Lo spagnolo si è aggiudicato il primo Masters 1000 della sua carriera, rimontando Jodar e mettendo la ciliegina sulla torta
Fossi perfido quanto basta, lascerei agli ignari di mandarino stretto l’onere di arrovellarsi l’anima alla vista di un inquietante 玉兰, coppia di sinogrammi che, posti uno appresso all’altro, giungono su noi occidentali col profilo rustico di una gabbia per polli. Ma io sono un buono e togliendo i curiosi dai carboni ardenti, dirò che già da tempo il web ha svelato l’arcano dei segni in questione decriptandoli come ‘Magnolia Yulan‘, germoglio simbolo di purezza, amato dai Shanghaniesi al punto da replicarne la bellezza con otto giganteschi petali in acciaio sparsi tutt’intorno al tetto semovibile della Qizhong Forest Sports City Arena, pronti a serrarsi gli uni agli altri ai primi cenni di pioggia.
Intimiditi dagli umori del meteo, per la finale, da poco passata alle cronache, gli organizzatori hanno pensato bene di chiuderli a prescindere, seppure dubito che Davidovich Fokina ne abbia preso coscienza, impegnato com’era a compiere il rito della sua prima vittoria in un Masters 1000, la più importante di una carriera punteggiata da qualche infortunio di troppo. Un giocatore, l’andaluso, che nella megalopoli cinese ha sciorinato ancora una volta doti di grande fighter, uno dei pochi capaci di sprigionare adrenalina là dove molti colleghi producono, invece, ansia. Un dono, l’ormone surrenale della riscossa, che ha reso l’iberico capace di vincere tre incontri in rimonta e di annullare a Tiafoe un match point che poteva deviare il torneo su di un altro binario.
Una competizione, quella nella terra del grande dragone, sicuramente falsata dall’assenza del nostro miglior Sinner, da un Alcaraz a mezzo servizio e da quel che resta di un Sascha Zverev visibilmente affaticato. Ma anche allietata da uno splendido finalista, vent’anni appena, giunto con questo risultato, a un soffio dalla hit parade del tennis che conta. Ancora una volta, Rafael Jodar ha mostrato di che pasta è fatto, liberandosi a un tennis stupendo che, insieme a quello di Alcaraz, taglia finalmente i ponti con l’iberico corri e tira di recente memoria. Per lui i match vinti in rimonta sono stati addirittura quattro, un percorso che ne fa un brutto pesce per tutti. In finale non ne aveva più ma ha reso comunque cara la pelle regalando al pianeta tennis la certezza che all’ombra della grande 玉兰 il tennis abbia trovato una nuova stella.
