Ben Shelton guarda al presente con fiducia e al 2027 con grande entusiasmo. Dopo la vittoria su Cameron Norrie all’esordio nel Masters 1000 di Parigi, lo statunitense ha raccontato come è nata la collaborazione con Juan Carlos Ferrero, che dalla prossima stagione affiancherà suo padre Bryan nel team.
Un innesto importante, al quale Shelton è arrivato prendendo personalmente l’iniziativa. L’idea di contattare l’ex allenatore di Carlos Alcaraz è partita proprio da lui, anche se inizialmente immaginava che il futuro del tecnico spagnolo potesse essere legato a un altro progetto.
«Anche io leggevo le indiscrezioni su internet e pensavo che sarebbe andato a lavorare con uno dei giovani giocatori spagnoli», ha spiegato Shelton. «Un giorno ho parlato con il mio agente e gli ho detto: “Ehi, potresti almeno chiamarlo per capire se è disponibile oppure se ha già concluso un accordo?”. Alla fine era disponibile, abbiamo avuto alcune conversazioni al telefono ed è nato tutto così. Sono molto emozionato, penso che sia una grande persona, credo che possiamo lavorare bene insieme e spero che il 2027 sia un grande anno per noi».
Il ruolo di Bryan: «Entrambi vogliamo imparare da Juan Carlos»
Ferrero entrerà in una struttura nella quale Bryan Shelton continuerà ad avere un ruolo centrale. Per Ben, proprio la disponibilità del padre ad accogliere un altro allenatore rappresenta uno dei punti di forza dell’accordo: aggiungere esperienza e idee a un percorso già avviato.
«Ovviamente è uno dei migliori allenatori del mondo. Quello che ha fatto con Carlos è stato eccellente. Mi trovo in una situazione unica, perché ho un allenatore come mio padre che è disposto ed è capace di portare un’altra persona nel gruppo, perché non ha ego. Entrambi non vediamo l’ora di imparare qualcosa da Juan Carlos. Per noi è una combinazione perfetta: sono felice di averlo nel team e sono davvero entusiasta di poter lavorare con lui durante la preparazione».
Le parole dell’americano descrivono quindi un inserimento fondato sulla collaborazione. L’esperienza di Ferrero potrà aggiungere una prospettiva diversa al lavoro quotidiano, mentre la presenza di Bryan garantirà continuità nella gestione tecnica e nella conoscenza delle esigenze del figlio.
La risposta sul campo: «La mia miglior partita indoor dell’anno»
Intanto, a Parigi, Shelton ha ritrovato segnali incoraggianti contro un avversario insidioso come Norrie. Dopo un periodo di risultati meno brillanti successivo allo US Open, l’americano ha apprezzato soprattutto la qualità complessiva della propria prestazione: servizio efficace, risposte incisive e aggressività ben dosata.
«È stata una prestazione molto efficace, a parte il break subito nel secondo set, che mi ha deluso. Però sono stato contento della mia capacità di reagire, tornando subito a strappargli il servizio nel gioco successivo. Ho colpito bene la palla, ho risposto bene e sono stato aggressivo quanto serviva».
Il passaggio più interessante della sua analisi riguarda la gestione della velocità. Per Shelton, giocare indoor significa anche imparare a utilizzare il ritmo dell’avversario, scegliendo quando accelerare e quando togliere il piede dall’acceleratore. Un equilibrio nel quale sente di stare crescendo.
«Devi essere capace di trovare il giusto equilibrio, giocare con velocità, rallentare e gestire il ritmo che ti arriva. È un tipo di partita che non sono così abituato a giocare, ma nel quale mi sento sempre più a mio agio ogni anno. È sicuramente la miglior partita che ho giocato indoor quest’anno e sono molto motivato per ogni incontro prima di Torino».
Prima di cominciare il lavoro con Ferrero restano dunque Parigi e le ATP Finals. Due appuntamenti nei quali Shelton vuole consolidare le sensazioni ritrovate contro Norrie, per poi affrontare la preparazione con un nuovo contributo tecnico e la disponibilità, condivisa con suo padre, a continuare a imparare.
