La prima finale Slam è un traguardo da celebrare, ma Ben Shelton non vuole fermarsi. Dopo aver superato Frances Tiafoe, l’americano si presenta all’ultimo atto degli US Open 2026 con una convinzione precisa: il giocatore che domenica affronterà Alexander Zverev ha più soluzioni e maggiore consapevolezza rispetto al passato.

Il tedesco ha vinto tutti e cinque i precedenti, ma Shelton non considera quel bilancio una condanna. A New York ha già superato ostacoli che in passato lo avevano fermato e adesso vuole completare il percorso nella partita più importante della sua carriera.

“Il lavoro non è ancora finito”

In conferenza stampa, il primo pensiero è stato per le persone che lo accompagnano.

“È incredibile essere in questa situazione. Sono entusiasta soprattutto per il mio team, perché ci sono tante persone che mi sostengono, che hanno trascorso moltissimo tempo con me e hanno dedicato la loro vita alla mia crescita e al mio tennis. Sono molto felice per loro, ma ovviamente non finisce qui. Il lavoro non è ancora concluso. Non vedo l’ora di avere un’altra opportunità di scendere in campo e dare il massimo domenica”.

La soddisfazione non gli ha fatto perdere di vista l’obiettivo. Anzi, Shelton ha raccontato di essere rimasto sorpreso dalla propria tranquillità nei momenti decisivi della semifinale.

“Mi ha stupito quanto mi sia sentito calmo in campo, soprattutto verso la fine. Ero tranquillo, sicuro di me e concentrato. Credo che sia quello che serve per trovarsi in queste situazioni e vincere al massimo livello. È qualcosa di molto mentale”.

Una sensazione diversa rispetto all’euforia provata dopo il successo su Carlos Alcaraz.

“Dopo la partita precedente mi sentivo in cima al mondo. Questa volta, invece, sono stato molto più metodico nell’approccio e nella concentrazione. Ho portato a termine il lavoro e ora posso voltare pagina e pensare alla finale”.

La sfida a Zverev: “Ho molte più armi”

Il passaggio più significativo riguarda proprio la possibilità di battere per la prima volta il tedesco. Shelton non promette una partita perfetta: rivendica piuttosto la capacità di trovare risposte quando le cose si complicano.

“La chiave qui è stata risolvere i problemi. Ero sotto 0-1 con Tsitsipas e 0-3 con Carlos; Foe mi aveva battuto l’ultima volta che avevamo giocato su questo campo. È stato un percorso in salita, quindi mi sento completamente pronto alla sfida di trovare soluzioni”.

Poi l’affermazione che sintetizza la sua fiducia: “Mi sento un giocatore diverso. Sento di avere molte più armi. Conosco la mia identità, mi sento a mio agio con me stesso e so cosa mi serve per giocare al massimo livello”.

Questo non significa aspettarsi che tutto funzioni immediatamente.

“Non scenderò in campo ogni giorno trovando tutto perfetto e naturale fin dal primo momento. Ma è proprio questa la difficoltà del nostro sport, e anche la sua bellezza. Affronto la sfida con entusiasmo, con la voglia di risolvere i problemi che si presenteranno domenica. So cosa mi aspetta e non ho mai avuto tanta fiducia nel mio gioco”.

I nervi ci saranno, ma Shelton vuole godersi il momento

La prima finale Slam porta inevitabilmente emozioni nuove. L’americano non cerca di negarle.

“I nervi ci sono sempre, bisogna saperli affrontare. Per me sono presenti al primo turno come in semifinale e sono sicuro che sarà lo stesso in finale. È qualcosa da superare, ma io mi sto divertendo”.

Il valore dell’avversario rende la sfida ancora più stimolante.

“Affronto la prima testa di serie in una finale Slam. Gioco contro un campione Slam mentre cerco di conquistare il mio primo titolo. Sapere che posso lasciare tutto in campo, spingermi al limite assoluto e vedere di cosa sono capace è una prospettiva davvero entusiasmante”.

La crescita passa anche dalle abitudini quotidiane

Shelton lega il salto di qualità a un cambiamento che va oltre i singoli colpi: allenamento, gestione delle emozioni, alimentazione e sonno fanno parte dello stesso lavoro.

“Devi essere eccellente in ogni aspetto per diventare un campione in questo sport. Guardando chi ci è riuscito prima di noi, capisci fino a che punto devi spingerti per provare a diventare il migliore. Non sono mai stato così impegnato nella mia carriera e nel diventare la migliore versione di me stesso”.

Sul piano tecnico, indica progressi concreti.

“La risposta, la stabilità da fondo, anche il servizio e il modo in cui costruisco i miei turni di battuta sono migliorati. È cresciuta anche la mia capacità di restare concentrato a lungo. Tutti questi fattori si sono uniti e mi hanno aiutato a giocare al livello attuale”.

Il padre Bryan e il rispetto per Tiafoe

Al suo fianco c’è il padre e allenatore Bryan, con il quale condivide un percorso costruito senza misurare tutto attraverso il risultato immediato.

“Affrontiamo le sconfitte e cerchiamo di migliorare. Ci godiamo insieme le vittorie, ma restiamo concentrati. Lui pensa a lungo termine e si interessa molto più al processo che ai risultati. Credo che sia per questo che abbiamo formato un’ottima squadra”.

Non manca infine il riconoscimento all’amico sconfitto in semifinale.

“Frances stava giocando benissimo e mi creava tanti problemi. Ho dovuto cercare soluzioni e cambiare il mio modo di giocare. Bisogna riconoscergli il merito per il suo tennis di questa estate, per la persona e l’amico che è. Condividere il campo con lui è un piacere”.

Ora resta Zverev. Shelton arriva alla finale senza dimenticare le sconfitte del passato, ma convinto di avere nuovi strumenti per cambiare il risultato: “Il lavoro non è ancora finito”.