Anche nell’edizione 2026 dello US Open è polemica per l’odore di marijuana sui campi da gioco e, in particolare, sul famigerato ‘Court 17’, dalla lunga tradizione di lamentele. Il campo è infatti il più vicino, considerato l’intero impianto tennistico dell’Open newyorkese, al Corona Park di Flushing Meadows, dove pare sia abitudine consolidata il consumo di cannabis all’aria aperta.

La polemica

A riportare in luce la polemica, quest’anno, è stata la tennista britannica Katie Boulter, la quale, durante le consuete interviste pre-torneo, ha espresso, come riportato dalla testata ‘The Guardian’, il suo disappunto: “Scendendo nei campi di allenamento e giù nei campi del parco, ne senti molto l’odore. Non ne sono una grande fan. So che molti giocatori si sono lamentati su alcuni campi specifici”. “In passato ne ho sentito l’odore durante una mia partita. È qualcosa che non vorrei sentire nel bel mezzo di un match. Cerchi di concentrarti e poi, ovviamente, questo ti distrae dal momento ed è l’ultima cosa desiderabile. Non vuoi distrazioni. Quindi non ne ero un grande fan”.

Al coro si sono aggiunte anche le connazionali Francesca Jones e Harriet Dart. La Jones, scherzosamente, ha raccontato di averla presa sul ridere nel 2025, quando chiese all’arbitro “E’ normale?” e lui rispose “Sì”, e poi ancora la Jones “Ecco perché sto giocando così bene!”. Ma nel 2026 le cose saranno diverse, e cercherà di concentrarsi unicamente sul match. A prenderla alla leggera anche la Dart, qualificatasi allo slam come ‘Fran’: “È dappertutto, no? È quel che è. E siamo tutti nella stessa barca”.

I precedenti

Ma il rapporto tra lo US Open e l’odore di marijuana è stretto e va avanti da anni. Oltre un decennio fa, nel 2014, Martina Hingis, in un match di doppio giocato insieme a Flavia Pennetta, aveva fatto notare all’arbitro un forte e sospetto odore di fumo, episodio che all’epoca venne associato dalla stampa proprio alla cannabis. Poi fu la volta di Nick Kyrgios, nel 2022, che si definì “asmatico” e durante il match di secondo turno contro Benjamin Bonzi disse al giudice di sedia di non voler sentire quell’odore mentre correva da una parte all’altra del campo. Il 2023 fu l’anno dove la polemica raggiunse i massimi livelli, con le lamentele per il Court 17 in ben tre occasioni distinte, da parte di Maria Sakkari, Alexander Zverev e Marketa Vondrousova. Infine, prima della Boulter, nel 2025 Casper Ruud riaprì il caso, e la stampa danese arrivò a definire ‘Hash court’ il campo vittima degli afrori provenienti dal Corona Park.

La posizione dell’USTA

In una dichiarazione riportata nuovamente dalla stampa britannica, la USTA ha sottolineato che “Pur non potendo controllare ciò che accade al di fuori del complesso del Billie Jean King National Tennis Center, continuiamo a vigilare attentamente per garantire la sicurezza di tutti“. Certamente il curioso episodio può strappare un sorriso ad alcuni, ma va ricordato che la performance degli atleti ne può uscire seriamente compromessa.