Intervistato da Repubblica, Jannik Sinner racconta questo periodo lontano dal campo da tennis, le prospettive sul futuro e quel giorno che vorrebbe dimenticare
Jannik Sinner è costretto ai box per recuperare dall’infortunio al ginocchio destro, che lo ha costretto a terminare prima del tempo la stagione. Uno stop lungo, il più lungo della carriera, una forzatura per chi ha dedicato la vita intera al tennis. Ma lo stesso Sinner è consapevole di come l’obiettivo è sempre un po’ più avanti, e per questo è giusto prendersi il tempo necessario. Questo ed altri concetti sono stati raccontati dall’altoatesino nell’intervista realizzata da Emanuela Audisio per Repubblica, di cui si riportano alcuni dei passaggi più salienti. “Pazienza è la parola giusta per questo periodo – spiega Jannik – Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti”.
Sinner ha imparato, purtroppo a sue spese, che il risultato sportivo è sempre figlio di una condizione fisica eccellente, elemento dal quale non si può prescindere. “Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita”. Una dedizione al lavoro che, tuttavia, a volte è stato anche motivo di sofferenza. Per questo quando viene chiesto all’altoatesino un giorno che vorrebbe cancellare, la risposta va oltre il campo e torna ai suoi 13 anni. “Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa – direzione Bordighera, per lavorare con Riccardo Piatti, nda – Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava”.
