US Open 2026 è stato un torneo ricco di storie, cadute rovinose e anche qualche sorpresa. Tra queste ultime rientra certamente il buon livello di gioco espresso da Stefanos Tstisipas, capace di eliminare all’esordio Arthur Fils (uno dei giocatori più attesi dopo il successo a Cincinnati), al terzo Jiri Lehecka e issarsi fino agli ottavi, dove il servizio super di Ben Shelton è stato implacabile. Resta uno Slam eccellente per il greco rispetto al suo livello medio delle ultime due stagioni, costellate da cocenti sconfitte e ben poche soddisfazioni, perso in un tennis depotenziato, ben poco “cattivo” e un tourbillon di frustrazioni mentali troppo forti per consentirgli di giocare al massimo del suo potenziale. Ne ha passate diverse anche dal punto di visto fisico, tra una schiena malandata e altro, tanto che Tsitsipas per molti aveva già imboccato il viale del tramonto, incapace di reagire e scrollarsi di dosso negatività e problemi personali-familiari. La decisione di interrompere finalmente il rapporto lavorativo col padre è stato il primo passo verso una svolta, e l’aver scelto per ripartire coach Mouratoglou è stata forse la scelta migliore: i due si conoscono da sempre visto che “Stef” fin da piccolo ha frequentato la Academy di Biot, e a suo fianco nelle ultime settimane c’è Thomas Perrin, tecnico di valore da sempre nell’entourage dell’allenatore francese.
Proprio Mouratoglou ha spiegato attraverso i suoi canali social come è intervenuto last-minute (i due hanno iniziato a lavorare assieme pochi giorni prima dell’avvio di US Open) nel gioco e mentalità di Tsitsipas, trovando immediatamente quella scossa necessaria e riprendere la retta via. Infatti in campo, sia contro Fils che per tutto il torneo, il greco è parso più sereno, focalizzato, offensivo e soprattutto incisivo, con colpi non così lontani da quelli che gli hanno permesso di vincere per tre volte a Monte Carlo e disputare due finali Slam (perse entrambe contro Djokovic tra Parigi e Melbourne).
“Che cosa è stato fatto su Tsitsipas a New York? Innanzitutto, arrivare alla partita con un piano ben preciso, e penso che lui ne avesse uno molto valido” afferma Mouratoglou. “Parlo dal punto di vista strategico. In secondo luogo, assicurarsi che riuscisse a competere bene. Credo che il modo in cui parlava a se stesso nelle settimane precedenti non fosse quello ideale, perché guardavo le sue partite e all’inizio era un giocatore migliore rispetto a quanto non fosse alla fine. Questo è un segnale che il giocatore non sta parlando a se stesso in un modo che gli permetta di alzare il proprio livello, ma al contrario si sta trascinando verso il basso. Nel match contro Fils invece, è riuscito a cambiare il modo in cui parlava a se stesso. Ne avevamo parlato prima. È stato un aspetto fondamentale, così come è stato fondamentale continuare a farlo per tutto il torneo”. È una riflessione corretta: Tsitsipas è partito discretamente contro Fils, ma la potenza del francese l’ha messo sotto, arrivando vicino a ritrovarsi in svantaggio per due set a zero. Ma sul finale del secondo parziale, Stefanos ha cambiato marcia iniziando ad attaccare maggiormente il rovescio del rivale, tenendo un’attitudine assai più aggressiva e non dando mai una palla comoda da spingere al diritto del parigino. Contro break, rimonta e vittoria, in una partita che nessuno si immaginava potesse vincere, visto il livello di Fils mostrato a Cincinnati e quello modesto del greco nell’ultimo periodo. Invece… è successo un mezzo miracolo, una rinascita forte di mentalità, attitudine e anche un diverso uso del rovescio.
“L’ultimo elemento chiave è stato il rovescio in slice, un colpo che in precedenza non utilizzava molto” continua Mouratoglou. “In passato, penso che il suo slice di rovescio tendesse un po’ a galleggiare. Ha fatto progressi incredibili sotto questo aspetto. Il fatto di riuscire ogni volta a giocare uno slice molto basso, molto veloce e molto profondo gli ha dato la possibilità di girare intorno al rovescio e utilizzare più spesso il diritto. È stato quindi anche un’arma tattica molto importante per il suo gioco“. Altra considerazione assai corretta. Il lato sinistro di Stefanos è elegante alla vista, ma poco efficace perché non anticipa, non riesce a mettere molto peso all’impatto del rovescio “pieno”, generando una traiettoria poco incisiva e spesso preda degli avversari. Invece un utilizzo maggiore e tatticamente più evoluto del rovescio in back gli fornisce un duplice vantaggio: difensivo, perché sbaglia assai di meno affrontando le accelerazioni dell’avversario; offensivo perché proponendo una traiettoria bassa e lenta, il rivale non ha una palla comoda da incontrare mentre Tsitsipas può girarsi poi col diritto e attaccare. Più o meno quello che ben riesce al Berrettini “doc”, per intendersi.
“Il sorteggio era estremamente difficile. Sono contento che Stefanos abbia battuto due giocatori della top 20 e abbia ottenuto il suo miglior risultato in questo US Open, ma più di ogni altra cosa sono felice per i suoi progressi”, continua Mouratoglou. “Penso che abbia fatto passi avanti molto importanti perché è estremamente concentrato, sta lavorando duramente e sono anche orgoglioso del modo in cui ha lottato, un aspetto che era un po’ mancato nel mese precedente e persino nelle settimane precedenti, perché questa volta ha saputo competere davvero molto bene. Credo che qualcosa sia scattato durante questo US Open e sono felice di vederlo. Sono sicuro che porterà questo nuovo Stefanos nei prossimi tornei, nella tournée asiatica e per tutta la stagione indoor”. Tsitsipas con gli ottavi a US Open è risalito al numero 44 del mondo, ancora molto lontano da quella top 10 occupata stabilmente tra il 2019 e il 2023. La strada è lunghissima, gli avversari forti e più giovani, ma la versione del greco ammirata a New York può farcela.
