Alla vigilia dello US Open 2026, in programma sul cemento di New York dal 30 agosto al 13 settembre, i due nomi da battere restano quelli di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Il numero uno del mondo, fresco campione di Wimbledon, e lo spagnolo, che a inizio anno ha trionfato agli Australian Open, sono i riferimenti assoluti del tennis maschile. Eppure uno Slam è una corsa lunga e imprevedibile, e non mancano gli interrogativi: entrambi arrivano a New York dopo aver rinunciato al Masters 1000 di Cincinnati per problemi fisici – al ginocchio Sinner, al polso Alcaraz, quest’ultimo lontano dai campi ormai da mesi. Terreno fertile, insomma, perché qualche inseguitore provi a inserirsi nella lotta al titolo o a complicare il cammino dei favoriti. Ecco quattro profili da tenere d’occhio.

Alexander Zverev: l’outsider più credibile

Alle spalle dei due fenomeni, il giocatore dal profilo più solido è senza dubbio Alexander Zverev. Il tedesco sta vivendo la miglior stagione della carriera: a Parigi ha conquistato il suo primo titolo del Grande Slam, imponendosi al Roland Garros 2026, e occupa stabilmente le posizioni di vertice del ranking, il più vicino a Sinner. Sul cemento le sue qualità si esaltano: un servizio pesante, grande peso di palla da fondo campo e la capacità di reggere gli scambi prolungati senza cedimenti. Doti che, unite all’esperienza nei match al meglio dei cinque set e a una lunga consuetudine con le fasi calde degli Slam – a New York fu finalista nel 2020 -, ne fanno il candidato numero uno a rompere il duopolio. Definirlo semplice outsider, a conti fatti, è quasi riduttivo.

Alex Michelsen: il giovane che può sorprendere

Tra i quattro, il profilo più vicino alla definizione di vero outsider è quello di Alex Michelsen. Statunitense, classe 2004 (compirà 22 anni proprio durante il torneo), è uno dei giovani di maggior talento del vivaio a stelle e strisce, cresciuto e particolarmente a suo agio sul cemento. Chi vuole valutare il possibile exploit di un underdog, come Michelsen, e limitare eventuali perdite per una giocata così difficile, può consultare una panoramica delle offerte dedicate ai nuovi iscritti e conoscere le opzioni disponibili sulle principali piattaforme italiane. Il suo è un tennis pulito e ordinato da fondo campo, con un rovescio a due mani affidabile e una spiccata capacità di leggere lo scambio. Non a caso ha già saputo firmare colpi di rilievo, come la vittoria su Taylor Fritz a Indian Wells, che racconta il suo margine di crescita. Serviranno continuità e freddezza nei momenti che contano, ma il potenziale per far saltare il tabellone a qualche testa di serie c’è tutto.

Novak Djokovic: il fattore esperienza

Impossibile parlare di potenziali guastafeste senza citare Novak Djokovic. Il campione serbo, ancora saldamente tra i primi del mondo, ha dimostrato di poter competere ai massimi livelli: a inizio stagione ha raggiunto la finale agli Australian Open, dove ha ceduto ad Alcaraz dopo aver eliminato in semifinale, in cinque set, proprio Sinner. A trentanove anni ciò che lo rende temibile non è più la brillantezza atletica, ma un bagaglio quasi unico: la gestione dei momenti di pressione, la lettura tattica e la capacità di cambiare pelle al proprio tennis nel corso di una partita. Su un campo che lo ha incoronato quattro volte, e con la fame di chi continua a inseguire nuovi record, Djokovic resta l’avversario che nessuno vorrebbe incrociare in un match al meglio dei cinque set.

Ben Shelton: la potenza al servizio del cemento americano

Chiude l’elenco Ben Shelton, uno dei prodotti più elettrizzanti del tennis statunitense. Il mancino ha nel servizio la sua arma più devastante – prime palle che viaggiano stabilmente oltre i 200 chilometri orari – abbinato a un gioco aggressivo, votato ad accorciare gli scambi e a chiudere a rete. A New York può contare anche sulla spinta del pubblico di casa, un fattore tutt’altro che trascurabile, e sul ricordo della semifinale raggiunta nel 2023. La stagione 2026, impreziosita da diversi titoli e da un best ranking da top five, conferma la sua crescita. L’incognita, semmai, riguarda la continuità: mantenere questo livello per più turni consecutivi e reggere l’urto nei confronti diretti con i migliori sarà la prova che ne definirà le reali ambizioni.

Sinner e Alcaraz, dunque, partono con i favori del pronostico, ma lo US Open può essere condizionato anche dagli inseguitori. Zverev rappresenta il profilo più consolidato, forte del trionfo al Roland Garros 2026; Michelsen è la possibile sorpresa della nuova generazione; Djokovic incarna il fattore esperienza; Shelton è la minaccia legata soprattutto al cemento americano. Perché il valore di un outsider non si misura solo dalla possibilità di alzare il trofeo: a volte basta un singolo colpo di scena, una vittoria contro un big, per cambiare completamente la fisionomia di uno Slam.