Nel tennis non sempre basta arrivare nel posto giusto al momento giusto: bisogna anche riuscire a cogliere l’occasione. Ben Shelton lo ha fatto quasi fino in fondo allo US Open, ma nell’ultimo atto dell’ultimo Slam della stagione si è dovuto arrendere ad Alexander Zverev per 6-3, 7-6(2), 5-7, 6-2. Una sconfitta che lascia inevitabilmente un interrogativo: ricapiterà un’occasione del genere?
Il forfait di Sinner e la lunga assenza di Alcaraz
Il contesto con cui Shelton si era presentato a Flushing Meadows era infatti tutt’altro che ordinario. Jannik Sinner aveva dato forfait poco prima dell’inizio del torneo, mentre Carlos Alcaraz tornava nel circuito dopo oltre quattro mesi di assenza. Due dei principali riferimenti del tennis mondiale si trovavano quindi in una situazione diversa dal solito: uno non c’era, l’altro era appena rientrato dopo un lungo stop. In mezzo a questo scenario c’era Shelton, arrivato a New York in buona condizione e su una superficie che esalta le sue caratteristiche. Il cemento è il terreno sul quale l’americano ha ottenuto gran parte dei suoi risultati migliori, grazie a un tennis fatto di servizio, accelerazioni e grande aggressività. Nel 2026 aveva già dato conferme importanti, conquistando per il secondo anno consecutivo il Masters 1000 canadese.
Shelton, il cemento e il precedente del 2023
Non era quindi arrivato allo US Open come semplice outsider. Shelton aveva già raggiunto la semifinale a New York nel 2023, quando a fermarlo era stato Novak Djokovic, e tre anni dopo è riuscito ad andare ancora oltre. In questo US Open il classe 2002 ha prima superato Alcaraz nei quarti di finale, poi un Frances Tiafoe in formato super in semifinale, arrivando a conquistare la prima finale Slam. A quel punto mancava soltanto un ultimo passo. Dall’altra parte della rete, però, c’era Zverev. Il tedesco aveva già conquistato il Roland Garros nel 2026 e aveva alle spalle anche una finale persa proprio allo US Open, nel 2020, quando Dominic Thiem rimontò due set di svantaggio e conquistò il suo unico Slam. Il tedesco è un avversario di altissimo livello, certamente, ma non necessariamente percepito con la stessa “aura” rappresentata da Sinner e Alcaraz quando entrambi sono al massimo della condizione.
L’occasione persa contro Zverev
È proprio questo il punto. Shelton non ha perso contro un giocatore fuori portata, ma contro un campione che ha saputo sfruttare meglio la propria occasione. L’americano, invece, si è trovato davanti a una situazione difficilmente replicabile: il forfait di Sinner, il lungo stop di Alcaraz, la propria ottima condizione e il cemento di New York, dove aveva già dimostrato di poter arrivare fino in fondo. La sconfitta non ridimensiona il suo torneo. Anzi, la finale raggiunta conferma che Shelton può stare a quel livello. Ma proprio perché le occasioni Slam non sono mai scontate, quella di New York potrebbe lasciare più rimpianti del normale.
Jodar e le nuove leve che avanzano
C’è un altro aspetto da non trascurare. Mentre Shelton cerca di ritagliarsi uno spazio stabile ai vertici, alle sue spalle stanno iniziando ad affacciarsi nuove leve. Rafael Jodar, classe 2006, è uno degli esempi più evidenti. Lo spagnolo ha vissuto un Roland Garros 2026 da protagonista, raggiungendo i quarti di finale al debutto in un torneo dello Slam e diventando il quinto uomo in questo secolo a spingersi fino agli ultimi otto alla prima partecipazione nel main draw parigino. A New York Jodar non ha avuto lo stesso rendimento, ma il suo percorso stagionale resta un segnale importante. E non è soltanto lui: la sensazione è che il gruppo dei giovani pronti a inserirsi ai piani alti stia diventando sempre più numeroso, questo lo si è visto pure nei Masters 1000 pre US Open.
Una finestra che potrebbe non riaprirsi
Sinner e Alcaraz torneranno a essere protagonisti, i giocatori della generazione di mezzo continueranno a contendersi spazio e, contemporaneamente, nuove leve come Jodar inizieranno a bussare alla porta. La finestra non è necessariamente chiusa per Shelton, ma potrebbe non essere più così facile trovare tutte le condizioni dalla propria parte. Per questo la finale persa contro Zverev potrebbe lasciare un rimpianto importante. Non perché Shelton non avrà più occasioni, ma perché questa sembrava una di quelle occasioni che capitano raramente nella carriera di un tennista. La domanda che ci si pone diventa ancora più pesante: quella di New York era l’occasione della vita per Shelton? E, soprattutto, ricapiterà mai una situazione del genere per vincere uno Slam?
