Il tedesco punta al secondo sigillo Slam nella terza finale maggiore consecutiva stagionale ed ha vinto i cinque precedenti con Ben; questi, 23 anni, sogna di diventare il primo americano a trionfare in un major dopo Roddick (2003)

Una posta in gioco altissima, per entrambi. Ben Shelton e Alexander Zverev sono i protagonisti di una sfida storica per l’ambitissimo titolo dell’ultimo Slam dell’anno; una sfida che vale tantissimo, dal punto di vista sportivo e umano, che oppone due atleti molto diversi tra loro ma accomunati da un fuoco sacro, una passione di famiglia e sogni di gloria che li hanno spinti oltre il limite. Zverev punta ad entrare nella rosa dei pluricampioni Slam, privilegio concesso ad un’élite ristretta, in una stagione che, a 29 anni, lo ha visto sbocciare definitivamente nelle prove major grazie al trionfo al Roland Garros e alle successive finali di Londra e Flushing Meadows. In caso di successo, sarebbe inoltre il quinto tennista tra quelli ancora in attività a vincere più di uno Slam, dopo Djokovic, Alcaraz, Sinner e Wawrinka. La vittoria di Shelton, invece, regalerebbe agli Stati Uniti un campione major

dopo 23 anni dalla vittoria di Roddick, allo US Open 2003. Il trionfo di Andy, infatti, avvenne esattamente un mese prima che Ben nascesse… quando si dice il destino! Per non parlare del profondo significato per l’intera comunità afro- americana se Ben trionfasse sull’Arthur Ashe Stadium, 58 anni dopo la gloriosa vittoria dello stesso Ashe, nel 1968! Arthur disputò la finale a New York anche nel 1972.

Sulla carta il tedesco è favorito avendo sempre vinto contro l’americano nelle loro cinque sfide precedenti: tre sul duro, una su terra e una su erba; l’ultimo incontro è avvenuto nel 2025, nel round robin delle Nitto ATP Finals. Ora, però, a New York, Ben è un giocatore di un’altra pasta e, inoltre, il « fuoco d’artificio » del tifo sull’Arthur Ashe Stadium avrà certo il suo peso nel galvanizzare ulteriormente il beniamino di casa. Tuttavia, Ben dovrà

considerare attentamente l’esperienza e la strategia di Sascha; senza contare che il suo gioco sfrenato e la poca pazienza potrebbero fargli perdere lucidità e permettere all’avversario di imbrigliarlo nel suo tennis martellante. Dopo il tanto agognato primo trionfo al Roland Garros, Zverev è inarrestabile. Finalista anche a Wimbledon e ora a New York, il n. 2 del mondo supera perfino Sinner nella Race per Torino grazie alla vittoria in semifinale con Khachanov. Sempre più consapevole di sé e del proprio potenziale, Sascha giunge così alla sua sesta finale major, la seconda allo US Open dopo quella persa contro Thiem nel 2020. Atleta che, in sei anni, ha saputo crescere, risollevarsi e trasformarsi, il tedesco, in caso di vittoria, diventerebbe il primo tennista nato negli anni Novanta a vincere più di un titolo major (Medvedev e Thiem, infatti, ne hanno vinto soltanto uno). Sarebbe inoltre il secondo tedesco a sollevare la coppa a New York dopo Becker (1989) e il quarto giocatore dell’Era Open a vincere i suoi primi due Slam nella stessa stagione dopo Connors, Vilas e Sinner. Non solo. Zverev è il secondo tennista più anziano dopo Djokovic a raggiungere la finale Slam su tutte le superfici in una stessa stagione. Egli punta al suo 26esimo titolo in carriera e ha disputato altre 18 finali. La sua corsa a Flushing Meadows lo ha visto crescere di livello partita dopo partita, anche se non ha incontrato nessun top 20; dopo aver domato al quinto set Sonego e Halys al primo e secondo turno, ha inanellato quattro vittorie in tre set con Tabilo, Darderi, van de Zandschulp e Khachanov, vincendo in totale cinque tie-break sui sette disputati.

« Big Ben », n. 9 del mondo, invece, è l’eroe nazionale di questo US Open. Giunge alla sua prima finale Slam a 23 anni e, come detto, in caso di vittoria,

diventerebbe il primo statunitense a sollevare un trofeo major dopo Roddick (2003). L’ultimo tennista a stelle e strisce a disputare una finale Slam è stato Taylor Fritz (US Open 2024, sconfitto da Sinner). Atleta straordinario e dai colpi travolgenti, Shelton è in grande ascesa e quest’anno è riuscito a realizzare quel salto di qualità necessario che ancora gli mancava per entrare nella corte dei grandi. Più maturo e in controllo, nel 2026 il tennista di Atlanta ha messo in bacheca quattro dei sette sigilli conquistati finora, tra cui il secondo titolo in Canada, un mese fa, oltre a quelli di Dallas, Monaco e Stoccarda. Un tennis, quello di Shelton, che fa i « fuochi d’artificio » ma ora gestito con maggiore calma e concentrazione rispetto al recente passato. E poi l’americano è una forza della natura. Non per niente Alcaraz lo ha definito « una bestia » – ovviamente nell’accezione positiva del termine – dopo la sconfitta subìta al quinto set nei quarti, proprio per sottolinearne l’irruenza, la solidità e la forza devastante. Shelton giunge in finale dopo partite lottate contro Griekspoor, Hurkacz, Shapovalov, Tsitsipas, Alcaraz e Tiafoe. È inoltre il quarto tennista mancino a raggiungere una finale Slam negli anni Duemila, dopo Ivanisevic, Puerta e Nadal.

Ma cosa ci aspettiamo dal match? Grandissima potenza e aggressività da parte dell’americano, dal drittone mancino, appunto. E poi cannonate al servizio, capace di viaggiare alla bellezza di 240km/h, con cui ‘Big Ben’ si apre il campo per dilagare con spinte asfissianti e continui attacchi. Dall’altra parte della rete, Zverev è maestro nel controllo degli scambi e nell’aumentare progressivamente l’intensità. E poi la battuta, con la quale il n. 2 del mondo non è da meno, considerando che ha vinto il 92% dei game al servizio e ha messo a segno finora nel torneo il 79% dei punti con la prima palla. Senza dimenticare l’esperienza. Sascha è ormai campione navigato, consapevole, più paziente e riflessivo rispetto al passato, abituato alla pressione e ai grandi palcoscenici, rafforzato dalla vittoria fondamentale di Parigi e dalla finale di Londra. Tuttavia, qualunque sia l’esito della finale, sarà una bella storia. E, forse, l’aspetto più significativo che accomuna i due contendenti è, appunto, il background famigliare che li accompagna fin da quando erano bambini: entrambi sono allenati dal papà, Alexander Zverev Sr (insieme al fratello di Sascha, Mischa, ex n. 25 del mondo e la madre Irina, ex giocatrice) e Bryan Shelton, ex n. 55 ATP (1992). Due storie famigliari e di tennis in cui la passione per la racchetta e l’esempio della pazienza e del lavoro sono una costante fonte d’ispirazione per ambire, nel tempo, alla migliore versione di se stessi.