Toni Nadal sceglie Carlos Alcaraz per il suo stile di gioco, ma esclude un ritorno nel circuito come allenatore. In un’intervista a 20minutos, il tecnico maiorchino ha parlato del confronto tra lo spagnolo e Jannik Sinner, chiarendo le proprie preferenze e tornando sul tema degli infortuni nel tennis moderno.
“Mi piace di più il gioco di Carlos”
Prima di esprimere la propria scelta, Toni riconosce il lavoro svolto dai rispettivi team: non conosce nel dettaglio i metodi di preparazione, ma i risultati dimostrano che entrambi hanno trovato una strada efficace.
“Se dovessi scegliere tra i due, in termini generali sceglierei Carlos. Personalmente mi piace di più il suo stile di gioco, anche se devo riconoscere che Jannik Sinner ha dimostrato anche quest’anno di essere un grandissimo giocatore. Non saprei dire chi dei due sia migliore, ma per le mie preferenze personali propendo per Carlos”.
Una predilezione che riguarda dunque il gusto personale, senza trasformarsi in un giudizio definitivo sul valore dei due rivali. Nell’apprezzamento per Alcaraz entrano anche aspetti che vanno oltre i colpi.
“Oltre a essere un giocatore molto completo e pericoloso in campo, mi sembra un ragazzo molto equilibrato e intelligente”.
La scelta di maggio e il futuro da allenatore
Lo scorso maggio Toni aveva indicato invece Sinner quando gli era stato chiesto quale dei due avrebbe preferito allenare, sottolineando la disciplina, l’educazione e la mentalità dell’italiano.
Le due risposte riguardano prospettive differenti: il giocatore che preferisce osservare e quello con cui immaginerebbe di lavorare. Un’ipotesi professionale che, comunque, il maiorchino adesso esclude.
“Non allenerei nessuno dei due. Né loro né qualsiasi altro giocatore. Sono fuori dalla competizione”.
Una presa di posizione netta per l’uomo che ha accompagnato il nipote Rafael nella costruzione di una delle carriere più importanti della storia del tennis.
Infortuni: per Toni il problema va oltre il calendario
L’intervista affronta anche le critiche di Alcaraz all’accumulo degli impegni. Toni non condivide completamente l’idea che il problema principale sia il numero delle partite: nella sua analisi, un ruolo centrale spetta alla velocità raggiunta dal gioco.
Secondo il tecnico, la maggiore potenza dei colpi impone accelerazioni, frenate e cambi di direzione sempre più bruschi, aumentando le sollecitazioni sul corpo. È in questo contesto che colloca i rischi per articolazioni come polsi e ginocchia.
Toni richiama inoltre la trasformazione fisica del circuito, con la presenza di molti giocatori oltre il metro e novanta, e l’evoluzione dei materiali delle racchette, che facilita la produzione di velocità.
La proposta di intervenire sulle racchette
Nella sua lettura, lo sviluppo fisico e tecnologico del tennis non è stato accompagnato da un adeguamento altrettanto significativo delle regole. Un tema sul quale era già intervenuto proponendo di ridurre le dimensioni delle racchette, con l’intento di limitare la potenza e restituire maggiore spazio alla componente tattica.
Toni non ritiene però che questa evoluzione debba penalizzare in modo particolare Alcaraz: considera i rischi comuni ai protagonisti del circuito, compresi i suoi principali avversari.
Il suo ragionamento sposta così l’attenzione dal solo calendario alle caratteristiche del tennis attuale. Un dibattito al quale continuerà a contribuire da osservatore, avendo escluso nuovi incarichi alla guida di un giocatore.
