La rinuncia di Jannik Sinner agli US Open 2026 è stata il punto finale di diverse settimane trascorse tra controlli, terapie e tentativi di tornare ad allenarsi normalmente. Il numero uno del mondo ha scelto di non forzare sul ginocchio destro, rinunciando allo Slam di New York per concedersi il tempo necessario a un recupero completo e provare a salvaguardare l’ultima parte della stagione.
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, Sinner ha affrontato nelle ultime settimane un percorso fatto di fisioterapia e trattamenti con onde d’urto. L’obiettivo è ridurre il problema che interessa il ginocchio e, soprattutto, evitare di continuare a sottoporre l’articolazione alle enormi sollecitazioni richieste dal tennis professionistico.
Il percorso terapeutico ha portato l’azzurro anche al JMedical di Torino, dove si è sottoposto a controlli e sedute specifiche. In precedenza era stato visitato anche a Milano. Le terapie con onde d’urto erano state utilizzate nel tentativo di favorire il recupero senza interrompere completamente il lavoro atletico, ma il passare dei giorni ha progressivamente ridotto le possibilità di arrivare a New York in condizioni sufficienti.
Un aspetto va però precisato: Sinner e il suo staff non hanno mai comunicato pubblicamente una diagnosi dettagliata. L’unica indicazione ufficiale resta quella di un problema al ginocchio destro. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno parlato di un’infiammazione tendinea legata probabilmente al sovraccarico, ma non è possibile indicare con certezza quale struttura del ginocchio sia interessata.
Proprio per questo la scelta è quella della prudenza.
Sinner aveva già rinunciato ai Masters 1000 di Montreal e Cincinnati. Negli ultimi giorni aveva provato a riprendere gli allenamenti sul campo a Montecarlo, ma il test non ha fornito le garanzie necessarie per affrontare un torneo dello Slam. Lo stesso azzurro, annunciando il forfait, ha spiegato che il ritorno in campo gli aveva fatto comprendere di avere bisogno di altro tempo per recuperare.
La questione non riguarda soltanto la possibilità di giocare senza dolore. Preparare un torneo come gli US Open significa dover essere pronti a sostenere potenzialmente sette partite al meglio dei cinque set, con incontri che possono durare diverse ore e con sollecitazioni continue su un’articolazione già sotto osservazione.
Insistere avrebbe significato correre un rischio probabilmente non necessario.
Il trattamento utilizzato nelle ultime settimane è peraltro compatibile con quello normalmente impiegato per diversi problemi tendinei. Il professor Roberto Pozzoni, responsabile della Traumatologia dello Sport del Galeazzi di Milano, senza formulare naturalmente una diagnosi specifica sul caso Sinner, ha spiegato che nelle tendinopatie vengono utilizzati riposo, fisioterapia, terapie antinfiammatorie e, in alcuni casi, onde d’urto. I tempi di recupero possono essere molto variabili e dipendono dalla risposta individuale dell’atleta.
L’obiettivo diventa adesso l’autunno.
Saltare New York permetterà a Sinner di avere diverse settimane senza competizioni e di programmare il ritorno soltanto quando il ginocchio sarà nuovamente in grado di sostenere allenamenti e partite ad alta intensità.
La prima finestra plausibile è rappresentata dalla tournée asiatica tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, con Pechino e Shanghai tra gli appuntamenti possibili. Al momento, però, non esiste una data ufficiale fissata per il rientro e sarà l’evoluzione delle condizioni fisiche a stabilire il programma.
La priorità appare quindi molto chiara: nessuna corsa contro il tempo e nessun rischio per giocare un singolo torneo, per quanto importante come gli US Open.
Dopo aver conquistato Wimbledon, Sinner avrebbe potuto presentarsi a New York da grande protagonista. Ha invece scelto di fermarsi. Una decisione dolorosa nell’immediato, ma presa con uno sguardo rivolto soprattutto ai prossimi mesi e, ancora di più, alla continuità della sua carriera.
