Boh, io ero convinto che i tennisti professionisti passassero la vita solo con la racchetta in mano. Campo, palestra, fisioterapista. Sempre la stessa trafila.
Invece mi sono dovuto ricredere alla grande.
C’è stata quella volta a Montreal, forse era il 2023. Tra un incontro e l’altro, ho visto dei giocatori che chiacchieravano di un argomento totalmente fuori dal mondo del tennis. Discutevano di trasmissioni in diretta, quelle che trovi online con i giochi interattivi. Uno raccontava di aver guardato crazy time casino mentre se ne stava in camera d’albergo a rilassarsi.
Anche gli atleti hanno una vita normale, che sorpresa
Dopo anni che seguo questo sport, ho capito una roba semplicissima. Pure i professionisti devono staccare ogni tanto, altrimenti impazziscono. Non possono passare ogni singolo secondo a pensare al dritto o alla percentuale di ace.
C’è chi si legge dei romanzi. Altri si sparano serie TV a manetta, tipo Sinner che va matto per quelle d’azione. E poi ci sono quelli che si curiosano roba diversa, tipo giochi e intrattenimento vario.
È proprio curiosità verso meccanismi nuovi, strategie differenti dal solito. Un modo per tenere il cervello allenato senza l’ansia della competizione.
Perché questa cosa mi intriga parecchio
Il tennis e certi tipi di giochi hanno dei punti in comune interessanti. Serve concentrazione massima in entrambi i casi. Il timing conta eccome. Le scelte rapide fanno la differenza. E poi c’è sempre quella componente che ti sfugge di mano.
I tennisti conoscono benissimo l’imprevedibilità. Una folata che cambia la traiettoria della palla. Un rimbalzo assurdo che ti frega. L’avversario che quel giorno sembra posseduto e gioca una roba mai vista.
Magari proprio per questo si ritrovano attratti da forme di svago dove l’incertezza è parte del gioco. Non perché vogliano buttare soldi a caso. Piuttosto per provare quell’emozione in un ambiente completamente diverso dal campo.
Cose che ho imparato stando dietro al circuito
Seguo il tennis nostrano da tipo 8 anni. Ho visto Berrettini arrivare in finale a Wimbledon nel 2021, che emozione. E quando Sinner ha vinto a Melbourne il suo primo Slam, ho urlato così forte che erano le 4:30 di notte.
In tutti questi anni ho capito che i giocatori sono gente normalissima con passioni di ogni tipo. Qualcuno colleziona orologi da migliaia di euro. Altri mettono soldi nelle startup tech. C’è quello fissato con la fotografia e quello che si improvvisa chef.
L’intrattenimento online rientra in questa gamma di interessi. Soprattutto quando sei all’estero per i tornei e ti ritrovi chiuso in hotel per ore tra un match e l’altro.
L’aspetto psicologico che nessuno considera
I telecronisti parlano sempre di preparazione fisica. Palestra, allenamenti mirati, diete studiate al milligrammo. Però quasi mai affrontano il discorso del recupero mentale, che secondo me è fondamentale.
Come fai a smaltire l’adrenalina dopo un quinto set da infarto? Come ti calmi quando il giorno dopo hai i quarti contro uno dei primi dieci al mondo?
Ciascuno ha le sue tecniche personali. Meditazione, videogiochi, camminate notturne. C’è pure chi preferisce guardare contenuti che non hanno nulla a che vedere col tennis. Magari trasmissioni di giochi dal vivo, proprio per distrarsi con qualcosa di leggero e variabile.
Non bisogna giudicarli. Se per loro funziona, va benissimo così.
La mia opinione sincera
A me piace un casino scoprire questi aspetti nascosti dei professionisti. Rende il tennis più vero, più vicino a noi. Quando vedo Djokovic che scherza su cosa guarderebbe in TV o Bublik che fa battute sui social, sento lo sport più autentico.
E se un tennista tra un match e l’altro si interessa a formati di intrattenimento particolari, per me è semplicemente un altro sistema per gestire lo stress di un tour che praticamente non si ferma mai per 11 mesi all’anno.
