Dopo la splendida corsa a US Open, sconfitto solo in finale da Alexander Zverev, Ben Shelton si è tuffato immediatamente nel clima Davis Cup in quel di Praga per sostenere il team USA a caccia di un posto per la Final 8 di Bologna. Nonostante l’impegno, per il nativo di Atlanta le cose non sono andate affatto bene: ha perso in due set da Lehecka nella prima giornata e quindi è stato superato anche da Mensik nel quarto incontro, per la vittoria finale della Repubblica Ceca grazie Lehecka (su Tien) nella quinta sfida. Una trasferta faticosa e amara per Shelton, tanto che in molti si sono chiesti il perché della sua scelta, dopo una manciata di giorni dalla cavalcata a New York.
Secondo Sam Querrey la vera motivazione che ha spinto Ben a volare in Europa per giocare con la maglia a stelle e strisce non stata lo spirito patriottico quanto la regola dell’ITF in merito alla partecipazione ai Giochi Olimpici. La prossima edizione della rassegna a cinque cerchi si svolgerà a Los Angeles nel 2028; Shelton certamente non vuole perdersela e quindi si è sentito per così dire “costretto” a giocare in Davis Cup quest’anno.
Querrey ha commentato la vicenda durante il podcast Nothing Major, chiedendo che la regola vigente venga cambiata. “Credo sia importante sottolinearlo quando ci si chiede perché Ben stia giocando e perché gli altri non lo facciano. Se vuoi partecipare alle Olimpiadi del 2028, l’ITF stabilisce che devi renderti disponibile per almeno due sfide di Coppa Davis negli anni che precedono i Giochi“.
“Non sei obbligato a essere convocato, ma devi renderti disponibile. Tuttavia, se ti dichiari disponibile, come ha fatto Ben Shelton, non puoi poi dire: ‘Sono disponibile, ma non convocatemi’. Non sto dicendo che sia questo il motivo per cui Ben abbia giocato: magari voleva semplicemente dire che era entusiasta di disputare la Coppa Davis. Però potrebbe anche aver pensato: ‘Devo rendermi disponibile per una sfida, perché se non gioco questa, magari l’anno prossimo saremo in trasferta a Chinese Taipei e dovrò andare a giocare quella’.
“Potrebbe essere un problema ancora più rilevante per gli Stati Uniti, perché in questo momento abbiamo tanti giocatori e giocatrici di alto livello, eppure né la squadra maschile né quella femminile sono andate oltre i quarti di finale. Però si rendono disponibili per il numero minimo di volte necessario per poter partecipare alle Olimpiadi”.
“Dobbiamo eliminare questa regola. È assurdo che, se vuoi andare a giocare le Olimpiadi, tu debba disputare due sfide di Coppa Davis nel percorso che porta ai Giochi. Non credo che, dopo gli US Open, Ben stesse pensando: ‘Non vedo l’ora di prendere un aereo e volare domani in Repubblica Ceca, dopo le due settimane che ho appena trascorso a New York’. Ma doveva farlo se vuole giocare le Olimpiadi tra due anni”.
Si tratta certamente di una regola particolare, che non sembra destinata a cambiare a breve nonostante l’auspicio espresso da Querrey. In ogni caso, Shelton merita di essere elogiato per aver affrontato la trasferta e il clima “caldo” di Praga, mettendoci la faccia come si dice in gergo, e oltretutto il team ceco è tosto e si candida ad essere uno dei favoriti a Bologna il prossimo novembre.
Quanto agli USA, hanno ritrovato un livello medio alto pazzesco con ben 3 top 10 e 6 top 20, ma l’ultima vittoria in Coppa Davis risale al 2007 (la 32esima nella storia, record assoluto), e per ritrovare un Oro Olimpico nel tennis maschile tocca risalire ad Andre Agassi nel 1996, ad Atlanta. Che Los Angeles possa salutare un nuovo campione a stelle e strisce nella rassegna olimpica, e possa essere proprio Shelton? Intanto vedremo se nel 2027 gli USA torneranno alla Final 8 e proveranno a vincere la grande “insalatiera”.
