Ci sono tennisti che restano nella storia per il numero di Slam conquistati, per le settimane trascorse al numero uno o per i record destinati a resistere per decenni. E poi ci sono quelli che, pur avendo raccolto meno trofei dei grandi dominatori della loro epoca, finiscono per rappresentare un’intera stagione dello sport. Vitas Gerulaitis appartiene a questa seconda categoria. È proprio questo il punto di partenza di Una racchetta e una Rolls-Royce gialla. Storia di Vitas Gerulaitis (e di un tennis che non c’è più) pubblicato da Effepidue Edizioni nel 2026.
Una racchetta e una Rolls-Royce gialla di Pietro Farro racconta la vita e la carriera di Vitas Gerulaitis, tennista americano di origini lituane e protagonista di una delle epoche più affascinanti della storia di questo sport. Ma, seguendo il percorso di Gerulaitis, il libro finisce per raccontare anche un tennis profondamente diverso da quello contemporaneo: un circuito in cui i giocatori viaggiavano spesso senza i grandi team che oggi accompagnano ogni professionista, le superfici erano più numerose, il calendario meno strutturato e il confine tra rivalità in campo e amicizia fuori dal campo molto più sottile.
Scelte
La scelta di Gerulaitis come protagonista permette all’autore di muoversi continuamente tra il campo e ciò che esisteva al di fuori del campo. Da una parte c’è il giocatore: attaccante, particolarmente efficace a rete, dotato di grande velocità e capace di adattarsi alle diverse superfici, ma frenato da alcuni limiti tecnici e soprattutto dalla difficoltà di mantenere continuità nei momenti decisivi. Dall’altra c’è Vitas, il personaggio: il “Leone Lituano”, ma anche “Broadway Vitas”, con la sua passione per la vita notturna, le automobili e la musica. È probabilmente questa doppia dimensione a rendere il libro interessante anche per chi conosce già la storia del tennis degli anni Settanta e Ottanta. Farro non si limita infatti a elencare risultati e partite. Il percorso sportivo di Gerulaitis viene inserito dentro un’epoca nella quale il circuito professionistico era ancora in costruzione. La nascita dell’ATP, le diverse organizzazioni concorrenti, il World Team Tennis, i tornei non sempre facilmente classificabili e il peso delle esibizioni contribuiscono a restituire un quadro molto diverso da quello del tennis attuale. La parte cronologica affiscina per il fatto che mette in ordine il percorso del tennista. I capitoli seguono Gerulaitis stagione dopo stagione, dagli esordi del 1971 fino agli ultimi anni della carriera, ricostruendo tornei, avversari, risultati e momenti di svolta. La quantità di dettagli è notevole: vengono riportati percorsi nei tabelloni, punteggi, superfici, rivalità e particolari che permettono di seguire la crescita del giocatore quasi torneo dopo torneo. Il primo titolo professionistico a Vienna nel 1974, la vittoria nel doppio a Wimbledon nel 1975, le sfide con i tennisti del calibro di Borg, Connors, McEnroe e Lendl diventano così tappe di una storia più lunga e completa.
Approccio
Questo approccio ha un pregio evidente: restituisce concretezza alla carriera di un giocatore che rischia di essere ricordato soltanto attraverso alcune fotografie o attraverso la sua fama di personaggio. Gerulaitis emerge invece come un tennista di altissimo livello, capace di raggiungere il numero tre del mondo e di vincere anche un titolo Slam in doppio, ma costantemente inserito all’interno di una generazione particolarmente competitiva. La sua collocazione accanto a Borg, Connors e McEnroe aiuta a comprendere sia la grandezza del giocatore sia il motivo per cui il suo nome sia rimasto inevitabilmente un po’ in ombra rispetto ai dominatori dell’epoca. Il libro funziona particolarmente bene quando la cronaca sportiva lascia spazio all’aneddoto. Gerulaitis è un protagonista ideale da questo punto di vista: il tennis, le feste, le amicizie con i grandi campioni, le automobili, la musica e i rapporti con personaggi del mondo dello spettacolo contribuiscono a costruire un ritratto molto più sfaccettato rispetto a quello del semplice atleta. La sezione dedicata alla sua vita privata mostra, per esempio, il legame con le automobili e la musica e racconta anche la sua frequentazione del mondo del rock. Uno degli aspetti più riusciti è proprio il modo in cui il personaggio viene lasciato emergere attraverso testimonianze, dichiarazioni e ricordi. McEnroe, Connors, Borg, Chris Evert e altri protagonisti dell’epoca contribuiscono a restituire Gerulaitis attraverso punti di vista differenti. Il risultato è un ritratto meno schematico del campione: accanto al giocatore spettacolare e al protagonista della vita mondana compaiono infatti l’amico, il compagno di allenamento e l’uomo che attraversa anche momenti di crisi.
Saudade
Non manca, inoltre, una componente quasi nostalgica. Non tanto perché il libro idealizzi ogni aspetto del passato, quanto perché mostra concretamente quanto il tennis sia cambiato. L’autore sottolinea le differenze nelle racchette, nelle palle, nelle superfici, nell’organizzazione dei tornei, nella preparazione atletica e persino nei rapporti personali tra i giocatori. È un confronto che permette al lettore di osservare la trasformazione del tennis senza che il libro debba necessariamente trasformarsi in un saggio sul tennis moderno. Il pregio maggiore rimane però la capacità di tenere insieme due libri in uno: la biografia di un tennista e il ritratto di un’epoca. Gerulaitis diventa il filo conduttore attraverso il quale Farro racconta un circuito ancora in trasformazione, popolato da grandi campioni ma anche da personaggi eccentrici, amicizie, rivalità e tornei dalle formule oggi difficili persino da immaginare.
Conclusione
E alla fine il titolo acquista un significato quasi simbolico. La racchetta rappresenta il giocatore e la sua carriera; la Rolls-Royce gialla rappresenta invece tutto ciò che esisteva intorno al tennis di Gerulaitis. È nella distanza tra queste due immagini che si trova il vero interesse del libro: raccontare Vitas, ma anche raccontare il mondo nel quale Vitas è stato Vitas. Una storia conclusa troppo presto, quella di un uomo morto nel 1994 a soli quarant’anni, e di un campione che continua a essere ricordato soprattutto per il modo in cui seppe vivere il tennis oltre il semplice risultato.
