qui il mio miglior tennis, ma penso che, proprio grazie alla partecipazione a Montreal, giocherò meglio a Cincinnati e, con un po’ di fortuna, raggiungerò il massimo livello a New York».
Il tedesco ha anche rivelato che la rinuncia al torneo canadese era stata presa seriamente in considerazione dal suo team: «In realtà, abbiamo pensato anche noi di saltare Montreal quest’anno, ma alla fine abbiamo deciso di partecipare».
Una scelta dettata dalla necessità di ritrovare il ritmo competitivo dopo la pausa successiva a Wimbledon. Zverev vuole arrivare agli US Open con un numero sufficiente di incontri nelle gambe, anche a costo di non presentarsi immediatamente nella migliore condizione possibile.
La finale di Wimbledon persa contro Sinner
Zverev è tornato anche sulla sconfitta subita contro Sinner nella finale di Wimbledon. Il tedesco ha riconosciuto la superiorità mostrata dall’italiano nei momenti decisivi, pur ritenendo di aver avuto la possibilità di trascinare l’incontro al quinto set.
«I due mesi che ho vissuto sono stati fantastici. Naturalmente volevo vincere Wimbledon e quella finale, ma dall’altra parte della rete c’era un avversario che sa perfettamente come giocare incontri di quel tipo. Sinner ha disputato una partita fenomenale».
«È stato un grande confronto e forse sarebbe potuto durare un po’ di più. Credo che avrei potuto portarlo al quinto set. Nel complesso, però, è stato un ottimo torneo e in quel periodo ho giocato moltissimo».
Dopo la lunga parentesi tra terra battuta ed erba, Zverev ha deciso di fermarsi per recuperare: «Sono andato in vacanza per una settimana, poi ho ripreso ad allenarmi e ho cercato di prepararmi nel miglior modo possibile per questa tournée».
«Voglio affrontare i migliori»
Nonostante un tabellone più favorevole, Zverev non ha festeggiato le rinunce di Sinner, Alcaraz e Djokovic. Il tedesco considera il confronto con i principali rivali un passaggio fondamentale per valutare il proprio livello prima di un torneo del Grande Slam.
«Vuoi sempre competere contro i migliori, soprattutto prima degli US Open. Allo stesso tempo, però, comprendo perfettamente la loro decisione».
Riferendosi in particolare ai numerosi confronti disputati con Sinner, Zverev ha aggiunto: «Credo che ci siamo affrontati più di qualsiasi altra coppia di giocatori del circuito in questa stagione. Naturalmente non è positivo continuare a perdere contro lo stesso avversario, ma questo dimostra che probabilmente siamo stati i due giocatori più continui dell’anno. Da questo punto di vista è un dato positivo».
Bonus e penalizzazioni non convincerebbero Djokovic
Zverev si è mostrato particolarmente netto davanti all’ipotesi di utilizzare bonus più elevati o penalizzazioni nella classifica per convincere le stelle a partecipare a tutti i Masters 1000.
«Pensate davvero che a Novak interesserebbe ricevere un bonus maggiore? Se dovessi fare una stima, direi che possiede più di 400 milioni sul conto in banca, quindi non sono sicuro che gli importerebbe. Non credo che gli interessi neppure la classifica».
Il tedesco ritiene che una discussione sugli obblighi di partecipazione avrebbe senso soltanto ripristinando il vecchio formato settimanale.
«Volete farci perdere posizioni se non giochiamo? Se tutto tornasse come prima e i Masters 1000 durassero una settimana, potremmo anche parlarne. Ma se ci obbligate a rimanere lontani da casa per due settimane e mezzo o tre durante gli Slam e fate praticamente la stessa cosa con i Masters, non potete poi costringerci a giocare. Mi dispiace, ma è una sciocchezza».
Zverev ha ricordato che un incentivo economico esiste già: «Se partecipi a tutti e nove i Masters 1000, ricevi un bonus al termine dell’anno. Quindi questo incentivo esiste già».
Il numero uno rimane un obiettivo
La tournée nordamericana avrà un’importanza particolare anche per la classifica. Zverev non nasconde di voler raggiungere per la prima volta la vetta del ranking ATP, ma ritiene che concentrarsi esclusivamente sui punti possa diventare controproducente.
«Sì, diventare numero uno è certamente uno dei miei obiettivi. Credo però che la priorità debba essere sempre quella di esprimere il miglior tennis possibile, perché in seguito i risultati arriveranno da soli».
«Le vittorie nei tornei e la crescita nella classifica saranno una conseguenza. Finché rimani concentrato sul miglioramento, sul perfezionamento del tuo gioco e sulla possibilità di dare il massimo, tutto il resto arriverà dopo».
Zverev comincia quindi il torneo di Montreal da favorito, ma anche con una visione molto chiara sui problemi del circuito. Il tedesco ha scelto di giocare perché ha bisogno di competere, ma comprende chi preferisce fermarsi: finché i Masters 1000 occuperanno quasi due settimane, obblighi, bonus e penalizzazioni difficilmente potranno garantire la presenza costante di tutte le stelle.
