Sloane Stephens continua a scrivere uno dei capitoli più particolari della sua carriera. Campionessa degli US Open nel 2017, ex numero 3 del mondo e finalista al Roland Garros, l’americana a 33 anni si trova oggi a vivere una realtà completamente diversa rispetto ai giorni trascorsi ai vertici del circuito. Eppure non sembra avere alcuna intenzione di arrendersi.
A Cincinnati, dove ha ricevuto una wild card, Stephens ha superato al primo turno Sinja Kraus per 7-5 6-3, tornando a conquistare un successo importante in un WTA 1000.
Il risultato assume un significato particolare pensando al percorso degli ultimi mesi. Una frattura da stress al piede destro l’ha infatti tenuta lontana a lungo dalle competizioni e il suo ranking è inevitabilmente precipitato. All’inizio del 2026 era addirittura fuori dalle prime mille giocatrici del mondo e, all’Australian Open, si è ritrovata a disputare le qualificazioni di uno Slam per la prima volta dal 2011.
Una situazione decisamente insolita per una giocatrice che ha già sollevato un trofeo del Grande Slam.
Stephens, però, ha scelto di ricominciare praticamente dal basso.
Già al Roland Garros aveva spiegato con grande lucidità il motivo per cui continuasse a giocare nonostante una carriera nella quale ha già raggiunto traguardi che molte tenniste possono soltanto sognare.
“Sono qui per dimostrare a me stessa che il mio tennis c’è ancora, che posso ancora giocare e che sono ancora competitiva”, aveva spiegato l’americana a Parigi.
Stephens non ha nascosto quanto questa fase possa essere complicata. A 33 anni sa che la risalita sarà difficile e che il tennis non offre alcuna garanzia, soprattutto dopo un lungo stop fisico.
La statunitense ha però sottolineato anche un altro aspetto: sarebbe molto semplice decidere di smettere, soprattutto dopo aver già vinto uno Slam e raggiunto il numero 3 del ranking. Ma è proprio la difficoltà della nuova sfida a spingerla a continuare.
Quindici anni dopo le prime qualificazioni al Roland Garros, Stephens si è così ritrovata nuovamente a disputare tabelloni cadetti, utilizzare il ranking protetto e accettare wild card per provare a ricostruire una classifica.
“Ho già fatto tutte le cose belle, quindi tanto vale provare anche questa nuova sfida”, è stato in sostanza il modo con cui l’americana ha raccontato la sua nuova realtà.
Non è la prima volta, peraltro, che Stephens deve ricostruire la propria carriera dopo un grave problema fisico.
Nel 2016 fu un infortunio al piede sinistro a costringerla a un lungo stop. Al ritorno accadde qualcosa di straordinario: pochi mesi più tardi conquistò gli US Open 2017. Questa volta è stata invece una frattura da stress al piede destro a fermarla, e la stessa Stephens è consapevole che aspettarsi un’altra risalita così spettacolare sarebbe poco realistico.
Il suo obiettivo sembra quindi molto più personale del semplice ranking.
Non necessariamente tornare numero 3 del mondo, non necessariamente vincere un altro Slam, ma verificare fino a dove può ancora arrivare.
La vittoria di Cincinnati rappresenta soltanto un piccolo passo, ma per una giocatrice che negli ultimi mesi ha dovuto ripartire praticamente da zero può avere un valore molto più grande di quanto suggerisca il semplice punteggio.
Da campionessa degli US Open alle qualificazioni degli Slam e poi di nuovo nel tabellone di un WTA 1000: la carriera di Sloane Stephens ha cambiato completamente prospettiva, ma una cosa non sembra essere cambiata. La voglia di scoprire se il suo tennis può ancora portarla lontano.
