È successo ancora: una nuova ondata di odio ha coinvolto la tennista tedesca Eva Lys, che, dopo aver cominciato l’anno inaugurando il best ranking col ranking di n.39 al mondo, ora, a settembre 2026, è scivolata alla 100esima posizione della classifica WTA, in seguito a una serie di partite perse. La causa del calo di performance della ventiquattrenne è dovuta al ripresentarsi di una problematica con cui convive dal 2020: la spondiloartrite, malattia cronica che colpisce la colonna vertebrale e le articolazioni. Il 2026 “E’ stato l’anno più difficile”, aveva dichiarato Lys a Tenis Brasil: “Ho spinto fino al limite, ma il mio corpo mi ha chiesto di rallentare”.
Martedì Lys ha giocato il match di primo turno contro l’amica Gabriela Ruse, n.66 WTA, a Seoul, in Corea del Sud. Purtroppo, di partita ce n’è stata ben poca, con Lys chiaramente non in condizione e Ruse che ha chiuso in poco più di un’ora col punteggio di 6-1 6-2. Ma a scatenare la polemica social, e a spingere Ruse a dedicare una storia Instagram alla vicenda sul proprio profilo personale, è stata la poca delicatezza di alcuni commenti che la rumena ha dichiarato di aver letto sotto il suo post dedicato alla vittoria.
Ruse, in particolare, ha ricordato che “Prima di giudicare un’atleta professionista da dietro uno schermo, occorre tenere presente che si stanno osservando i risultati di anni e anni di sacrificio, disciplina, infortuni, pressione, sconfitte, solitudine, e innumerevoli ore di lavoro che nessuno nota”. “Diventare una giocatrice professionista non accade per caso. Serve un’incredibile quantità di talento, e ancor di più di dedizione, e il coraggio di continuare anche quando le cose non vanno come vorresti”. “Non avete idea di quante volte un’atleta professionista ha dovuto rialzarsi dopo una sconfitta, giocare nonostante il dolore, lasciare famiglia e amici indietro, o combattere battaglie di cui nessuno che osserva dall’esterno sentirà mai parlare”. E conclude: “Eva si è guadagnata quel suo posto sul campo. Merita rispetto, a prescindere dal risultato di un incontro. Non siete obbligati a farvi piacere qualsiasi giocatrice o risultato. Ma potete scegliere di essere rispettosi”.
Parole da incorniciare quelle di Ruse, che servono da promemoria ad alcuni indelicati commentatori di quanta sofferenza ci possa essere, alle volte, dietro la carriera di alcune tenniste, e che avere un’opinione in merito è concesso, a patto che si mantenga la soglia della decenza.
