Nonostante una classifica che la vede ancora al comando, la stagione di Sabalenka non può certamente definirsi esaltante

Parlare di crisi per una giocatrice che è numero uno al mondo da oltre 100 settimane può sembrare una forzatura, ma la stagione di Aryna Sabalenka sembra essere a un vero e proprio bivio. La nativa di Minsk è stata sconfitta questa notte da Ekaterina Alexandrova negli ottavi di finale del WTA 1000 di Toronto, non il migliore inizio possibile per la trasferta nordamericana. In vista del prossimo appuntamento a Cincinnati, è bene soffermarsi sugli aspetti principali della piccola ‘crisi’ che sta vivendo Sabalenka.

In primis, il rendimento in campo. Dopo aver conquistato il Sunshine Double, Sabalenka non ha più giocato una finale nel circuito WTA. Il miglior risultato è la semifinale ottenuta nel WTA 500 di Berlino, dove è arrivata la sconfitta per mano di Jessica Pegula. Se è vero che la classifica non si costruisce con i singoli tornei, è altrettanto vero che ci si aspetta senza dubbio di più dalla numero uno al mondo. Il secondo aspetto che salta all’occhio, sono le difficoltà incontrate in stagione da Sabalenka quando si tratta di giocare il terzo set: su dieci match finiti al parziale decisivo, sono arrivate un totale di sei sconfitte. L’ultima in ordine di tempo è proprio quella ottenuta questa notte con Alexandrova, ma nel mezzo si possono annoverare sicuramente le due arrivate con Pegula a Berlino e Shnaider al Roland Garros, dove ha subito un pesante 6-0.

Inevitabilmente il ranking ne risente. In caso di successo di Elena Ryabkina a Toronto, infatti, il distacco dalla kazaka sarebbe di soli quattro punti. Una distanza irrisoria, considerando che la bielorussa avrà da difendere i 2.000 punti degli US Open. Le prossime settimane metteranno a dura prova Sabalenka, che dovrà dimostrare il suo valore anche sotto pressione.