Si ferma al terzo turno il cammino di Jasmine Paolini agli US Open 2026. La tennista italiana è stata sconfitta da Sorana Cirstea con il punteggio di 6-3 6-3, al termine di una partita nella quale non è riuscita a esprimere il proprio miglior tennis. L’azzurra era stata avanti di un break in entrambi i set, sul 2-0 nel primo e sul 3-1 nel secondo, ma ha pagato i troppi errori e una condizione fisica ancora lontana da quella ideale.
Alla vigilia Paolini aveva sottolineato la necessità di aumentare l’intensità contro un’avversaria in grande fiducia. In campo, però, la numero uno italiana non è riuscita a dare continuità ai momenti positivi. Al termine dell’incontro non ha cercato giustificazioni, analizzando con grande lucidità le difficoltà incontrate.
Paolini: «Non mi sentivo al meglio fisicamente»
«È stata una giornata complicata. Non mi sentivo al meglio fisicamente, lo sapevo e lo sentivo. Forse anche per quello sono stata un po’ negativa», ha ammesso Paolini dopo la sconfitta.
L’azzurra ha provato a rimanere aggrappata alla partita anche nei momenti più difficili, ma non è riuscita a trovare la necessaria continuità: «Ho cercato comunque di restare lì, di spronarmi e di non lamentarmi, ma facevo fatica e credo si sia visto: tanti errori e poca lucidità».
Una prestazione che ha evidenziato la necessità di recuperare ritmo e fiducia dopo le settimane condizionate dal problema al piede: «C’è da lavorare, sia fisicamente sia a livello tennistico. Devo cercare di colpire tante palle, una cosa che forse mi è mancata un po’. Oggi è stata una giornata tosta, sinceramente».
I break di vantaggio e i passaggi a vuoto
Paolini ha avuto le proprie opportunità. Nel primo set è scappata sul 2-0, mentre nel secondo si è portata avanti 3-1. In entrambe le occasioni, tuttavia, Cirstea è riuscita a reagire approfittando dei passaggi a vuoto dell’italiana.
«Ci sono stati tanti alti e bassi. La verità è che non ci sono molte cose da salvare nella giornata di oggi», ha riconosciuto Jasmine. Il rammarico riguarda soprattutto l’atteggiamento tenuto nei momenti in cui il suo tennis non funzionava come avrebbe voluto.
«Potevo essere un po’ più positiva, anche se le cose erano difficili. Cercavo di ripetermi di fare con quello che avevo e di accettare la situazione, ma non ha funzionato».
Il problema al piede e la fiducia nei movimenti
Il problema fisico che ha rallentato la preparazione di Paolini sta progressivamente rientrando, ma il periodo trascorso lontano dal campo ha inevitabilmente lasciato qualche conseguenza. In particolare, l’azzurra ha spiegato di non aver ancora recuperato pienamente sicurezza nei movimenti.
«Quando siamo arrivati qui abbiamo cercato di lavorare molto su questo aspetto, perché mi sono accorta che in alcune situazioni facevo più fatica a muovermi e forse anche a fidarmi del mio corpo», ha raccontato.
Le sensazioni sembravano essere migliorate, ma la partita contro Cirstea ha nuovamente evidenziato alcune difficoltà: «Ogni giorno è diverso. Stesso discorso per il servizio: non so se non spingo al massimo con i piedi. Stiamo cercando, piano piano, di ritrovare sicurezza e forza».
Paolini non nasconde che avrebbe potuto fare qualcosa in più, ma prova comunque a valutare con equilibrio il proprio torneo: «Potevo fare di più, sicuramente, però poteva anche andare peggio. Devo prendere il lato positivo delle cose».
«Sono tornata a competere: queste partite mi aiuteranno»
Il principale aspetto positivo è rappresentato proprio dal ritorno alle competizioni. Prima degli US Open, infatti, Paolini era rimasta per quattro settimane senza toccare la racchetta, concentrandosi soprattutto sul recupero fisico.
«Il lato positivo è che sono arrivata qui e sono tornata a competere. Non è stato facile tornare dopo quattro settimane senza toccare la racchetta. Ho fatto preparazione fisica, ma ovviamente non quella in campo, con la corsa».
Nonostante una condizione ancora imperfetta, l’azzurra è riuscita a disputare tre incontri a New York: «Ho cercato di adattare gli allenamenti e di lavorare sotto tutti gli aspetti, però la parte di campo e di partita non sono allenabili. Alla fine ho giocato tre partite: non perfette, assolutamente, ma credo e spero che possano aiutarmi per il finale di stagione. L’obiettivo è alzare ancora il livello».
Paolini: «Il tennis porta il fisico al limite»
In conclusione, Paolini ha allargato la propria riflessione alle crescenti esigenze del tennis professionistico. Secondo l’azzurra, l’aumento della velocità e dell’intensità del gioco sta rendendo sempre più difficile preservare il corpo durante una stagione particolarmente lunga.
«Il tennis sta andando in una direzione sempre più fisica e veloce. Ogni anno il livello si alza, quindi bisogna stare al passo con la velocità. Più la velocità aumenta, più tutti fanno fatica», ha spiegato.
La gestione del calendario diventa quindi fondamentale: «Il tennis è diventato questo: velocità, forza e molta fisicità. È uno sport che fisicamente ti porta al limite e credo sia normale che, anche mentalmente, si arrivi un po’ più stressati in certe situazioni. Bisogna fare programmazioni intelligenti. Non è facile, perché il calendario è abbastanza fitto, ma noi stiamo cercando di farlo, adattandoci anche agli infortuni».
La sconfitta contro Cirstea lascia amarezza, ma le tre partite disputate a Flushing Meadows possono rappresentare un’importante base di ripartenza. Per Paolini, adesso, la priorità sarà recuperare completamente la condizione fisica e ritrovare quella fiducia nei movimenti indispensabile per esprimere nuovamente il suo miglior tennis.
