«È stata una vittoria di cattiveria». Flavio Cobolli ha riassunto così, ai microfoni di SuperTennis, il successo ottenuto all’esordio agli US Open contro l’argentino Francisco Comesaña. Una battaglia durata quattro ore e venti minuti, nella quale il romano ha recuperato uno svantaggio di due set, completando per la prima volta in carriera una rimonta di questo tipo.
Cobolli non ha nascosto le difficoltà incontrate nella parte iniziale dell’incontro, attribuendole soprattutto alla pressione avvertita alla vigilia dello Slam newyorkese, al quale si è presentato come l’italiano con la migliore classifica tra quelli inseriti nel tabellone maschile.
«L’avevo detto nei giorni scorsi, c’è tanta pressione. Esordire su questo campo significa che sto facendo cose molto belle. Ho iniziato la partita un po’ teso e non riuscivo a trovare l’energia che questo match meritava», ha spiegato l’azzurro.
Una tensione che gli ha impedito di esprimere inizialmente il suo miglior tennis, permettendo a Comesaña di conquistare i primi due parziali. Cobolli, però, ha tenuto a chiarire che le difficoltà non sono state provocate da problemi tecnici.
«Il mio team sarà un po’ arrabbiato per come ho iniziato la partita, ma è successo soltanto per fattori esterni. Non è il tennis che mi manca», ha aggiunto.
Il cambio di abbigliamento e la svolta della partita
Al termine del secondo set Cobolli ha lasciato momentaneamente il campo per andare in bagno e cambiarsi completamente. Una scelta anche scaramantica, attraverso la quale il romano ha provato a interrompere l’inerzia negativa della partita.
«Ho cercato di cambiare qualcosa. Ho cambiato anche l’outfit, magari quello precedente portava un po’ di sfortuna», ha raccontato sorridendo nell’intervista a caldo.
Il momento decisivo è arrivato proprio quando Cobolli si è ritrovato con le spalle al muro. Sotto di due set e senza più margine di errore, l’azzurro ha ritrovato aggressività, energia e fiducia, riuscendo a cambiare completamente il volto dell’incontro.
«Quando non avevo più nulla da perdere, sotto due set a zero, sono uscito dal campo e mi sono detto che potevo ancora ribaltarla», ha spiegato.
Da quel momento il romano ha iniziato a giocare con maggiore libertà, imponendo progressivamente il proprio ritmo e trascinando la sfida fino al quinto set. Una rimonta costruita soprattutto grazie alla capacità di non arrendersi nei momenti più complicati.
«Se vinci dopo essere stato sotto di due set significa che non hai mollato e che hai sempre creduto di potercela fare», ha sottolineato Cobolli.
«Quattro ore e venti al primo turno non sono mai positive»
Il lungo incontro potrebbe inevitabilmente lasciare qualche conseguenza dal punto di vista fisico. Cobolli, tuttavia, preferisce concentrarsi sulle sensazioni positive ricavate dagli ultimi tre set e si è detto fiducioso nella propria capacità di recuperare in vista del prossimo impegno.
«Certo, giocare quattro ore e venti minuti al primo turno non è mai positivo. Mi porto dietro, però, tutta l’energia che sono riuscito ad accumulare negli ultimi tre set. Sono sicuro che il mio fisico mi aiuterà a recuperare e che riuscirò a giocare molto meglio nel prossimo match».
Determinante, secondo il romano, è stato anche il sostegno ricevuto dal suo angolo durante tutta la partita. Pur consapevole che il suo staff non sarà soddisfatto dell’approccio iniziale, Cobolli sa di aver fornito una risposta importante dal punto di vista caratteriale.
«Penso che saranno da un lato un po’ arrabbiati per come ho iniziato, ma allo stesso tempo fieri di me», ha concluso.
Una vittoria sofferta e dispendiosa, ma dal grande valore emotivo. Cobolli ha iniziato gli US Open mostrando ancora una volta la qualità che più lo contraddistingue: la capacità di rimanere dentro la partita e continuare a lottare anche quando la situazione sembra ormai compromessa.
