La rinascita di Stefanos Tsitsipas è una delle storie più sorprendenti degli US Open 2026. Il greco, reduce da due stagioni complicate tra problemi fisici, continui cambiamenti e una profonda crisi di risultati, ha raggiunto per la prima volta in carriera gli ottavi di finale a Flushing Meadows.
Dopo aver eliminato Arthur Fils e Lloyd Harris, Tsitsipas ha superato anche la testa di serie numero 18 Jiri Lehecka, rimontando il ceco con il punteggio di 2-6 6-1 7-6(3) 6-1. Una vittoria costruita dopo un avvio difficile e diventata progressivamente più netta grazie agli aggiustamenti apportati nel corso dell’incontro.
Al termine della partita, l’ellenico ha raccontato il proprio nuovo stato d’animo, soffermandosi sulla riduzione della pressione, sui problemi alla schiena che lo avevano tormentato e sul ritorno a una racchetta capace di restituirgli le sensazioni del passato.
Tsitsipas: “Ho dovuto accettare il brutto inizio”
Il primo set contro Lehecka sembrava riportare alla luce tutte le difficoltà degli ultimi mesi. Il ceco è partito a grande velocità, lasciando pochissimo tempo al greco per organizzare il proprio tennis. Tsitsipas, però, non si è disunito e ha atteso il momento giusto per cambiare l’inerzia della sfida.
“Non è stato il miglior inizio per una partita così importante. Non ero affatto contento del modo in cui era cominciato l’incontro e di quanto fossi rimasto indietro. Ho dovuto accettarlo, perché una partita può sempre evolversi, cambiare e prendere una direzione differente. Il momento favorevole ha le sue onde e arriva a ondate”, ha spiegato.
L’ex numero tre del mondo ha cercato di rimanere aggrappato alla partita senza farsi condizionare dal dominio iniziale dell’avversario: “Stavo semplicemente aspettando di capire se qualcosa potesse cambiare. Lui era partito come se fosse in fiamme e non mi stava concedendo molto ritmo”.
I piccoli cambiamenti tattici hanno progressivamente ribaltato lo scenario: “Ho sentito che alcuni aggiustamenti mi hanno permesso di impormi un po’ di più e di restare dentro il set. Non si trattava tanto di iniziare a vincere, quanto di rimanere nel parziale e non perdere il servizio. Una volta trovato quell’equilibrio, è diventata una battaglia per capire chi avrebbe ceduto per primo”.
Meno aspettative e una nuova libertà mentale
Una delle chiavi della trasformazione di Tsitsipas è rappresentata dalla diversa pressione con cui sta affrontando il torneo. Per anni il greco si è presentato negli Slam come uno dei principali favoriti, accompagnato dalle aspettative derivanti dalla classifica e dalle due finali Major disputate.
Adesso la situazione è cambiata e Tsitsipas sembra aver ritrovato una libertà che gli permette di esprimersi senza essere ossessionato dal risultato.
“Quando sei molto in alto nel ranking e sei testa di serie in un torneo come questo, non solamente una testa di serie ma uno dei grandi favoriti, la sensazione con cui entri in campo è un po’ diversa”, ha riconosciuto.
“Adesso non sento di avere troppe cose di cui preoccuparmi. Sto semplicemente giocando e divertendomi. Se le cose vanno bene, vanno bene”.
Il greco ha spiegato di essersi affidato anche a un principio legato alla filosofia antica: “Nella mia testa cerco di accettare questa antica filosofia greca: prepararmi allo scenario peggiore prima di entrare sul campo di battaglia, in questa zona di guerra, se vogliamo chiamarla così. Ho già accettato che possano verificarsi situazioni davvero negative”.
Un approccio che gli consente di gestire diversamente gli imprevisti: “Non sarà sempre tutto ideale come vorrei. Affrontare una partita con questa mentalità mi permette di vedere ciò che sto facendo in campo da una prospettiva leggermente diversa. Ho imparato nel corso della carriera che anche troppo ottimismo e troppa fiducia possono finire per danneggiare il tuo gioco”.
Il calvario della schiena: “La preoccupazione quotidiana ti distrugge”
Dietro il crollo degli ultimi due anni non ci sono state solamente ragioni tecniche o mentali. Tsitsipas ha dovuto fare i conti con continui problemi alla zona lombare, che gli impedivano di allenarsi e competere senza timori.
