L’olandese viene fuori da un altro match al quinto con Gea dopo la vittoria con Bergs
NEW YORK – Sul dritto dell’avversario stampato sul nastro, che gli aveva appena regalato la vittoria, ha stretto il pugno e poi ha accennato un sorriso verso il suo allenatore, l’ex pro Roman Sluiter. Tutto qui: niente urla, nessun tuffo sul cemento, nessuna pallata scagliata verso il pubblico del campo 17. Se questa esultanza dopo aver vinto una partita durata 5 ore e 13 minuti (appena due in meno della celebre sconfitta di Sinner contro Alcaraz di quattro anni fa) non vi sembra adatta al momento, non conoscete Botic Van de Zandschulp, olandese di trent’anni assolutamente impermeabile alle emozioni e ai festeggiamenti che siamo abituati a vedere sui campi da tennis. «Non sono uno che si sdraia per terra dopo una vittoria», ha ripetuto più volte e Botic ha tenuto fede anche qui a questo suo modo di fare, romanticamente antiquato, malgrado la qualificazione raggiunta ai quarti di finale degli Us Open, come gli era già successo nel 2021, quando battè tra gli altri un giovane Shelton (nelle qualificazioni) e poi Ruud. Ora affronterà Zverev, in un confronto inedito.
Il nostro Botic non è un campionissimo, aspetta ancora di festeggiare il primo trionfo nel circuito, un paio di anni fa ha meditato anche il ritiro per i risultati che non arrivavano e i frequenti infortuni al piede, però è un atleta che in giornata diventa temibile, grazie soprattutto ad un servizio che può essere un’arma molto pericolosa, scagliata com’è dai suoi 191 centimetri di altezza. Soprattutto, Van de Zandschulp ha sviluppato nel corso degli anni una caratteristica particolare, quella di saper battere i più forti, e in occasioni importanti. E’ stato l’ultimo a sconfiggere Alcaraz a Flushing Meadows (tre set a zero due anni fa), nel 2024 ha anche chiuso la straordinaria carriera di Nadal nei singolari di Coppa Davis battendolo senza troppo soffrire a Malaga, e aggiungiamoci anche il successo su Djokovic un anno fa a Indian Wells. Qui ha superato in tre set De Minaur, poi ne ha dovuti impiegare cinque per sconfiggere Bergs e il sorprendente Gea, rimontando da zero set a due e annullando anche un match point, in quello che è diventato il quarto match più lungo (dal 1991) nella storia degli Us Open. «E’ stata una rimonta pazzesca – ha detto sul campo, dopo la vittoria – sono ancora in piedi e questa è un’ottima cosa. Credo che questo mio torneo sia anche migliore del primo quarto di finale raggiunto a New York».
Botic, numero 29 nel 2022, è attualmente 70° nel ranking ma è già sicuro di aver guadagnato una trentina di posizioni. Quest’anno vanta come miglior risultato le semifinali sulla terra di Bucarest, per racimolare qualche soldo (evidentemente non gli bastano i 7 milioni di euro incassati finora in carriera) è andato a giocare la Bundesliga, dove tra l’altro ha perso dal nostro Giustino, ma le luci di New York sembrano esaltarlo. «Contro Gea ho giocato in modo un po’ disordinato, sento che non sono ancora nella mia forma migliore. Però posso avvicinarmi…». Fossimo in Zverev, non saremmo tanto tranquilli.
