Carlos Alcaraz ha vissuto nel 2026 due estremi completamente opposti. Prima l’inizio di stagione da sogno, con la conquista dell’Australian Open e il completamento del Career Grand Slam; poi l’infortunio al polso destro che lo ha tenuto lontano dal circuito per oltre quattro mesi, costringendolo a saltare Roland Garros e Wimbledon.

Una situazione sulla quale è intervenuto Greg Rusedski. L’ex numero 4 del mondo ed ex finalista degli US Open ritiene che lo spagnolo debba trarre una lezione importante da quanto accaduto: selezionare maggiormente gli appuntamenti e proteggere il proprio fisico. E nel suo ragionamento ha indicato proprio Jannik Sinner come esempio di una gestione più attenta del calendario.

Un inizio di 2026 quasi senza pause

La stagione di Alcaraz era cominciata nel migliore dei modi.

A Melbourne aveva sconfitto Novak Djokovic in finale conquistando il suo primo Australian Open e diventando, a 22 anni e 272 giorni, il più giovane uomo della storia a completare il Career Grand Slam.

Subito dopo era arrivato un altro titolo a Doha.

Alcaraz aveva poi disputato Indian Wells, Miami, Monte-Carlo e Barcellona. In California aveva raggiunto la semifinale, a Miami si era fermato al terzo turno e nel Principato era arrivato fino alla finale, persa contro Sinner.

Proprio a Barcellona, durante il match d’esordio vinto contro Otto Virtanen, erano però comparsi i problemi al polso destro. Gli esami avevano mostrato una situazione più seria del previsto e Alcaraz si era ritirato prima del secondo turno.

Da quel momento è iniziato un lungo stop.

Prima la rinuncia a Madrid, poi a Roma e Roland Garros. A maggio era arrivata anche la decisione di saltare Queen’s e Wimbledon perché il recupero non era ancora completato.

Il ritorno è avvenuto soltanto agli US Open, 139 giorni dopo l’ultima partita disputata.

Rusedski: “La salute è la tua più grande ricchezza”

Per Rusedski è proprio questo il punto sul quale Alcaraz e il suo team dovranno riflettere.

«Credo che la salute sia la tua più grande ricchezza e devi stabilire quali siano le cose importanti per te», ha spiegato l’ex tennista britannico nel suo podcast.

La domanda, secondo Rusedski, è semplice: quale deve essere la priorità?

Vincere il maggior numero possibile di tornei? Concentrarsi soprattutto sugli Slam? Chiudere l’anno al numero uno?

Sono scelte che inevitabilmente incidono sulla costruzione del calendario.

«È lì che devi sederti con il tuo team e analizzare queste cose. E penso che lo faranno», ha aggiunto.

Anche Alcaraz sembra essere arrivato a una conclusione simile.

Durante gli US Open ha spiegato che in futuro intende programmare periodi di pausa anche di uno o due mesi, rinunciando volontariamente ad alcuni tornei invece di essere costretto a fermarsi a causa di un infortunio.

«È impossibile giocare tutto», aveva sottolineato lo spagnolo parlando di un calendario sempre più fitto.

Il confronto con Sinner

Nel suo ragionamento Rusedski ha chiamato direttamente in causa Jannik Sinner.

Secondo il britannico, l’italiano negli ultimi anni sarebbe stato più efficace nel selezionare gli appuntamenti e nel concedersi periodi di lavoro lontano dalle competizioni.

Un esempio citato è quello della primavera 2026. Dopo Monte-Carlo, Sinner non disputò Barcellona e tornò direttamente nel Masters 1000 di Madrid, mentre Alcaraz scelse di giocare anche il torneo catalano, dove poi emerse il problema al polso.

«Non credo che Carlos commetterà lo stesso errore due volte», ha osservato Rusedski, aggiungendo di ritenere finora molto efficace la gestione della carriera di Sinner.

Il britannico ha comunque ricordato che anche l’azzurro ha dovuto affrontare problemi fisici nel corso della stagione.

A Wimbledon Sinner era caduto in maniera preoccupante durante il primo turno contro Miomir Kecmanovic, riuscendo comunque a proseguire il torneo e successivamente a vincere il titolo. Più avanti, però, un problema al ginocchio destro lo ha costretto a saltare Montreal, Cincinnati e infine gli US Open.

Il confronto tra i due, quindi, non significa che una programmazione più selettiva possa eliminare completamente il rischio di infortuni, ma riguarda soprattutto la necessità di ridurre i carichi quando possibile.

Rusedski punta il dito anche sulle esibizioni

C’è poi un altro aspetto sul quale l’ex finalista degli US Open insiste: le esibizioni.

Alcaraz aveva disputato diversi appuntamenti anche durante la precedente off-season e Rusedski ritiene che, arrivato a questo punto della carriera, dovrebbe essere molto più selettivo.

«Deve essere un po’ più spietato: meno esibizioni, un po’ di riposo, allontanarsi dal tennis e poi riprendere correttamente gli allenamenti», è il concetto espresso dal britannico.

Il tema diventa particolarmente interessante osservando il calendario dell’ultima parte del 2026.

Alcaraz è atteso alla Laver Cup di Londra dal 25 al 27 settembre, poi dovrebbe disputare Tokyo e Shanghai. Dal 21 al 24 ottobre è inoltre annunciato al Six Kings Slam di Riad, l’esibizione che vedrà al via anche Sinner, Djokovic, Zverev, Fritz e De Minaur. Seguiranno poi Parigi e le ATP Finals, oltre all’eventuale impegno con la Spagna nelle Final 8 di Coppa Davis.

Un programma comunque intenso, anche se questa volta Alcaraz arriva alla fase finale dell’anno dopo essere rimasto lontano dalle competizioni per oltre quattro mesi.

La vera svolta potrebbe quindi arrivare nel 2027.

Lo spagnolo ha già anticipato di voler inserire più pause durante la stagione e Rusedski ritiene che proprio questa possa essere una delle chiavi per allungarne la carriera ai massimi livelli.

A 23 anni Alcaraz ha già conquistato sette Slam e completato il Career Grand Slam. Per l’ex numero 4 del mondo, il problema non è quindi capire se possa vincere ancora molto, ma come organizzare il calendario affinché il suo fisico gli permetta di farlo il più a lungo possibile.