Un anno fa arrivava dalle qualificazioni e conquistava un titolo che avrebbe cambiato la sua carriera. Oggi Valentin Vacherot torna a Shanghai da campione uscente e trova ad attenderlo anche un omaggio particolare: un guerriero di terracotta realizzato con le sue sembianze.
Il monegasco entra così nella tradizione del torneo, che celebra i propri campioni attraverso queste sculture. Un riconoscimento che rende ancora più concreto il significato dell’impresa del 2025, quando Vacherot sorprese il circuito partendo dal numero 204 del ranking mondiale.
Una statua persino più grande di lui
La cerimonia ha regalato al campione un incontro insolito con il proprio “gemello”. La scultura, infatti, supera addirittura le dimensioni del giocatore: un omaggio imponente, ben diverso da un piccolo ricordo da sistemare accanto ai trofei.
La tradizione risale al 2005, quando Shanghai ospitava la Tennis Masters Cup. L’idea era quella di unire la celebrazione dei vincitori a un simbolo della cultura cinese. Ora anche Vacherot ha il suo posto in questa particolare galleria di campioni.
Il ritorno preparato con allenatore e psicologa
Dietro il sorriso per la statua, però, c’è una sfida nuova. Vacherot affronta per la prima volta il ritorno nel torneo dove ha ottenuto il successo più importante della carriera, con le aspettative e i punti da difendere che ne derivano.
«È la prima volta che mi succede una cosa del genere», ha riconosciuto il monegasco, spiegando di aver preparato questo appuntamento attraverso il confronto con il proprio allenatore e la psicologa.
Il lavoro riguarda soprattutto il modo di vivere il torneo. Vacherot vuole evitare che ogni partita diventi un confronto con l’impresa dell’anno scorso: preferisce considerare ogni vittoria come un’opportunità per costruire il proprio futuro.
La difesa del titolo resta naturalmente un’ambizione, ma il monegasco ha anche obiettivi più ampi: tornare a vincere un torneo e arrivare all’Australian Open tra le teste di serie. Shanghai può aiutarlo a raggiungerli, senza trasformarsi in un esame da superare a ogni costo.
Il possibile incrocio con Alcaraz
Il suo debutto è previsto sabato contro il vincitore della sfida tra Marcos Giron e Sebastian Baez. Più avanti, agli ottavi, potrebbe arrivare il confronto con Carlos Alcaraz.
Intanto Vacherot si gode un riconoscimento che racconta quanto sia cambiata la sua vita sportiva in dodici mesi. L’anno scorso cercava un posto nel tabellone principale; oggi torna da campione, con una statua dedicata e una nuova pressione da imparare a gestire.
Murray racconta come Nadal gli cambiò la vita: una conversazione lo convinse a trasferirsi in Spagna
Prima di diventare rivali ai vertici del tennis mondiale, Andy Murray e Rafael Nadal furono due ragazzi con abitudini di allenamento molto diverse. Proprio una conversazione tra loro contribuì a far capire allo scozzese che, per inseguire le proprie ambizioni, avrebbe dovuto cambiare strada.
Murray ha raccontato il retroscena in occasione del decimo anniversario della Rafa Nadal Academy, dove i due sono tornati a condividere il campo durante un’esibizione. Un incontro che ha riportato alla memoria anche gli anni precedenti ai grandi titoli.
Il confronto che fece riflettere Murray
Il britannico ricorda di essere rimasto colpito da Nadal già nei tornei giovanili. A distinguerlo erano soprattutto la concentrazione, la maturità e l’atteggiamento con cui affrontava la competizione.
La curiosità spinse Murray a chiedergli come fosse organizzata una normale settimana di lavoro. Nadal gli spiegò che frequentava la scuola al mattino e si allenava per due o tre ore nel pomeriggio, avendo inoltre la possibilità di lavorare con Carlos Moyà.
Quando la domanda passò allo scozzese, la risposta fu molto diversa: Murray si allenava circa un’ora, tre volte alla settimana, insieme alla madre.
Quel confronto gli mostrò quanto lavoro ci fosse dietro il livello del coetaneo. «Lì ho capito che dovevo cambiare qualcosa», ha ricordato Murray. Non si trattava soltanto di aumentare le ore in campo, ma di trovare un ambiente che gli permettesse di crescere con maggiore continuità.
La scelta di Barcellona
A quindici anni Murray si trasferì a Barcellona, dove trascorse due anni di formazione. Nell’esperienza e nell’esempio di Nadal aveva trovato una spinta importante per affrontare una decisione impegnativa: lasciare casa e costruire la propria preparazione in Spagna.
Da esempio a rivale, fino al nuovo incontro a Manacor
Negli anni successivi i due si sarebbero affrontati 24 volte nel circuito, con un bilancio di 17 vittorie per Nadal e sette per Murray. Quella che inizialmente era stata un’osservazione da ragazzo si trasformò in una rivalità tra campioni, dentro una delle epoche più competitive del tennis.
A Manacor, questa volta, il confronto aveva un significato diverso. Entrambi ritirati, Nadal e Murray hanno potuto ritrovarsi con la racchetta in mano e ricordare il percorso compiuto. Per lo scozzese, una parte di quel cammino era cominciata proprio con una semplice domanda sulle abitudini di allenamento di Rafa.
