L’ascesa di un tennista può arrestarsi repentinamente oppure svoltare verso un crollo fragoroso quando non è accompagnata da un consolidamento tecnico, agonistico e mentale del livello raggiunto forse troppo “presto”, con la difesa di punti conquistati l’anno prima assai complicata e una negatività inevitabile a complicare ancor più il contesto. È probabilmente il caso di Giovanni Mpetshi Perricard, gigante di Lione classe 2003 bravo a irrompere nel grande tennis nel 2024 vincendo due titoli ATP, segnare un ottimo best ranking al n.29 nel febbraio del 2025 ma da lì in avanti finito in seria difficoltà nell’evolvere come giocatore e crollato in una serie continua di brutte prestazioni. Da fine agosto il francese è scivolato al di fuori della top 100 ATP (nel nuovo ranking appena pubblicato si attesta alla posizione n.105), inevitabile vista la stagione da sole 8 vittorie a livello ATP a fronte di ben 18 sconfitte, incluso un dato davvero negativo: è stato eliminato al primo turno in tutti e quattro gli Slam, diventando uno dei soli sei giocatori ad aver collezionato questo poco invidiabile bilancio.

Nella stagione in corso ha raggiunto appena tre quarti di finale, con quelli di Brisbane e Auckland arrivati nelle prime due settimane del 2026; da allora, il suo 2026 è stato caratterizzato soprattutto da eliminazioni precoci nei tornei disputati e prestazioni spesso sconcertanti per difficoltà nel far brillare il suo terrificante servizio, abbinata ad una scarsa consistenza in risposta e da fondo campo. In diverse sue partite finite male, la sensazione è che Giovanni mentalmente abbia tirato i remi in barca appena subito un break, con la sconsolata consapevolezza che non l’avrebbe recuperato. Davvero una miseria per un ragazzo dotato di una battuta incredibile, un diritto spesso vincente e una discreta mobilità considerata la sua stazza importante.

Per questo il mondo del tennis fu estremamente sorpreso nel vederlo alzare il primo titolo ATP a Lione, su terra battuta. Vero che un tennista potente e non veloce può giocare un buon tennis sfruttando le peculiarità del rosso, ma in quella cavalcata avvincente Mpetshi Perricard lasciava intravedere un potenziale interessante, confermato o addirittura amplificato l’autunno seguente a Basilea, dove si sbarazzò uno dopo l’altro di gente come Auger-Aliassime (fortissimo al coperto), Rune allora n.14 al mondo e in finale Shelton. Sei tiebreak disputati in quella settimana svizzera, 5 vinti e solo uno perso. Portarsi al tiebreak uno come lui è potenzialmente letale, visto che basta cedere un punto al servizio per “non vederla” più in risposta e uscire battuti.

Purtroppo per il francese la sua situazione agonistica si è deteriorata dalla primavera del 2025, quando su terra racimolò poco e niente, ma anche nei successivi tornei su erba e poi cemento all’aperto i risultati non sono arrivati. Qualche problema fisico di minore entità non l’ha aiutato, ma il vero problema è nel gioco e nell’attitudine. Giovanni ha sempre pagato un rovescio ad un mano non malvagio a livello estetico ma assai instabile, incluso un suo uso tattico spesso contro producente. Invece di tagliare e rallentare per riguadagnare campo e potersi girare sul diritto per spingere a tutto braccio, troppo spesso tende a giocarlo coperto, con una resa modestissima.e dando “punch” all’avversario per spingere; peggio ancora in risposta, con un colpo bloccato mai in ritmo e pure un diritto in rimessa di modesta qualità. Oggi la risposta è una parte essenziale per reggere lo standard imposto dai migliori giocatori: tutti servono abbastanza bene e quindi se non rispondi con altrettanta costanza ogni tuo turno di battuta è giocato sotto enorme pressione e anche se hai un bazooka come servizio può non essere sufficiente.

Sembra passato un secolo da quando all’ATP 500 di Vienna del 2024 Carlos Alcaraz aveva speso parole di grande elogio per Mpetshi Perricard, soffermandosi in particolare sulla straordinaria efficacia del servizio del francese. “Il modo in cui serve è incredibile. Ho visto le statistiche, la velocità media della prima di servizio era di 235 km/h, mentre quella della seconda era di 215. Questa è la media. È pazzesco”, aveva dichiarato Alcaraz. Grazie al servizio il transalpino aveva ottenuto belle vittorie su giocatori importanti come Fritz e Musetti, ma da mesi la sua competitività è scemata molto, con una prima palla non sufficientemente costante e troppi problemi irrisolti, senza intravedere un cambio di passo o novità tecniche per cambiare l’inerzia così negativa.

Mpetshi Perricard è stato anche al centro – suo malgrado – di un piccolo caso, quando a inizio aprile 2026 il coach Francisco Roig dopo poche settimane di lavoro insieme lo abbandonò repentinamente per passare all’angolo di Iga Swiatek. “Non mi ha detto una parola, non ho mai visto una cosa del genere” tuonò deluso il francese. Oltre a Philippe Dehaes, Giovanni con la brusca dipartita di Roig ha inserito nel suo team Greg Rusedski, ex tennista per certi versi simile come stile di gioco (grande servizio, colpi un po’ “legnosi” e fisicità più che “mano”), ma dall’inizio del loro percorso il cielo non è virato affatto verso il sereno.

Se non riuscirà a invertire rapidamente la rotta, il francese rischia concretamente di dover passare dalle qualificazioni già agli Australian Open del prossimo anno. Per questo le ultime settimane di tour saranno fondamentali: arriva adesso una fase della stagione che potrebbe offrirgli l’opportunità di rilanciarsi, visto che in condizioni indoor ha sempre ottenuto buoni risultati (lo scorso anno a Bruxelles arrivò in semifinale). Il torneo di casa su terra battuta non esiste più, si è spostato proprio ad ottobre al coperto. Sembra impossibile che non gli venga assegnata una wild card, se fosse necessario; chissà che proprio l’aria di casa, quella che lo ha lanciato due anni fa, non possa risvegliare qualcosa e farlo ripartire. È uno scenario possibile, ma solo con un lavoro mirato di qualità sulla tecnica e sull’attitudine in campo una svolta potrà consolidarsi in una vera ripresa.