Matteo Berrettini, che proprio a New York si confermò nell’élite del tennis mondiale raggiungendo la sua prima semifinale Slam nel 2019, ha parlato a SuperTennis al Media Day dello US Open 2026. Il romano sembra aver raggiunto un nuovo equilibrio: “Ho capito che devo stare bene, creare un ambiente che mi fa stare bene con il mio team, con le persone che mi sono accanto. Grazie a quello poi posso arrivare in campo e gestire determinate difficoltà”.

Dove molto ebbe inizio

Non tutto, ma una gran parte del tennista che poi è diventato Berrettini è sbocciata sui campi di Flushing Meadows: “Questa città mi ha dato tantissime gioie, purtroppo anche qualche delusione, una grossa – ha detto, senza specificare, ma probabilmente riferendosi alla distorsione alla caviglia rimediata contro Arthur Rindernkech nel 2023 – Questo è uno Slam, è chiaramente un torneo più importante degli altri, ma so che non dovesse andare bene ce ne sarà un altro. Vorrei che New York sia una città da cui prendo energia“. Il record dell’ex numero sei del mondo allo US Open è al di sopra di ogni sospetto: 19 vittorie e 8 sconfitte, una semifinale e altri due quarti di finale raggiunti.

Rivincita per Wawrinka

Come al primo turno di Wimbledon 2026 tra Stan Wawrinka e Berrettini, durato quattro tie-break e più di quattro ore, i due sono stati sorteggiati all’esordio anche in questa occasione. Stan, all’ultima stagione e torneo dello Slam in carriera, è un campione che ha dovuto imparare a metabolizzare le sconfitte e a trasformale in energia positiva: “I grandi sportivi accettano che dei limiti esistono, ma poi riescono a superarli. Non sono mai stato un grande fautore dell’ossessione, per me l’ossessione deve essere sana, non ho mai barattato la mia salute mentale e fisica per questo sport”.

Ambizione

Il romano ha poi parlato della sua quotidianità, confessando che chi non la vive con lui farebbe fatica a immaginare la quantità di lavoro che c’è dietro a ogni prestazione in campo: “Mi spingo al limite tutte le settimane, anche se sembra assurdo da dire. Alcune volte dico al mio team che sarebbe veramente interessante avere una telecamera nascosta da qualche parte e far vedere agli altri quello che succede”.

Una continua sfida con i propri limiti: “Negli ultimi mesi ne sono successe un po’ di tutti i colori, anche questa trasferta americana non è stata semplicissima ma ogni volta che scendo in campo trovo la forza per sconfiggere quanto mi sta succedendo. Questo credo che sia ogni giorno superare il proprio limite“.