Inutile prenderci in giro, ci abbiamo sperato. Jannik Sinner manca, di brutto, così che la comunicazione del forfait a Pechino è stata una vera doccia gelata, in un venerdì già bello triste per l’appassionato di tennis per colpa della scomparsa della bravissima Elena Pero, che tante volte ha raccontato con garbo e classe le imprese del nostro n.1. Dalla splendida finale di Wimbledon, vinta non senza soffrire contro uno Zverev mai così forte su erba e tosto nella lotta, sono passati ben 71 giorni. Una enormità in un mondo che vive a mille all’ora e che sembra non fermarsi mai, anzi non lo fa proprio…. La notizia della rinuncia al torneo della capitale cinese ha provocato uno Tsunami di reazioni, tra chi c’è rimasto malissimo perché l’attesa del suo ritorno in gara è spasmodica, chi teme per la perdita della prima posizione del ranking – oggettivamente sempre più probabile visto che altri 500 punti volano via…- chi ipotizza scenari drammatici per la salute del suo ginocchio e pure chi colpevolizza i media che avevano lanciato il suo rientro tra pochi giorni all’evento vinto lo scorso anno in finale contro Tien. Una sorta di lavatrice impazzita che è passata in modalità centrifuga e non trova modo di arrestarsi, diventando un vortice, un gorgo di negatività. In questo scenario tutt’altro che roseo, è forse bene fare un respiro, fermarsi e riflettere.

La materia Sinner è limpida. Il suo team ormai lo conosciamo: arroccato come i feudi medioevali inespugnabili. Non filtra praticamente niente, e per questo è bene diffidare da ogni indiscrezione, per quanto ben accreditata. Jannik poi lo conosciamo. È un campione, un ragazzo d’oro, ma è fermissimo sulle proprie certezze, granitiche quanto il suo incedere in campo quando sta bene. I suoi mantra sono già leggendari quanto le sue imprese: “Devo Migliorare”; “Le cose possono cambiare molto rapidamente”, frasi che ripete ogni volta in cui viene interpellato, e l’ultima, importantissima: “La salute prima di tutto, gioco se sono al 100%”. Il rischio non rientra nel suo vocabolario, eccetto quello in pista o quando è al volante, a caccia di nuova adrenalina non tennistica.

Da giorni si allena a Monte Carlo, e non solo con ragazzini. È passato pure Flavio Cobolli da lui, e giusto oggi l’account ufficiale del Piatti Tennis Center ha riportato una foto di Sinner con Stefanos Sakellaridis, appena dopo un allenamento, con una didascalia che recita “on court with Jannik Sinner yesterday in Monaco. Great intensity and a special day for our team”. Qua non sono supposizioni: Jannik non è fermo, si sta allenando, tanto e sicuramente bene. Vista l’intensità degli ultimi allenamenti, ci sta che sia al… 80%? La cifra sì è una supposizione, e potrebbe essere il 70 come non so. Qualunque numero sia, per lui, a quanto pare, non basta per prendere l’aereo e volare in torneo, a competere. Ma una cosa è certa: Jannik non è in vacanza e fare presenza su altri eventi… suda e sgomma per rientrare.

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Non ci resta che divulgare la notizia “brutta” di oggi, sorbirci la delusione e la doccia gelata, memori del fatto che conviene sempre aspettare le sue parole prima di avventurarsi nell’ignoto. Chi vi scrive aveva ricevuto una soffiata (…sbagliata) che ovviamente non si pubblica. Quello che si può fare, e può avere un certo interesse, è guardare l’orizzonte e riflettere serenamente su quello che potrebbe essere nelle prossime settimane. Jannik ha sempre dichiarato che per lui il n.1 conta, molto. È la certificazione che sei il migliore nel tuo mestiere, e terminare l’anno da leader del ranking è qualcosa che vale tantissimo (anche per sponsor, e denari). Quindi la ragione – e se c’è uno razionale al mondo questo è JS – impone che farà davvero l’impossibile per tornare, in ottima forma, e tornare a vincere per restare davanti a Zverev o, eventualmente, sorpassarlo se l’altro riuscisse a mettere la freccia a scappare davanti. Chi già parla di 2027 ritengo sia un po’ avventato, anche perché se l’orizzonte di Jannik fosse quello, allora allenamenti a grandi intensità non avrebbero molto senso. Sarebbe più logico un lavoro lento, di prospettiva, ma siamo al 25 settembre, con ancora due mesi di calendario se includiamo anche la Davis Cup. L’anno è tutt’altro che finito.

Nel messaggio di oggi, Sinner annuncia il forfait a Pechino, ma non menziona Shanghai. Questo forse non è un dettaglio. Nell’ottavo Masters 1000 dell’anno Jannik non fece risultato nel 2025, lo ricordiamo benissimo uscire in preda a crampi violenti per le condizioni estreme di caldo umido nella metropoli cinese. Quei 1000 punti sono potenzialmente un piatto ricchissimo in vista della difesa del n.1 di fine 2026. Uno scenario plausibile – si badi bene scenario, perché non v’è certezza alcuna – è che Sinner abbia scelto di rinunciare a Pechino per poi giocare Shanghai: avrebbe un senso anche per il solo fatto di non disputare due tornei uno immediatamente dopo l’altro, in modo da concedersi un po’ di riposo e non stressare subito a tutta l’articolazione del ginocchio. Nei 1000 “allungati” c’è anche il giorno di riposo, e in generale così facendo avrebbe ancora una settimana per allenarsi bene e ritrovare una miglior condizione e fiducia nel ginocchio infortunato.

È una ipotesi, razionale e plausibile, nessuna velleità di previsioni o anticipare alcunché. Se fosse certo di non giocare a Shanghai, forse in questo video l’avrebbe già detto unendo l’addio alla leg asiatica in toto. Non resta che aspettare serenamente il tanto atteso ritorno in campo. Magari sarà a Shanghai, lo speriamo tutti. Se sarà a Vienna, vorrà dire che questi erano i tempi ottimali. No isterie, please.