Lorenzo Musetti ha gli occhi della tigre. Quelli di chi è stato privato di qualcosa, di chi ha voglia di dimostrare e di chi ha fame. Fame di vincere. L’esordio allo US Open 2026 con Arthur Fery è una passeggiata di salute: 6-3 6-3 7-5 in due ore e dieci minuti di gioco. Se il fisico lo permetterà, questa nuova versione di ‘Muso’ è da tenere sott’occhio nel corso del torneo. Potrebbe regalare più di qualche sorpresa. Tra le tante note positive della partita ce n’è una che spicca più delle altre: il rumore ritrovato della pallina del carrarino una volta fuori dal piatto corde. Un suono secco, chiuso, piatto. Quello che ci riporta alle vecchie memorie del Musetti che siamo abituati a conoscere. Un uomo è in salute quando ha un regolare battito cardiaco, un tennista quando la sua racchetta suona come un violino in un’orchestra. Certo, Fery ci ha messo del suo. Il britannico ha avuto ritmi incostanti per tutto il match, e fatta eccezione per un buon terzo set, è sembrato ben lontano dalla forma vista a Wimbledon. Ma nulla toglie alla prestazione pura ed equilibrata di Lorenzo, che a parte il piccolo calo di tensione finale, è stato lucido in tutte le diverse fasi della sfida. Per lui ora secondo turno contro l’australiano Dane Sweeny, approdato dopo il ritiro di Corentin Moutet al primo round. New York è la città dei grattacieli e Musetti ha appena iniziato la sua scalata.

LA PARTITA

Inizio sciolto tanto per Musetti quanto per Fery. I primi game scorrono rapidi ai rispettivi servizi, con scambi brevi e grande incisività in battuta. ‘Muso’ carbura come un diesel e alza i giri del motore al settimo game: 15-40 e due palle break. Al carrarino ne basta una. 4-3. Vantaggio consolidato, con Fery che poi rischia di inciampare su se stesso, concedendo set point dopo un doppio fallo. Il britannico salva tutto con una grande smorzata di rovescio, ma solo per un attimo. Musetti ha fretta di chiudere ed è cinico sull’ulteriore punto del set per il 6-3.

Il secondo parziale si riempie di increspature. Fery sembra essere ben distante dalla sua miglior versione vista ai Championships di giugno, ma nonostante la discontinuità nei colpi e nelle scelte, tiene botta. La prima palla break del set ‘Muso’ se la guadagna al sesto gioco e la griffa con il suo marchio di fabbrica: rovescio lungolinea e pugno verso il suo angolo. Con qualche piccolo strascico, l’azzurro allunga al game successivo per poi chiudere nuovamente sul 6-3.

Nel terzo set Fery ritrova fiducia. Il britannico torna a farsi sotto con prorompenza, portandosi sul 2-0. ‘Muso’, sfilacciato e stordito dalla carica rivale, ritrova stabilità dopo due game poco lucidi e dal terzo gioco in poi, è perfetto. O quasi. Perché dopo due break consecutivi e un match point il carrarino si perde nuovamente e dà l’occasione al rivale di rientrare in partita. Appuntamento rimandato poco più tardi. Il 7-5 conclusivo incide la parola fine sul match.