“Non riuscivo a trovare continuità nei tornei. Ogni volta che cominciavo ad avere un po’ di slancio, la schiena iniziava a farmi male. È stato un anno molto strano, con tantissimi alti e bassi, perché non c’era alcuna stabilità”, ha raccontato.
Il dolore lo aveva accompagnato già durante l’Australian Open, prima di concedergli una breve tregua sulla terra battuta: “In Australia ho giocato con mal di schiena. Durante la stagione sulla terra le cose si erano stabilizzate e avevo iniziato a sentirmi meglio, fino al quarto di finale contro Fils a Barcellona. A quel punto il dolore è tornato e ha creato una grandissima incertezza”.
La parte più difficile era rappresentata dal dubbio di non riuscire a concludere le partite: “Quando la preoccupazione è presente ogni giorno, ti distrugge. Avevo smesso di godermi gli allenamenti perché il mio corpo faceva male. Arrivavo a una partita e il primo pensiero era: ‘Riuscirò a finirla?’. Prima non era nemmeno una domanda che mi ponevo”.
“Sentivo di dover affrontare molte battaglie differenti, sia interne sia fisiche. Tutto questo genera caos dentro di te e molta frustrazione. Questa stagione potrebbe non essere la migliore della mia carriera, ma almeno ogni mattina mi sveglio felice di non avere dolore. So di poter andare ad allenarmi senza l’incertezza legata alla reazione del mio corpo”.
Il ritorno alla Wilson Blade V7
Un altro passaggio fondamentale ha riguardato l’attrezzatura. Negli ultimi mesi Tsitsipas ha provato differenti racchette, cercando un modello che gli garantisse maggiore potenza e rotazione e che, contemporaneamente, riducesse il carico sul fisico. I cambiamenti, però, gli avevano fatto perdere sensibilità e controllo.
Per questo motivo il greco è tornato alla Wilson Blade V7, una racchetta che conosce molto bene.
“Ho attraversato diversi cambiamenti di racchetta e devo ammettere che la decisione aveva molto a che fare con il mio corpo, soprattutto con la zona lombare. Durante tutta la carriera ho dovuto utilizzare moltissimo il fisico per giocare”, ha spiegato.
Il modello provato in precedenza gli offriva maggiore potenza, ma non era completamente adatto alle caratteristiche del suo tennis: “Mi dava più potenza, più effetto ed era complessivamente più facile da utilizzare, ma la mia identità è più lineare e anche il mio gioco lo è”.
“Cercavo qualcosa che mi facesse sentire a casa. Quello che sento come casa è la versione che sto utilizzando adesso. È la racchetta con cui giocavo da ragazzo ed è quella che conosco meglio. Sono un giocatore che ha bisogno di controllo e so che la Blade può offrirmelo insieme alle rotazioni quando ne ho bisogno”.
Particolarmente importante è il rapporto tra la racchetta e il suo caratteristico rovescio: “Non direi che sia necessariamente una racchetta di potenza, ma riesce a unire gli elementi classici del gioco con gli aspetti moderni del tennis. Per il rovescio a una mano credo sia una delle migliori racchette disponibili”.
Il ruolo di Mouratoglou nella rinascita
Alla crescita di Tsitsipas sta contribuendo anche la riorganizzazione del suo gruppo di lavoro. Patrick Mouratoglou guida il progetto tecnico e ha intensificato la collaborazione con il greco dallo scorso giugno, mentre Thomas Perrin segue quotidianamente il giocatore. Una struttura che ha restituito stabilità e chiarezza a un tennista reduce da numerosi cambiamenti. ([A USTA Event][2])
Il lavoro del nuovo team, il miglioramento delle condizioni della schiena, il ritorno alla Blade V7 e la riduzione delle aspettative sembrano aver ricomposto il puzzle. Tsitsipas non ha ancora raggiunto il livello che lo aveva portato alle finali del Roland Garros e dell’Australian Open, ma a New York ha finalmente ritrovato il piacere di competere.
Per la prima volta in carriera il greco è nella seconda settimana degli US Open. Un traguardo tutt’altro che scontato considerando il punto dal quale era ripartito e che rende la sua rinascita una delle storie più affascinanti dell’edizione 2026.
