Tredici ore e 50 minuti di tennis, quattro incontri terminati al set decisivo e una partita conclusa alle 3.33 del mattino. La decima giornata dello US Open 2026 resterà tra le più lunghe, emozionanti e singolari nella storia del torneo. Una maratona cominciata con la sofferta vittoria di Aryna Sabalenka su Linda Noskova e terminata nel cuore della notte con l’impresa di Ben Shelton contro Carlos Alcaraz.
In mezzo è successo praticamente di tutto: rimonte impossibili, match point cancellati, lacrime, abbracci e persino un divertente siparietto tra Shelton e la fidanzata Trinity Rodman.
Shelton spezza finalmente la maledizione dei Top 3
Il risultato più sorprendente è stato quello ottenuto da Ben Shelton. Il numero uno statunitense ha eliminato il campione in carica Carlos Alcaraz con il punteggio di 6-7(5) 6-1 6-3 1-6 7-6, imponendosi 10-7 nel super tie-break dopo quattro ore e 28 minuti.
Il successo ha permesso al ventitreenne della Florida di interrompere una vera e propria maledizione. Prima di questa notte aveva perso tutti i 17 incontri disputati contro giocatori classificati tra i primi tre del mondo. Il diciottesimo tentativo è stato quello giusto, proprio contro un avversario che lo aveva sconfitto nei tre precedenti confronti diretti.
Shelton ha chiuso la partita nel modo più rappresentativo possibile: un ace a 235 chilometri orari sul match point. Una soluzione che ha fatto esplodere il pubblico dell’Arthur Ashe e gli ha consegnato la seconda semifinale della carriera a New York, tre anni dopo quella raggiunta nel 2023.
“È stata una guerra, una partita epica e molto fisica. Sicuramente la più divertente della mia carriera”, ha raccontato Shelton dopo aver eliminato lo spagnolo.
L’incontro, cominciato alle 23.05, è terminato alle 3.33 locali, stabilendo il nuovo primato per la conclusione più tardiva di una partita dello US Open. Il precedente record apparteneva ad Alcaraz e Jannik Sinner, che nel 2022 avevano terminato il loro quarto di finale alle 2.50.
Shelton ringrazia tutti, Trinity Rodman: “E io?”
Dopo la vittoria, Shelton ha voluto rendere omaggio alle persone rimaste nel suo box fino alle prime ore del mattino. L’americano ha ringraziato il proprio team, la famiglia, gli amici e il pubblico di New York, protagonista di continui cori “USA”.
Poi ha rivolto un pensiero particolare a due persone: “Spero che il mio migliore amico e mia sorella non debbano andare a lavorare alle sei, fra tre ore. Sarebbe bello se i loro datori di lavoro concedessero loro un giorno libero”.
Proprio in quel momento la regia ha inquadrato Trinity Rodman, attaccante della nazionale statunitense di calcio e fidanzata di Shelton. La sua reazione è diventata immediatamente virale: ha allargato le braccia e, sorpresa per non essere stata menzionata, ha esclamato sorridendo “E io?”.
Un siparietto leggero dopo una partita carica di tensione. Rodman aveva seguito l’intero incontro dal box di Shelton e, al termine, aveva festeggiato insieme al tennista e alla sua famiglia.
La rimonta di Tiafoe e le lacrime di Michelsen
Qualche ora prima, sullo stesso campo, Frances Tiafoe aveva completato un’altra impresa. Il numero 11 del tabellone ha rimontato il connazionale Alex Michelsen, vincendo 5-7 3-6 7-5 6-3 7-6, con il super tie-break concluso 10-6.
Michelsen aveva servito per il match sul 5-4 del terzo set e si era trovato avanti 3-0 anche nel quinto. A due punti dalla sua prima semifinale Slam, il ventiduenne statunitense ha però subito il ritorno di Tiafoe, che ha completato la rimonta dopo quattro ore e 38 minuti.
La scena più significativa è arrivata dopo l’ultimo punto. Tiafoe ha rinunciato momentaneamente a festeggiare e si è diretto verso Michelsen, scoppiato in lacrime. I due si sono stretti in un lungo abbraccio, con il giovane americano che ha pianto sulla spalla dell’avversario.
“Appena l’ho abbracciato mi sono accorto che stava già piangendo. Gli ho detto che so quanto possa fare male”, ha raccontato Tiafoe.
Il semifinalista ha ricordato di aver vissuto sconfitte simili contro Alcaraz nel 2022 e Taylor Fritz nel 2024. A Michelsen ha quindi rivolto parole di conforto: “Tornerai molte altre volte a giocare partite così. Probabilmente io sarò su una sedia a dondolo quando accadrà”.
Michelsen ha apprezzato il gesto: “Stavo cercando di trattenermi, ma non ci sono riuscito. Frances mi ha detto cose molto belle e personali. È stato un grande”.
The moment speaks for itself 👏 pic.twitter.com/pMznM5f5H9
— US Open Tennis (@usopen) September 8, 2026
Quattro battaglie e quasi 14 ore sull’Arthur Ashe
La giornata era iniziata con un’altra partita decisa al tie-break dell’ultimo set. Aryna Sabalenka aveva battuto Linda Noskova per 7-6(1) 3-6 7-6, chiudendo 10-7 con un coraggioso ace sulla seconda di servizio.
Successivamente Jessica Pegula aveva rimontato Emma Navarro con il punteggio di 3-6 6-4 6-3. La statunitense aveva dovuto attendere a lungo negli spogliatoi a causa della durata delle partite precedenti e, guardando l’abbraccio tra Tiafoe e Michelsen, aveva ammesso di essere scoppiata a piangere.
“Uno stava vivendo il giorno più bello della sua vita e l’altro probabilmente il peggiore. Il tennis può offrire due esperienze completamente opposte nello stesso momento”, ha osservato Pegula.
In totale, il pubblico dell’Arthur Ashe ha assistito a 13 ore e 50 minuti di gioco effettivo. Tutti e quattro i quarti di finale sono arrivati al set decisivo e due si sono conclusi al super tie-break.
Una giornata interminabile che ha prodotto due semifinali di grande fascino: Sabalenka ritroverà Pegula, mentre Shelton affronterà Tiafoe in un derby che garantirà la presenza di un tennista statunitense nella finale maschile. Ma, oltre ai risultati, resteranno soprattutto le immagini: il tabù spezzato da Shelton, l’espressione divertita di Trinity Rodman e le lacrime di Michelsen sulla spalla di Tiafoe.
