Holger Rune è pronto a rivedere finalmente la luce dopo uno dei periodi più complicati della sua carriera. A undici mesi dalla rottura del tendine d’Achille sinistro, il danese tornerà a disputare un incontro ufficiale nella sfida di Coppa Davis tra Danimarca e Bulgaria, programmata il 18 e 19 settembre a Hillerød, nei pressi di Copenaghen.
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Rune non gioca dal 18 ottobre 2025, quando si infortunò durante la semifinale dell’ATP di Stoccolma contro Ugo Humbert. Il grave problema lo costrinse a sottoporsi a un intervento chirurgico e ad affrontare una lunga riabilitazione, durante la quale furono rinviati diversi tentativi di rientro. Il danese aveva inizialmente sperato di tornare sulla terra battuta, ma ha preferito attendere di essere completamente pronto.
La sua ricomparsa avverrà davanti al pubblico di casa nella sfida del World Group I contro la Bulgaria. Un ritorno particolarmente atteso per un giocatore che, durante il periodo di inattività, è scivolato fino alla posizione numero 133 del ranking ATP dopo essere stato quarto al mondo.
In vista del ritorno, Rune ha concesso una lunga intervista al sito dell’ATP, soffermandosi sulla vita nello spogliatoio, sul rapporto tra i giocatori e su alcuni episodi vissuti insieme ai tre grandi campioni che hanno segnato la sua infanzia: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.
Il benvenuto speciale ricevuto da Djokovic
Rune non ha mai nascosto l’ammirazione provata nei confronti di Djokovic. I due hanno successivamente costruito un rapporto basato sul rispetto reciproco, affrontandosi anche in alcuni incontri importanti. Il danese ricorda però soprattutto la disponibilità mostrata dal serbo quando muoveva i primi passi ai vertici del circuito.
«Djokovic è stato molto gentile e mi ha dato diversi consigli quando ero giovane. La prima volta che entrai nello spogliatoio riservato alle teste di serie a Wimbledon, si avvicinò e mi disse: “Congratulazioni, meriti di essere qui”. Fu davvero un bel complimento mentre entravo nello spogliatoio dei grandi», ha raccontato Rune.
Una frase apparentemente semplice, ma dal valore enorme per un giovane che si ritrovava improvvisamente a condividere gli stessi spazi con i propri idoli. Quel riconoscimento da parte di uno dei giocatori più vincenti della storia contribuì a far sentire Rune parte dell’élite mondiale.
L’allenamento con Nadal a Brisbane
Un’esperienza altrettanto significativa arrivò nel 2024 a Brisbane, dove Rune ebbe la possibilità di allenarsi con Rafael Nadal. Il maiorchino non si limitò a condividere il campo con il danese, ma gli mostrò grande interesse anche lontano dalla competizione.
«A Brisbane nel 2024 mi allenai con Rafa. Successivamente, nello spogliatoio, fu estremamente gentile: mi fece domande sulla mia preparazione e su tante altre cose. Fu un momento davvero speciale. Ero già nel circuito da alcuni anni, ma vivere una situazione del genere fu comunque incredibile. È qualcosa che non dimenticherò mai».
Rune ha sottolineato come tutti i componenti del Big Three lo abbiano accolto con disponibilità: «Sono stati molto gentili quando sono arrivato nel circuito. Era una situazione quasi surreale: improvvisamente condividevo lo spogliatoio con Nadal e Djokovic, giocatori che avevo ammirato per tutta la vita».
Il ricordo di Federer al Roland Garros
Il danese non ha avuto con Roger Federer lo stesso tipo di rapporto personale costruito con Djokovic e Nadal, ma conserva comunque un’immagine indelebile dello svizzero.
L’episodio risale al Roland Garros 2019, quando Rune disputava ancora il torneo juniores e Federer si preparava ad affrontare Stan Wawrinka nei quarti di finale del tabellone principale.
«Ricordo una delle mie prime volte al Roland Garros juniores. Improvvisamente mi ritrovai a fare riscaldamento accanto a Federer, che stava per giocare il suo quarto di finale contro Wawrinka. Pensai: “Wow, questa è una cosa folle”. Eravamo letteralmente a cinque metri di distanza e stavamo svolgendo le stesse routine».
Per Rune fu il momento nel quale la distanza tra il giovane aspirante professionista e i campioni osservati in televisione sembrò improvvisamente ridursi.
Amici fuori dal campo, guerrieri durante le partite
Con il trascorrere degli anni, Rune ha compreso quanto possa essere complesso il rapporto tra i tennisti. Lo spogliatoio viene condiviso dagli stessi giocatori che, pochi minuti più tardi, devono affrontarsi senza concedersi nulla.
«Fuori dal campo vuoi essere amichevole, ma quando entri devi trasformarti in un guerriero. Non importa chi ci sia dall’altra parte della rete: devi soltanto provare a batterlo. Qualsiasi segnale di debolezza viene notato, persino nello spogliatoio. Per questo devi mantenere sempre la compostezza, indipendentemente da come ti senti».
Anche un piccolo problema fisico può diventare un’informazione preziosa per un possibile avversario: «Se hai qualche disturbo, devi cercare di non mostrarlo perché tutti osservano tutti. È difficile: si passa dall’essere buoni colleghi al diventare rivali e, subito dopo, si torna a essere colleghi. È una dinamica strana, ma penso che la maggior parte dei giocatori comprenda perfettamente come funziona il nostro sport».
Rune ha ammesso che questa disponibilità diminuisce inevitabilmente quando un giovane comincia a rappresentare una minaccia concreta: «Diventa sempre più difficile vivere momenti di quel tipo quando sali in classifica, perché a quel punto diventi uno dei loro veri rivali».
Dopo quasi un anno trascorso lontano dalle competizioni, il danese è pronto a tornare proprio in quel mondo fatto di amicizie, tensioni e sguardi attenti. La Coppa Davis contro la Bulgaria rappresenterà soltanto il primo passo, ma per Rune avrà il sapore di una nuova partenza.
